Ragazzo ucciso, i baristi: "E' stata legittima difesa"

Il gip ha oggi interrogato Fausto e Daniele Cristofoli in relazione alla morte di Abdoul Guibre. Gli inquirenti sono alla ricerca "di altri oggetti contundenti. Domani la deposizione del provvedimento

Milano - "Legittima difesa". È questa la tesi degli avvocati di Fausto e Daniele Cristofoli, baristi, padre e figlio, accusati di aver ucciso Abdul Guidre, il 19 enne orginario del Burkina Faso.

L'interrogatorio davanti al gip Davanti al gip Micaela Curami, nell’interrogatorio per la convalida del fermo, il giovane Daniele ha spiegato: "Ho sferrato un colpo alla cieca in difesa di mio padre che aveva davanti 3 aggressori". Marco Bolchini e Elisabetta Radici, i due legali, aggiungono che gli inquirenti sono alla ricerca "di altri oggetti contundenti che non erano nella disponibilità dei nostri assistiti. Il pm si sta muovendo a 360 gradi con grande correttezza, bisogna trovare per poi valutarli elementi oggettivi, il razzismo non c’entra, ormai è chiaro". Il gip Curami ha ripercorso negli interrogatori l’intero episodio. "Da parte degli indagati c’è la massima collaborazione - affermano i legali - consideriamo che i nostri assistiti lavoravano sodo sia con il negozio sia con il bar-mobile per cui stanchezza e stress potrebbero aver contribuito alla tragedia".

Una rissa degenerata in tragedia "Il timore che fosse stato rubato l’incasso è all’origine di una rissa poi degenerata" è la tesi degli avvocati. I legali ribadiscono che sulla nuca di Abdoul "è arrivato un solo colpo penetrante, lo dice anche la cartella clinica che certo non è la stessa cosa dell’autopsia che sarà eseguita nei prossimi giorni". Padre e figlio nel racconto dei legali "sono dispiaciuti e sconvolti per la tragedia, hanno ricevuto la solidarietà di diversi clienti del bar". Gli avvocati lavorano in direzione della legittima difesa e hanno chiesto l’attenuazione della misura della custodia cautelare in carcere. In pratica i domiciliari.

Domani il provvedimento Il gip Curami si è riservato di decidere e depositerà domani il suo provvedimento. "Se potessi vorrei dire alla mamma del ragazzo ucciso che mi spiace tantissimo. Non pretendo il perdono perchè capisco che sia impossibile: mio figlio è ancora vivo e il suo no. Ma comprensione per quello che è successo, loro devono capire...", dice Tina Cristofoli, moglie e madre di Fausto e Daniele al settimo piano del palazzo di giustizia di Milano. Tra momenti di commozione, di rabbia e tante lacrime, Tina Cristofoli pensa soprattutto alla mamma del giovane ucciso: "Mi sento vicina a lei e a tutti i familiari di quel ragazzo - dice - ed ero anche tentata di andare da loro, ma alla fine non me la sono sentita. Però devono capire cosa è successo. Se i ragazzi non fossero scappati... è stata la fuga a scatenare la reazione. Mio marito e mio figlio erano convinti che avessero portato via l’intero incasso di una notte di lavoro. Non hanno guardato al colore della loro pelle. Non sono razzisti. Mio marito ha sempre aiutato tutti e mio figlio è un bravo ragazzo, uno che non è mai tornato alle 6 del mattino perchè era andato a divertirsi. Daniele ha solo voluto difendere il padre". "Occorre avere il coraggio di dire che il razzismo, con la fine di Abdul c’entra", sostiene nell’editoriale di prima pagina il quotidiano Avvenire che parla di una "paura dello straniero che si respira qui e altrove". Riferendosi a chi ha negato la coloritura razzista a questo episodio, l’Avvenire parla di "ansia di rassicurarsi che non è successo niente. Di non voler vedere il segnale di un livido incanaglimento di una città che, una volta, per due pacchi di biscotti, benevola avrebbe borbottato: ragazzo, va a lavurà".