Ragazzo ucciso dalla polizia In Grecia scoppia la guerriglia

Bruciano le strade intorno al Politecnico di Atene. Vetri rotti sparsi a terra, fumo dei lacrimogeni, automobili in fiamme. Ma anche nelle altre maggiori città greche ieri sono stati incendiati, presi a sassate o svaligiati sedi di banche, concessionarie di automobili, supermercati, negozi. L’ira per l’uccisione di Alexandros Grigoropulos, studente 15enne, freddato dalla pistola di un poliziotto sabato sera, è stata il detonatore della peggiore guerriglia urbana nella storia ellenica degli ultimi trent’anni. Una tragedia innescata da una delle tante manifestazioni studentesche che da alcuni mesi paralizzano il Paese a causa di una contestata riforma universitaria.
Tutto è cominciato quando Alexandros si aggirava con una trentina di altri ragazzi nel suo quartiere, Exarchia, il più popoloso e malfamato della capitale ellenica, improvvisando una mini-protesta. Proprio nel distretto cittadino alle spalle dell’università e del Museo archeologico nazionale, i cui residenti il 15 ottobre avevano manifestato contro la criminalità diffusa che affligge la loro zona, dovuta soprattutto allo spaccio di droga e, secondo chi ci abita, alla presenza di attivisti anarchici. «Lo Stato ci ha abbandonati, la polizia non interviene quando la chiamiamo, per paura di ritorsioni da parte di gruppi eversivi», era stato uno degli slogan. «Entrare con una volante della polizia ad Exarchia è come sventolare una bandiera rossa davanti a un toro - avevano replicato gli ufficiali del locale commissariato -: ciò non toglie che, quando è necessario, interveniamo». Sabato sera una volante è intervenuta. E ci è scappato il morto. Gli agenti sostengono che la banda ha aggredito a pietrate la loro automobile, che a quell’ora faceva un giro di controllo. Testimoni oculari, intervistati dal canale televisivo Mega, affermano invece che i ragazzi non avrebbero gettato nulla contro la macchina, ma avrebbero solo lanciato ingiurie. Sta di fatto che l’adolescente è caduto a terra colpito da un proiettile al petto, e che è spirato prima che l’ambulanza lo portasse all’ospedale.
«I colpevoli saranno puniti in modo esemplare», ha promesso in una conferenza stampa ieri a mezzogiorno il ministro degli Interni Prokopis Pavlopulos: «Tutte le ipotesi sull’accaduto, che resta un fatto isolato, sono aperte». Poco dopo, i due agenti responsabili dell’episodio sono stati arrestati: uno dei due con l’accusa di omicidio volontario. L’autopsia dovrebbe chiarire oggi se la pallottola ha colpito direttamente il petto dell’adolescente o se invece, come sostengono i due poliziotti, il proiettile è stato sparato non ad altezza d’uomo ma a terra come avvertimento e poi, di rimbalzo, ha colpito Grigoropulos.
Il ministro degli Interni e il suo viceministro hanno presentato le proprie dimissioni al premier Costantino Karamanlis, a capo del governo di centro destra che guida la Grecia dal 2004: le dimissioni sono state respinte. L’opposizione ha subito cavalcato la protesta, puntando il dito, tra l’altro, contro «l’ingresso dei potentati economici nel sistema dell’Istruzione (con riferimento alle polemiche sulla nuova riforma dell’università ndr)», ha dichiarato Alekos Alavanos, leader della Coalizione della Sinistra Radicale «Syriza» che ieri pomeriggio ha organizzato, insieme con la Rete per i diritti umani e sociali e ad altre organizzazioni di sinistra, una manifestazione attraverso il centro di Atene, partendo dal Museo archeologico e dirigendosi verso la sede nazionale della Polizia.
Proprio durante il corteo, a cui hanno partecipato oltre 10mila persone fra cui studenti e insegnanti, sono scoppiati gli incidenti che hanno trasformato Atene in un campo di battaglia: incidenti che erano già cominciati non appena il tam tam della notizia del ragazzo ucciso si era propagato sabato notte per tutta la Grecia. Quando i manifestanti sono entrati nel viale Vassiis Alexandras, vicino al Parlamento, un centinaio di giovani con il volto nascosto dal passamontagna nero hanno lanciato bottiglie molotov contro il palazzo che ospita il ministero dell’Ambiente, incendiandolo e mettendo così in pericolo anche gli abitanti del condominio adiacente. Poi è stata la volta della Attiki Bank e di un concessionario di automobili. Scenari simili a Salonicco, Patrasso, Ioannina e nell’isola di Creta. Mentre scriviamo, sette persone sono state arrestate, di cui due ferite in modo grave. Undici i feriti, di cui tre agenti di polizia. La notte è calata, ma è ancora impossibile girare per le strade senza avere gli occhi irritati dai gas lacrimogeni. La battaglia divampa ancora intorno al Politecnico, luogo simbolico di ogni protesta politica greca, perché da lì è partita la rivolta contro il regime dei colonnelli, il 17 novembre 1973.