Un raggio di luce nella fiera dei mostri

Apre giovedì al Pac (Padiglione d’arte contemporanea) la mostra curata da Gianfranco Composti dedicata al fotografo e artista Joel Peter Witkin. Quaranta opere vintage e altre, recenti in bianco e nero, ripercorrono il lavoro del fotografo americano che affronta tematiche forti ma quotidiane. Nato a Brooklyn nel 1939, figlio di madre italiana cattolica e padre russo ebreo, Witkin ha vissuto un fortissimo e contrastante rapporto con la religione, Dio, il concetto di punizione e la morte. Simbolica ed esemplare, in questo senso, «Man Without a head» del ’93 che ritrae il cadavere di un uomo seduto su una sedia, nudo, senza testa e ai piedi un paio di calzini, unica traccia di vita che lega il cadavere al mondo terreno. Risale al ’56 invece il lavoro «Freaks» («Mostri») dedicato ai personaggi del Circo di Coney Island, un mondo abitato da diversità e ombre sul quale l’artista giovanissimo vuole gettare un raggio di luce e dal quale è al contempo irrimediabilmente attratto: il suo primo rapporto sessuale fu con un transessuale del circo. Poi, la guerra in Vietnam, cui prese parte come reporter (1961-64), lo induce a considerare la morte come una normalità: un’attenta perizia simile a quella di un medico chirurgo. Cade anche l’ultimo tabù: maneggiare cadaveri per farne soggetti di opere d’arte. Uomini anonimi e soli che tornano protagonisti in un «viaggio a ritroso» dalla morte alla vita. Affascinato dalla fisicità e dal mondo delle altrui perversioni, ossessionato dalla ricerca continua della bellezza unita al grottesco, Witkin con le sue opere, terrificanti e meravigliose al tempo stesso, smantella preconcetti e tabù riflettendo sulle differenze umane.
Joel Peter Witkin
Pac, via Palestro 14
da giovedì fino al 27 aprile
tel. 02-76009085,
www.comune.milano.it/pac