«La ragion di Stato non conta niente»

Caro Lussana,
La questione della bambina bielorussa fa fare un passo indietro alle divisioni partitiche e politiche. Di fronte al dramma di questa bambina è bello vedere che i rappresentanti istituzionali della Liguria sembrano coesi nel cercare una qualche soluzione. Stride in tutto questo l'invito a «cedere» fatto dalla Farnesina alla famiglia adottante. Come si può parlare di «ragion di stato» di fronte al rischio che la bambina ritorni in quella situazione drammatica così ben descritta dai media locali e nazionali? È giusto anteporre la «normalità dei rapporti internazionali» alla «voglia di vivere serenamente» della nostra piccola amica? Non sarebbe più corretto chiedere informazioni e chiarimenti alla Bielorussia sulla situazione vigente nei suoi orfanotrofi? Se il sistema dell'assistenza sociale Italiano è più avanti di quello Bielorusso non sarebbe il caso di proporre dei progetti di cooperazione in questo campo?
Qui non è questione di essere più o meno «civilizzati» ma è quello di essere consapevoli della responsabilità che abbiamo nei confronti di chi per ragioni storiche, economiche e sociali deve fare ancora dei passi per raggiungere il nostro standard sociale. Oltretutto questa consapevolezza dovrebbe portare a migliorare i tanti buchi «sociali» che si trovano ancora nel sistema Italiano. Ad esempio viene spontanea la domanda di cosa fa lo Stato Italiano nei confronti delle migliaia di famiglie (tantissime Liguri) che tramite le adozioni internazionali permettono a tanti bambini sfortunati di avere una vita «normale». Di fronte a famiglie che non esitano a utilizzare le loro risorse (fra permessi e viaggi si arriva a spendere 10/15 mila euro) come risponde il sistema pubblico?
Portavoce Associazione Culturale
Il Volano