CON LA RAGIONE E CON IL CUORE

Ci siamo anche noi del Giornale, oggi in piazza San Pietro. E non solo per fare il nostro dovere di cronisti: ci siamo anche come adesione, come presa di posizione, come schieramento. Oggi noi stiamo con il Papa. E ci stiamo senza scalfire d'un graffio il nostro marchio di fabbrica, che è quello di un giornale laico. Lo fondò Montanelli, che più laico di così non si sarebbe potuto. Però essere laici non vuol dire essere faziosi, intolleranti, censori: e chi ha impedito al Papa di parlare alla Sapienza è fazioso, intollerante, censore.
Quei 67 professori e i loro sodali, Montanelli li avrebbe presi a pedate nel fondoschiena. Anche ai tempi di Indro il Giornale diventò - suo malgrado - l'organo preferito da grandissima parte dei cattolici italiani, i quali non ne volevano sapere di seguire la sbornia sessantottesca che aveva obnubilato quasi tutti i quotidiani italiani, e purtroppo anche tanto clero. Quei cattolici trovarono la loro casa nel laico Giornale, al punto da far dire al sorpreso Montanelli: «Questo quotidiano ha una testa laica ma un corpaccio cattolico». Come mai il laico Montanelli e tanti cattolici finirono dalla stessa parte? È che si ritrovarono, entrambi, a seguire la ragione: la quale faceva facilmente prevedere il fallimento delle utopie anni Settanta.
Anche oggi è una questione di ragione, non d'altro. È la ragione che ci fa stare con il Papa. Non solo per la brutta storia della Sapienza. Più in generale, avvertiamo un clima di ostilità, quando non di odio, che sta montando nei confronti del cristianesimo. Chi ha silenziato Ratzinger la scorsa settimana in nome della «razionalità» non avrebbe esitato a dar viceversa fiato e trombe a qualche imam fanatico e fondamentalista, in asservimento alla logica secondo la quale il nemico del mio nemico è mio amico. Per questo ieri abbiamo scritto che il laicismo di oggi non è anticlericale, ma anticristiano.
Perché odiano Ratzinger? I discorsi sulle «ingerenze» in politica son solo pretesti. Quel che dice in materia di sessualità, anche. Su tutte queste cose, uno può pensarla come vuole. Ma il succo di quel che dice il Papa è ben altro: è l'affermazione che la vita ha un senso, che non siamo figli del Caso ma di un progetto di Amore, che esiste una Verità. Solo lui è rimasto oggi, in un mondo che non crede più a nulla, a dire che esiste una Verità. Gli si può credere o no. Ma come possa un uomo del genere dar fastidio, ci pare incomprensibile. Ci dà una Speranza, e qualcuno - invece che ascoltarne le ragioni - lo vorrebbe far tacere. Noi invece Ratzinger vogliamo che continui a parlarci. Per questo oggi siamo dalla sua parte. Ci siamo con la ragione, ma in fondo anche con il cuore.