La Ragioneria «riabilita» il decreto tagliaspese

da Roma

La sentenza della Corte costituzionale, che ha bocciato i tagli a Regioni e Comuni decisi con il decreto tagliaspese del 2004, «non incide sul patto di stabilità e sul taglio complessivo dei trasferimenti agli enti locali». Secondo il ragioniere generale Mario Canzio, per ottemperare al dettato della Consulta è sufficiente eliminare le indicazioni su spese di rappresentanza, consulenze ed altre singole voci di spesa «lasciando agli enti locali completa discrezionalità di come operare i tagli sperando - osserva Canzio - che non incidano sulla spesa sociale o sanitaria».
Le parole di Canzio dovrebbero troncare sul nascere il tentativo, proveniente dall’opposizione e dagli enti locali, di riscrivere la Finanziaria 2006 alla luce della sentenza della Consulta. A Regioni e Comuni va resa la piena discrezionalità sui tagli di spesa, ma soltanto sul «come» e non sul «quanto». Ciò nonostante, i presidente delle associazioni delle autonomie locali Vasco Errani (Regioni), Leonardo Domenici (Comuni), Fabio Melilli (Province) ed Enrico Borghi (Comunità montane), invitano il governo a un «serio confronto» sulla Finanziaria, basato sulla pronuncia della Corte, «per evitare di ripetere l’errore dello scorso anno».
A sollecitare una nuova «concertazione» fra governo centrale e amministrazioni periferiche provvede anche Pier Ferdinando Casini. «Concordo col segretario dell’Udc, Cesa, e col sindaco di Roma, Veltroni, quando chiedono una concertazione permanente tra centro e periferia», commenta il presidente della Camera. Per Casini, «Stato, Regioni ed enti locali devono operare per il raggiungimento di obiettivi virtuosi, non essere in continuo conflitto, e il risanamento della finanza pubblica - aggiunge il presidente della Camera - è un dovere che richiede un’azione comune». Categorico il segretario Ds Piero Fassino, che chiede a Berlusconi di prendere atto della sentenza e cambiare la Finanziaria. Martedì sulla questione avrà luogo un incontro tra Giulio Tremonti e Vasco Errani. «Pur in un contesto complesso - spiega il ministro dell’Economia - nel corso di questi anni ci sono sempre stati dialogo e collaborazione tra governo centrale e governi locali».
In un’audizione alla commissione Bilancio della Camera, il ragioniere generale dello Stato fa il punto sulla situazione dei conti pubblici e difende con vigore l’operato dei suoi uffici. «La responsabilità primaria sui conti è del governo - spiega Canzio - ma c’è anche una responsabilità della ragioneria, che viene esercitata con fermezza». Canzio afferma che il rinvio dei contratti pubblici all’anno prossimo potrebbe appesantire i saldi del 2006, mentre l’esenzione Ici degli immobili della Chiesa non avrà un impatto negativo per il bilancio dello Stato (lo avrà su quelli dei Comuni). Per quest’anno, aggiunge il ragioniere dello Stato, è possibile incassare fra i 3 e i 4 miliardi di euro da dismissioni immobiliari; e il deficit arriverà al 4,3% del pil anche con l’Anas ancora all’interno della pubblica amministrazione.