«Le ragioni della politica vincono su quelle della tutela»

«Io conosco bene l’amministrazione statale ai vari livelli, sono anche stato ministro per i Beni e le attività culturali, e questo dell’Annunciazione è uno dei tipici casi in cui le ragioni della politica entrano in conflitto con quelle della tutela».
Antonio Paolucci, ex ministro ed ex sovrintendente speciale per il Polo museale di Firenze, ha pochi dubbi: il dipinto di Leonardo doveva rimanere agli Uffizi. Lo affermò alla fine di agosto dello scorso anno quando denunciò di essere stato letteralmente scavalcato dall’accordo tra l’ambasciatore italiano a Tokyo, Mario Bova, e il ministro dei Beni culturali Rutelli. «Ho fatto presente al ministro - disse Paolucci - quello che significava prestare un’opera del genere, le reazioni che ci sarebbero state. Fosse dipeso da me, non l’avrei prestata. L’ambasciatore ha trattato direttamente, con Rutelli. Ha ottenuto il prestito e basta. La procedura mi è sembrata scorretta».
Lo storico dell’arte rincarò la dose quando Vittorio Sgarbi sbandierò la «prestabilità di tutte le opere d’arte escluse quelle con problemi di conservazione». All’ex sottosegretario, Paolucci rispose che «c’è un livello di élite, di opere identitarie di ogni museo che è opportuno non prestare. Non farei mai delle prescrizioni assolute però è il buon senso che consiglia la prestabilità o no. Ci sono opere che in effetti diminuiscono in modo vistoso il patrimonio del museo, le cosiddette opere identitarie. Per fortuna gli Uffizi e gli altri musei di Firenze ne hanno tante di opere del genere e non una sola... ». Oggi, a decisione presa e a partenza avvenuta, Paolucci guarda avanti e sottolinea che «il governo dei musei ha ragioni diverse da quelle della politica. Il ministro Rutelli ha deciso questa operazione per cui adesso dobbiamo chiederci quanto vale un trasferimento di questo tipo, destinato a fare da moltiplicatore del successo italiano nel mondo». Gli esempi storici in questo campo non mancano. «Già Mussolini - ha ricordato Paolucci - nel 1939 decise di prestare la Primavera di Botticelli a New York per motivi di opportunità politica. Spero che Rutelli - ha concluso Paolucci - per primo si chieda se il gioco vale veramente la candela».