Il «ragno» di Visco nella rete del Garante

Lotta all’evasione fiscale, Pizzetti apre un’indagine sull’anagrafe tributaria: servono regole precise

da Roma

La Sogei - la società che gestisce l’anagrafe tributaria e le altre banche dati dell’amministrazione delle Finanze - da ieri è sotto indagine da parte del Garante per la privacy. L’annuncia in Parlamento il presidente dell’Autorità per la protezione dei dati, Francesco Pizzetti. «Il lavoro degli ispettori durerà 18 mesi - spiega nell’audizione alla Commissione bicamerale di Vigilanza sull’anagrafe tributaria - e si articolerà in due tappe: la prima riguarda la verifica delle misure di sicurezza adottate dalla Sogei; nella seconda fase - aggiunge - elaboreremo le norme generali che stabiliranno come, e per quanto tempo, i dati potranno essere conservati, oltre alla disciplina degli accessi».
La società sotto indagine, la Sogei appunto, è responsabile della gestione della più grande banca dati del Paese, in cui confluiscono le informazioni della quattro Agenzie del ministero delle Finanze: Entrate, Dogane, Demanio, Territorio. Ed è la stessa Sogei, come ha riportato il Giornale nei giorni scorsi, ad aver ideato per conto del viceministro Vincenzo Visco il programma informatico «Ragno» per la verifica dei redditi familiari. All’autorità precisano che non c’è un nesso fra il «Ragno» e la decisione di incominciare l’ispezione alla Sogei. Ma è chiaro a tutti che l’allargamento della rete di controllo sul cittadino non poteva restare senza risposta.
Proprio pochi giorni fa, nella relazione al Parlamento sull’attività 2006, Pizzetti ha ricordato «l’uso massiccio di dati» da parte dell’amministrazione finanziaria nell’ambito della lotta all’evasione fiscale: «Il Garante considera suo obbligo istituzionale - ha detto ancora il presidente dell’Autorità - vigilare che ciò avvenga nel rispetto delle nostre regole». In sostanza, l’indagine incominciata ieri intende verificare i livelli di sicurezza, evitando ogni accesso ai dati dell’anagrafe tributaria da parte di chi non ha diritto a farlo; livelli di sicurezza che devono crescere nel momento in cui aumenta l’interconnesione fra diverse banche dati.
Al Garante ricordano inoltre che il principio ispiratore è sempre quello della proporzionalità, fermo restando che la lotta all’evasione fiscale si deve fare. E soprattutto, chi accede ai dati deve avere il diritto di farlo. Pizzetti aggiunge che l’integrazione fra banche dati, prevista nell’ultima Finanziaria, fa aumentare i problemi. «Posto che il responsabile del servizio è la Sogei, il cittadino - afferma - ha diritto di individuare chi tratta i propri dati».
È la prima volta che il Garante della privacy bussa alla porta della Sogei, nonostante la società rappresenti di fatto il vero «Grande Fratello» operante nel nostro Paese. Milleseicento dipendenti, un fatturato di 366 miliardi di euro (bilancio 2005), la società da oltre trent’anni assicura all’amministrazione finanziaria il governo del sistema informatico della fiscalità. Nata come Finsiel, venne successivamente assorbita nella Stet e quindi ricomprata dal Tesoro all’epoca della privatizzazione Telecom, per motivi evidenti: negli archivi informatici della Sogei c’è infatti la storia di ogni italiano, privato o società che sia.
I motivi dell’ispezione sono diversi: l’integrazione fra le banche dati delle diverse Agenzie dell’amministrazione delle Finanze, prevista esplicitamente nell’ultima legge finanziaria; gli episodi di «guardonismo fiscale» che si sono verificati mesi fa, a danno di esponenti politici di primissimo piano (molti ricorderanno le numerosissime visioni abusive dei redditi del premier Romano Prodi e della signora Flavia); tuttavia, il motivo principale è nella richiesta sempre maggiore di dati da parte del Fisco. Un sistema integrato di banche dati, che nasce per monitorare il flusso dei dati fiscali proveniente da diverse fonti, rappresenta un passo in più, anche rispetto all’anagrafe dei conti correnti.