Rahul, il Kennedy di New Delhi pronto per le stanze del potere

Sonia Gandhi ce l’ha fatta di nuovo a stregare l’India: non solo quella delle campagne analfabete, ma anche della borghesia metropolitana. Ha riportato il partito del Congresso a una popolarità che non godeva dal 1991 quando fu ammazzato suo marito Rajiv. Ha rimesso in sella l’anziano e fragile primo ministro Manmohan Singh secondo la logica del cavallo che vince non si cambia. E soprattutto ha assicurato un brillante futuro professionale al primogenito Rahul, che si sta facendo i muscoli per imparare in fretta il mestiere del padre, della nonna e del bisnonno. C’è chi prevede che la potente e longeva dinastia politica sia destinata a guidare l’India non solo nei prossimi cinque anni, ma anche dopo visto lo sbando totale dell’opposizione indu nazionalista del Bjp che ancora una volta non ha capito che le elezioni si vincono nel sudore e nella polvere delle campagne e non su internet. Il vecchio falco Lal Krishna Advani ha speso palate di denaro in pubblicità sui principali website di musica e di informazione in lingua inglese nell’illusione di raggiungere i milioni di giovani che hanno votato per la prima volta.
Per un mese, invece Rahul Gandhi, ha macinato 8 mila chilometri su e giù negli angoli più sperduti dell’India profonda al ritmo di tre o quattro comizi al giorno. Un tour de force che solo un trentottenne, per di più scapolo, può reggere. E in aggiunta ha goduto del supporto della sorella Pryanka, che si è piazzata armi e bagagli nel suo collegio elettorale di Amethi, il feudo di famiglia nell’agricolo Utter Pradesh, dove ogni giorno incantava i giornalisti con la sua parlantina svelta e la silhouette da pin-up. I giornalisti indiani sono innamorati del suo carisma che sarebbe stato lo stesso di Indira Gandhi, la lady di ferro molto amata, ma anche molto odiata per le sue devianze autoritarie. Come il fratello, Priyanka che vuole essere chiamata Vadra, il cognome da sposata, non sembra però interessata a entrare nel governo.
Come sempre sarà l’enigmatica Sonia a decidere. È stata lei che nel maggio di cinque anni fa, dopo la vittoria a sorpresa sul Bjp del premier e poeta Atal Bihari Vajpayee, si è tirata indietro per seguire la “voce interiore” che le consigliava di non assumere l’incarico di primo ministro. Non si è mai capito cosa sia successo. Un simpatizzante con una pistola puntata alla tempia davanti al numero 10 di Janpath, dove ieri si è fatto festa, aveva perfino minacciato di suicidarsi. Sembra che siano stati i figli a consigliarla di non mettere a repentaglio la sua vita, ma si dice che in realtà erano gli alleati della coalizione a non volere la “vedova italiana” alla guida di una nazione di un miliardo e 100 milioni di persone.
Tempo fa, in uno dei rari incontri in pubblico, Sonia ha di nuovo smentito un suo coinvolgimento diretto. «Ma quante volte ve lo devo dire che non intendo diventare premier!», aveva sbottato davanti ai giornalisti. Dopo il ricovero in ospedale di Singh per l’operazione di bypass alle coronarie, si erano fatte insistenti le voci di una discesa in campo di Rahul, che è impegnato nella riorganizzazione dell’ala giovanile del partito. Nelle strade di Delhi erano comparsi i manifesti con le facce sorridenti di Sonia, Singh e Rahul che lasciava pensare all’ipotesi di un triunvirato. Poi però il giovane era scomparso dalla prima pagina del manifesto elettorale presentato agli inizi di aprile che ritrae solo la leader del Congresso e il “suo” premier nel frattempo uscito dalla convalescenza.
Il ruolo di Rahul, da molti dipinto come il “Kennedy indiano”, continua però a rimanere un’incognita. Davanti ai giornalisti ieri Singh ha detto che «cercherà di convincerlo ad assumere un posto ministeriale» sottintendo quindi la sua avversione a entrare nelle stanze dei bottoni.
Questo apparente disinteresse nei confronti del potere sembra essere il segreto della popolarità di Sonia che per cinque anni ha lavorato nell’ombra per realizzare l’agenda anti povertà del partito, ma anche per evitare i trabocchetti degli alleati e le imboscate dell’opposizione. «La gente sa cosa è bene e fa sempre le scelte giuste», ha detto lapidaria sulla soglia di casa nei pochi secondi in cui si è concessa alla stampa. È l’apogeo della casalinga di Orbassano diventata una consumata leader politica che tutte le sinistre del mondo invidiano.