Rai, è Amato il nome nuovo del Pd Gasparri: su di lui intesa impossibile

RomaIl gioco delle tre carte andrà avanti ancora un po’. E si dovrà attendere martedì pomeriggio, boatos a parte, per capire chi avrà indicato la figura giusta. Ma in attesa che gli azionisti disegnino la mappa definitiva del nuovo Cda Rai, impazza il solito risiko. E se la scelta del Tesoro sulla nomina dell’ottavo componente appare chiara (sarà confermato Angelo Maria Petroni), la partita si gioca sul «prescelto», su chi guiderà l’azienda di viale Mazzini.
E così, identikit vecchi (Claudio Petruccioli e Pier Luigi Celli in prima fila) e nuovi si alternano in maniera confusa. E a finire nel totonomine adesso è pure il Dottor Sottile. Già, Giuliano Amato, che secondo indiscrezioni della Stampa metterebbe d’accordo tutti. Intanto, il diretto interessato, fresco di nomina quirinalizia all’Istituto dell’Enciclopedia italiana, fa orecchie da mercante. «È un errore», commenta spiccio, scrollando la testa.
In pochi ci scommettono. E se Pier Ferdinando Casini dice invece «magari», in realtà lo fa per sparigliare. Perché la scelta «sarebbe perfetta, per curriculum e storia», se non fosse appena stato eletto alla guida della Treccani. Come dire, che peccato! E allora, che si fa? Il Pd abbia coraggio e indichi - secondo i desiderata del leader centrista - una figura alla Mario Monti.
Dubbi. Ma in casa Pdl c’è chi ha una certezza: Amato presidente? Impossibile. Parola di Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato: «La notizia non risulta affatto fondata ai gruppi parlamentari». E poi, visto che il gradimento richiesto in Vigilanza Rai è dei 2/3, «non è possibile un’intesa di questa natura». Cioè, la maggioranza non gradisce.
Ma a sciogliere il nodo dovrà essere innanzitutto il Pd, visto che la poltrona spetta all’opposizione. L’indicazione dovrà farla Dario Franceschini, già in piena trattativa con l’ambasciatore di Palazzo Chigi: Gianni Letta. Un nome o una rosa? Tra i democratici si ragiona sulla proposta più indolore. E si attende, per evitare una bocciatura.
Insomma, al Nazareno i più propendono per riaffidare l’incarico all’ex diessino Petruccioli (ipotesi gradita a Giorgio Napolitano), anche per ricucire lo «strappo», e per l’ingresso del veltroniano Giorgio Van Straten nel Cda, a discapito dell’uscente, sempre ex Ds, Carlo Rognoni. In ogni caso, si vuole evitare un nuovo «caso Villari»: il niet di Silvio Berlusconi manderebbe tutto gambe all’aria. E allora, qualcuno prova pure a giocare la carta del dalemiano Celli, ex direttore generale Rai.
Ma al di là di eventuali new entry (c’è chi spera ancora su Pietro Calabrese), la scelta del presidente farà da effetto domino anche per le nomine future (direzioni di rete, tg nazionali e regionali, su cui punta il Carroccio), che potrebbero arrivare «anche dopo le Europee», ipotizza un parlamentare. E così, a seguire, sarà la volta della direzione generale: ancora salde le quotazioni di Mauro Masi, attuale segretario generale della presidenza del Consiglio. Sotto di lui, da uno a tre vice. Nel primo caso, toccherebbe ad Antonio Marano (Lega), che lascerebbe la direzione di Raidue a Pasquale D’Alessandro (area An). Nel secondo caso, spazio a Gianfranco Comanducci (quota Fi) e Guido Paglia (An).
A Raiuno, se Fabrizio Del Noce dovesse trasferirsi a New York, potrebbe arrivare un interno: il capostruttura Massimo Liofredi. Al Tg1, salutata la partenza di Gianni Riotta per Washington, salvo sorprese, toccherà a Maurizio Belpietro fare le valigie per Roma, lasciando Milano e la guida di Panorama. In calo le quotazioni di Pierluigi Battista e Mario Orfeo (potrebbe finire alla guida delle testate parlamentari), ma rimane l’incognita Mauro Mazza. An infatti non molla e chiede la promozione del direttore del Tg2: in caso contrario potrebbe rimanere o finire alla Sipra, la concessionaria di pubblicità. In stand-by la guida di Raitre: rimane a Paolo Ruffini o arriva Giovanni Minoli? Al Tg3, con Antonio Di Bella in partenza, traslocherebbe Antonio Caprarica, oggi direttore del Gr.