Rai, dopo il blitz del governo ora trema anche la Quercia

La mozione di sfiducia al consigliere Petroni mette a rischio la poltrona di Petruccioli alla presidenza di Viale Mazzini. Berlusconi: «La sinistra tenta l’ennesimo colpo di mano»

Roma - La tensione resta altissima dopo il blitz con cui Tommaso Padoa-Schioppa ha revocato il mandato fiduciario ad Angelo Maria Petroni, suo consigliere di amministrazione di riferimento in Rai. Dall’Unione si susseguono i tentativi di motivare e giustificare un gesto clamoroso e senza precedenti. Il centrodestra, invece, si prepara a dare battaglia.
Sono gli stessi leader della Casa delle libertà ad alzare la voce e a denunciare un situazione di occupazione senza precedenti del servizio pubblico radiotelevisivo. Silvio Berlusconi, ad esempio, prima di dirigersi verso il Family day, si intrattiene con i cronisti e sottolinea che dopo «un risultato che ha praticamente diviso l’Italia in due», la sinistra «ha messo le mani su tutte le istituzioni dello Stato. E adesso completano l’opera occupando, contro la legge, anche la Rai. Ormai si vede in tutti gli spettacoli di approfondimento, tranne la lodevole eccezione di Porta a porta che è una Rai di sinistra e ora fanno anche questo colpo di mano contro la legge». Uno sdegno e una rabbia sposati in pieno da Gianfranco Fini per il quale «è grave che Padoa-Schioppa abbia sfiduciato il consigliere Petroni perché questo altera l’equilibrio che c’è in Cda e fa venire meno quell’equilibrio che all’interno della Rai c’è tra il direttore generale e il presidente». Il centrodestra, insomma, si presenta unito e senza smagliature al suo interno con l’Udc che ribadisce con chiarezza che «l’Unione vuole semplicemente cambiare maggioranza a proprio favore».
La partita, però, non è chiusa. E il risultato finale appare tutt’altro che scritto. Innanzitutto bisogna capire quando l’assemblea degli azionisti Rai verrà convocata per ratificare la decisione del ministro. Ce n’è già una prevista per fine giugno sul bilancio ma la coppia Prodi-Gentiloni, ovvero i due veri artefici del blitz, potrebbe spingere per accelerare i tempi. Dentro la Cdl, poi, c’è grande fiducia che il golpe, come lo chiamano gli esponenti del centrodestra, possa risolversi in un boomerang. Angelo Maria Petroni sta, infatti, già studiando le carte del suo ricorso. E la stragrande maggioranza dei giuristi da lui interpellati ritiene che il Tar non potrà esimersi dal congelare la sua rimozione, in attesa di pronunciarsi sul merito della questione. Considerato che questo consiglio si scioglierà nell’aprile 2008 le possibilità che Petroni resti in carica fino alla fine del mandato solo alte. Inoltre le «colpe gravi» previste dal codice civile come presupposto per sfiduciare un consigliere sono del tutto insussistenti. Quindi anche nel merito l’intervento di Padoa-Schioppa odora di incostituzionalità. E potrebbe, questo sì, provocare la paralisi dell’azienda di viale Mazzini, proprio nel periodo che precede la presentazione dei palinsesti ai pubblicitari.
Nell’Unione le perplessità per l’affondo orchestrato dal presidente del Consiglio non mancano. Romano Prodi si giustifica dicendo che «la Rai negli ultimi mesi aveva dimostrato di non essere più governabile e non potevamo lasciarla allo sbando». Tommaso Padoa-Schioppa parla di «stallo» e di previsioni di «rilevanti perdite» per la Rai come le vere scintille che l’avrebbero convinto al suo clamoroso gesto. Ma nella coalizione di centrosinistra crescono i dubbi per quella che molti, ad esempio nei Ds, considerano una rischiosa forzatura che potrebbe ripercuotersi, peraltro, sul presidente Claudio Petruccioli. Una convinzione cresciuta dopo la lettura dei quotidiani. Con il passare delle ore, insomma, cresce il malumore nell’Unione e l’ottimismo dentro la Cdl. Con un contraccolpo polemico che inizia ad abbattersi su Padoa-Schioppa. «È un uomo che non può ricoprire cariche così delicate» attacca Maurizio Gasparri. «La procedura di revoca di Petroni sarà tritata dalla giustizia. E allora Padoa-Schioppa si dimetterà? Siamo di fronte a un atto che giustifica ogni tipo di protesta, politica, fiscale e giudiziaria. È così che davvero si affonda la Rai».