Rai, caos sulle nomine Torna l’asse Pdl-Lega ma la sinistra insorge

La Lei punta su Maccari al Tg1 e Casarin al Tgr Garimberti minaccia le dimissioni, Cda spaccato

Il dato di fatto è che oggi per la direzione del Tg1, la più importante fonte di informazione italiana, verrà ripresentato il nome di Alberto Maccari: giornalista di lungo corso, già direttore ad interim della testata, in sostituzione di quell’Augusto Minzolini allontanato in fretta e furia per la questione delle spese della carta di credito non giustificate. E, in aggiunta, sarà proposta la nomina di Alessandro Casarin (già condirettore) a responsabile della Tgr, la testata giornalistica regionale. In sostanza un duo che, nei complicati assetti politici interni della Rai, significa un asse Pdl-Lega: non solo perché Maccari è un uomo vicino al centrodestra e Casarin al Carroccio, ma perché i due nomi hanno ricompattato all’interno del Cda, il parlamentino della Rai, l’alleanza tra le due forze politiche che sul piano nazionale è - almeno per il momento - rotta.

Comunque oggi sarà un giornata di fuoco per la Rai. Il presidente Paolo Garimberti nei giorni scorsi ha minacciato le dimissioni nel caso in cui il direttore generale Lorenza Lei avesse presentato le due nomine paventate, ritenendo assurdo che si nomini un giornalista arrivato alla pensione (che decade da oggi) e auspicando che il Tg1 «venga affidato a una guida sicura e autorevole per rilanciare una testata che ha perso ascolti, credibilità e prestigio». Probabile che i due nomi trovino comunque una maggioranza grazie ai voti di Bianchi Clerici (Lega), Verro e Gorla (Pdl), Rositani (ex An), e Petroni (rappresentante del ministero dell’Economia). Voteranno contro invece i consiglieri del centro sinistra Rizzo Nervo e Van Straten che avrebbero preferito candidature come quelle di Mario Orfeo (direttore del Messaggero) o Marcello Sorgi (edtorialista della Stampa).

Era circolato anche il nome di Massimo Franco editorialista del Corriere della sera. In sostanza è prevalsa la solita logica spartitoria da parte di tutti i partiti, nonostante le belle parole arrivate sia da destra che da sinistra, comprese quelle di Bersani («si metta urgentemente mano ad una riforma della governance della Rai) sia di quelle di Gasparri («indegna aggressione al Cda»).

In tutto questo la vincitrice della battaglia, ma non della guerra, pare Lorenza Lei. Nel breve termine, il dg si porta a casa le nomine gradite dalle forze politiche che l’hanno portata al vertice della Tv pubblica, però nel lungo periodo i suoi giorni sembrano scaduti: la debole nomina di un pensionando aprirà una accelerazione della fine di questo Cda e questa direzione generale. La Lei aveva provato ad allargare il suo consenso e a raggiungere un’intesa con Garimberti: non per niente - con una mossa molto furba - aveva invitato i consiglieri a trovare loro stessi un nome condiviso o che avesse una larga maggioranza da sottoporle, con un esito manco a dirlo negativo.

Comunque ora toccherà al prossimo Cda (e - visto il pantano della situazione attuale - non sembra poi così sbagliato) scegliere un direttore forte per rilanciare il Tg1. La Lei ha infatti rassicurato la commissione di vigilanza riunitasi ieri che il contratto con Maccari (stipulato fino al 31 dicembre) prevede facoltà di recesso da parte dell’azienda senza penali e oneri aggiuntivi. Non è per nulla contento della scelta Sergio Zavoli, presidente della commissione, che ha chiesto al dg come fosse possibile che «tra i 1.500 giornalisti Rai non ve ne sia uno su cui il Cda si ritrovi unanime e concorde nell’affidargli la direzione del Tg1», senza tenere in servizio un direttore pensionato. Domanda ingenua? Certo, ma sacrosanta.