Rai, dopo il colpo di mano vanno in onda gli avvocati

da Roma

Il meccanismo per la rimozione di Angelo Maria Petroni è ormai innescato. Ma l’atto di forza voluto dall’Unione, di cui si è reso protagonista Tommaso Padoa-Schioppa, deve ancora superare una lunga serie di ostacoli legali. Il percorso verso l’obiettivo finale del ribaltamento della maggioranza politica all’interno del consiglio di amministrazione della Rai, insomma, appare accidentato. E non è escluso che possa esserci qualche colpo di scena che impedisca o renda più difficile la definitiva occupazione politica dell’azienda di Viale Mazzini.
Il primo appuntamento è fissato per martedì 29 maggio. L’ufficio di presidenza della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai ha infatti deciso di ascoltare due esperti di diritto pubblico: il professor Alessandro Pace, ordinario di Diritto costituzionale all’Università La Sapienza di Roma e la professoressa Lorenza Violini, ordinaria di Diritto costituzionale alla Statale di Milano. L’obiettivo di questa audizione è quello di conoscere quali siano gli ambiti delle attribuzioni della stessa commissione in merito alla vicenda Petroni. Per il presidente Mario Landolfi la Vigilanza ha diritto di intervenire sul caso della revoca del rappresentante del Tesoro nel Cda della Rai.
Per questo il parlamentare casertano non esclude di sollevare un conflitto di attribuzioni di fronte alla Corte costituzionale. Landolfi si fa forte di una norma contenuta nella legge Gasparri secondo cui, in caso di revoca, il rappresentante del Tesoro esprime il suo voto «in conformità» alle deliberazioni della Vigilanza. Una disposizione, però, che non sarà in vigore fino a quando almeno il 10% delle azioni Rai non saranno sul mercato. Nel periodo di transizione, è l’interpretazione del Tesoro, il principio da adottare è quello del «contrarius actus», per cui le modalità di revoca sono le stesse di quelle di nomina: una lettura che sancisce «l’autonomia» del Tesoro anche in sede di revoca, almeno per quel che riguarda Petroni. Per il presidente della Vigilanza, invece, di fronte a una lacuna legislativa va adottata un’interpretazione «di sistema».
«Resto convinto - dice Landolfi - che ci sia spazio per un intervento della Vigilanza anche nel caso di revoca del rappresentante del Tesoro». Il parlamentare di An ammette di non sapere cosa questa interpretazione possa provocare «sul piano sostanziale», ma precisa: «Mi interessa affermare un principio, tanto più che le argomentazioni addotte dal ministro sono assai fragili». Per il presidente della Vigilanza, infatti, nell’audizione davanti alla Vigilanza il ministro «non ha individuato alcuna responsabilità specifica del consigliere Petroni, quanto piuttosto un generico cattivo funzionamento dei vertici aziendali. Mi sembra chiara, quindi, la volontà del governo di annettersi la Rai attraverso la sostituzione di Petroni. È stata affermata una generica responsabilità - insiste Landolfi - bisognerà vedere se esiste una causa giusta dal punto di vista politico e una giusta causa dal punto di vista del codice civile».
Il primo atto di questa disputa, pertanto, prenderà corpo con le audizioni dei due giuristi. L’obiettivo è capire quali siano i margini di attribuzione dei poteri alla Vigilanza. Ma esiste il rischio che le due personalità interpellate finiscano per fornire opinioni apertamente divergenti l’una dall’altra. I giuristi sono stati, infatti, nominati uno dal centrosinistra e uno dal centrodestra, e la facoltà di procedere alla scelta è stata assegnata al diessino Fabrizio Morri e all’udiccino Rocco Buttiglione. L’audizione, comunque, avrà una valenza interna, una sorta di informativa fatta per chiarire le idee ai componenti della Vigilanza su una materia che presenta molti punti oscuri, che non produrrà un resoconto scritto.
La matassa relativa ai contorni giuridici della sostituzione di Petroni, insomma, resta intricata. Tanto che, secondo alcune voci, la stessa Avvocatura dello Stato avrebbe suggerito a Padoa-Schioppa di procedere con la massima cautela visto che il rischio di uno «stop» alla procedura non è affatto da escludere. Nel frattempo, mentre la battaglia dei ricorsi si prefigura all’orizzonte, si susseguono diverse ipotesi sui futuri scenari del cda. Qualora la linea dura dell’esecutivo dovesse passare, i quattro consiglieri di amministrazione della Cdl potrebbero, infatti, dimettersi in blocco. A quel punto si ripartirebbe con un nuovo consiglio. E, ovviamente, il centrodestra rivendicherebbe per sé la presidenza della Rai. La partita, però, è ancora alle prime battute. E rischia di essere sospesa per il calare di una fittissima nebbia giuridica.