La Rai in crisi taglia i truccatori e le auto blu

Nel piano industriale del direttore generale Masi blocco del turnover e consulenze. L'obiettivo è il pareggio nel 2012. Ma i sindacati dicono no. <strong><a href="/interni/report_ecco_maestri_servizi_senso_unico/26-10-2010/articolo-id=482592-page=0-comments=1">Report: maestri dei servizi a senso unico</a></strong>

Roma - Nuovi «martiri» in casa Rai. Dopo Michele Santoro, Roberto Saviano e Milena Ga­banelli i prossimi a denuncia­re l’ennesima minaccia di «epurazione» potrebbero esse­re i dipendenti del settore «Trucco e parrucco», che il pia­no industriale del direttore ge­nerale Mauro Masi vorrebbe affidare all’esterno.

In un’azienda paralizzata dalle «sinistre» intromissioni politiche, anche un minimo in­­tervento può scatenare una guerra santa. Per non parlare della prossima tornata di no­mine che dovrebbe essere al centro del cda di giovedì pros­simo. Si tratta di avvicenda­menti più o meno predisposti sin dall’estate,ma che le turbo­lenze finiane nel governo han­no fatto saltare.

I nomi sono sempre i soliti: Franco Ferraro (quota Lega) al­la guida di Rai News al posto di Corradino Mineo, vicino alla sinistra, che verrebbe spostato a Rai Parlamento . Per i canali tematici, infine, è previsto qualche aggiustamento in fun­zio­ne delle nuova offerta televi­siva. Al momento sono poche le chance di un cambio alla gui­da di Raidue tra Massimo Lio­fredi e il vicedirettore del Tg1, Susanna Petruni, giacché l’in­tervento su una rete è possibi­le se e solo se è stabile il quadro politico.

Un nuovo caso-Ruffi­ni potrebbe essere sempre die­tro l’angolo. Ecco perché il campo di bat­taglia si è spostato su un altro terreno, più economico ma non meno politico: quello dei conti. La tv pubblica si appre­sta a chiudere il 2010 con un passivo compreso tra i 110 e i 120 milioni di euro (116 milio­ni la perdita stimata) e anche l’anno prossimo il trend non sarà invertito. Ma il piano indu­st­riale messo a punto dal diret­tore generale è ambizioso: pa­reggio di bilancio nel 2012. Una chimera? Sulla carta l’obiettivo potrebbe essere rag­giunto in quanto si prevede, ol­tre al taglio del 20% di appalti esterni, consulenze e «auto blu», una riduzione del perso­nale di oltre mille unità sui cir­ca 12mila attualmente in orga­nico attraverso prepensiona­menti, esodi incentivati e bloc­co del turnover.

Attesi anche uno stop agli scatti di anziani­tà e la valorizzazione degli im­pianti di trasmissione che sa­rebbero affidati in gestione a privati. Ma anche attraverso l’ outsourcing ,cioè l’affidamen­to esterno di competenze fino­ra svolte in Rai come il servizio abbonamenti (ipotesi legata al­l’inserimento del canone nella bolletta elettrica in funzione antievasione) e, appunto, il «Trucco e parrucco». Settore delicatissimo quello del make­up t­elevisivo che ha messo i sin­dacati sul piede di guerra, pronti a ricorrere allo sciopero come hanno già fatto a inizio 2010 in Mediaset che aveva in­dividuato una soluzione analo­ga per ridurre i costi.

Questa volta Cgil, Cisl e Uil sono unite nel «no» ai tagli e lo hanno ribadito anche ieri nel­l’incontro con Masi che ha ag­giornato le rappresentanze dei lavoratori sul business plan . I sindacati, invece, cerca­no una posizione unica sulla possibilità di sedersi a un tavo­lo per presentare modifiche al piano che però non ne modifi­chino gli effetti economici. A paradosso rischia così di aggiungersi paradosso. Non solo la Rai con un Parlamento a maggioranza di centrodestra ha visto il moltiplicarsi degli spazi garantiti agli anchorman di opposizione con «Michele chi?» sempre in prima linea. Ora potrebbe crescere il mal­contento delle risorse interne di un’azienda che, come tante altre controllate statali, in pas­sato è stata utilizzata più come «ammortizzatore sociale» che come servizio pubblico.