Tra Rai e Comune è quasi fatta Il nodo è il Dopofestival

Dopo il secco ultimatum di Viale Mazzini, il sindaco Borea riduce le pretese economiche

da Milano

Quasi quasi ci siamo. Come aveva anche pronosticato Pippo Baudo, la Rai e il Comune di Sanremo sono vicini a un accordo per far partire finalmente la macchina organizzativa del Festival, che dura cinque giorni ma ha bisogno di almeno cinque mesi di preparazione. Alla richiesta ultimativa del direttore generale della Rai, Claudio Cappon (o ci mettiamo d’accordo oppure salta tutto), il sindaco di Sanremo ha risposto con una lettera piuttosto remissiva in due fogli, anticipata ieri al numero di fax di viale Mazzini 14 a Roma. In buona sostanza, il sindaco Borea accetta qualcuna delle condizioni richieste dalla Rai e lascia irrisolto il nodo Dopofestival, che sembra diventare il punto chiave della questione. Come si sa, alla Rai lo show del dopogara piace poco. E a Paolo Bonolis - il presentatore che rimane tuttora in pectore perché finché non c’è l’accordo non ci può essere l’annuncio ufficiale - piace ancora meno. Lui l’aveva già abolito nel 2005, raggiungendo però con il Festival alti livelli di ascolti tv. Adesso che gli ascolti minacciano di essere più bassi (c’è il calo della tivù generalista e un generico appannamento del marchio Festival), l’atmosfera si fa ancora più tesa e quindi la trattativa tra Rai e Comune diventa più delicata. Nella sua lettera, il sindaco accetta che la convenzione si riduca da cinque a tre anni e che, soprattutto, non ci siano variazioni sugli aspetti economici della convenzione. Se in un primo tempo erano stati richiesti più denari rispetto agli 8,3 milioni di euro annui, adesso il problema è superato: va bene quella cifra. Altro nodo sono le cosiddette manifestazioni collaterali «di fascia A»» che dovranno essere «nel numero minimo di 12 con un minimo annuale di 3». Ma su questo l’accordo pare vicino, anche se nella lettera si richiede che «dovranno essere realizzate con altissimo livello qualitativo e promozionale per la Città». Tanto più che tutte le altre manifestazioni previste in passato dalla convenzione (quelle dei «gruppi B e C») potranno essere cassate, fatta eccezione per quella del «Corso Fiorito» e del Club Tenco, che sono considerate di «grande ascolto». Idem per «Sanremolab», quella sorta di laboratorio musicale che individua nuovi talenti da mandare in competizione e che dovrebbe essere riconfermato «alle attuali condizioni». Molto più specifica è la regolamentazione dei marchi (Festival della Canzone Italiana e Festival di Sanremo), che devono rimanere di «esclusiva competenza» dell’amministrazione.
Ora, al di là dell’inevitabile burocratese, sembra che le due posizioni si stiano riavvicinando e attualmente sono senz’altro più disponibili a un accordo di quanto fossero un mese fa.
Rimane però il nodo Dopofestival.
Anche il direttore di Raiuno non lo ritiene, si dice nei corridoi della Rai, un punto decisivo e all’agenzia Adn Kronos il sindaco Borea ha dichiarato che «non è un obbligo contrattuale». Però in molti ci tengono, a partire dall’amministrazione del Casino, dal quale lo show va in onda. Proprio nei giorni scorsi anche il presidente della Provincia di Imperia, Gianni Giuliano, (la Provincia è socio minoritario del Casinò), avrebbe fatto pressioni per evitare l’estromissione del Casinò, al quale dovrebbe essere riservato il Dopofestival oppure qualche altra «manifestazione prioritaria». Insomma, come vedete, sono questioni contrattuali che però, in questa fase, assumono un ruolo decisivo e sulle quali bisogna aspettarsi ancora qualche decisiva limatura. Ma l’accordo è vicino e quindi a breve Paolo Bonolis smetterà di essere «in pectore» diventando ufficialmente il nuovo presentatore del Festival più amato dagli italiani (pare).