Una Rai da favola con l’opera di Rossini in diretta mondiale

L’azienda di Stato annuncia un’operazione di qualità: il melodramma giocoso sarà rappresentato a Venaria Reale di Torino e nel castello di Stupinigi nel giugno 2009

da Roma

La fiaba più antica del mondo? È Cenerentola, la fanciulla bella e buona, ma maltrattata e costretta a compiere i lavori più umili, finché arriva il Principe Azzurro a liberarla dai più mortificanti incantesimi, come ha raccontato Charles Perrault nel 1697.
La storia della scarpetta, persa a mezzanotte dalla trascurata ragazza «di una dolcezza e di una bontà da non farsene un’idea» (dalla traduzione di Collodi), non ha ispirato soltanto Walt Disney, che nel 1949 realizzò Cinderella, a cartoni animati (per tacere di cinesuggestioni indirette, contenute in My Fair Lady con Audrey Hepburn e Pretty Woman con Julia Roberts). Il racconto di Perrault, infatti, ha alimentato numerosi musicisti e coreografi, primo fra tutti Gioachino Rossini, che scrisse un melodramma giocoso in due atti, rappresentato a Roma nel 1817 in occasione del carnevale romano. E se il regista Luca Ronconi, nel 1999, riuscì a mettere in scena, a Pesaro, una Cenerentola rossiniana, ecco che Raiuno ha pensato bene di tornare su quei passi di ballo a mezzanotte, a quella zucca trainata dai topolini, al cocchiere, alla fata madrina, per produrre, sempre da Rossini, Cenerentola, una favola in diretta, spettacolare melodramma in mondovisione il 20 e il 21 giugno 2009.
Non di sole veline vive il telespettatore, che l’anno prossimo avrà modo di apprezzare, in alta definizione e in prima serata, due ore di diretta, all’insegna dell’eccellenza italiana. La regia è di Luca Ronconi, la fotografia reca la firma prestigiosa di Vittorio Storaro: le musiche rossiniane prenderanno vita grazie all’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, diretta dal maestro Riccardo Chailly, rossiniano doc: si tratta, è evidente, di un’operazione dal profilo alto. Voluta dopo le notevoli risposte, in termini di audience, dei telespettatori, che apprezzarono il Dante di Roberto Benigni.
La cultura, del resto, va spettacolarizzata, per arrivare al cuore del grande pubblico e, stavolta, la Rai parte da un casting d’impatto popolare: cercasi Cenerentola. Eh sì, perché se il cast di base, piuttosto cinematografico, sì da modernizzare la storia, è già definito (non svelato, però: si sa soltanto che le star maschili sono italiane), la protagonista, che dovrà calzare la scarpina fatata, verrà selezionata in base ai criteri di prestanza fisica e comprovata esperienza da mezzosoprano. Largo alle giovani cantanti di talento, allora, e alle più fresche novità culturali. «L’infanzia felice di Cenerentola, trascorsa tra cervi dormienti e voli di aironi, non è stata mai raccontata e noi lo faremo, in sinfonia», ha annunciato Andrea Andermann, ideatore e produttore dell’impresa televisiva, che si svolgerà tra la Venaria Reale di Torino (la piccola Versailles piemontese, il secondo luogo turistico più gettonato da noi dopo i Fori Imperiali) e il castello di Stupinigi, noto anche per la saga tv di Elisa di Rivombrosa. Le bellezze architettoniche create da Filippo Juvarra, cantore estetico delle residenze sabaude, faranno così da quinta naturale alle arie di Alidoro, ai giochi d’acqua e alle fantasie rossiniane.
«La bellezza architettonica del Piemonte, finora, è stata sottovalutata: Juvarra è il più grande architetto del mondo e adesso il servizio pubblico torna a dare il meglio di sé», spiega il piemontese Fabrizio Del Noce, anche presidente del Consorzio Venaria Reale. «Abbiamo faticato a mettere insieme il grande livello artistico e le risorse finanziarie, ma in questa occasione la Rai torna a produrre nella sua sede storica, a Torino, con le sue straordinarie professionalità, rafforzando l’azienda nella sua funzione: è per cose come Cenerentola che ci piace stare sui giornali», commenta il direttore generale della Rai Claudio Cappon. La mondovisione farà il resto, dopo i successi dei primi due film in diretta tv, ispirati alla Tosca (da Castel Sant’Angelo, a Roma, nel 1992) e alla Traviata (da Parigi, nel 2000), sempre mirando a una vivace rivisitazione del melodramma italiano e delle nostre risorse tecnologiche. Le favole aiutano a vivere meglio e Cenerentola parla di desideri che si avverano, di virtù ricompensata e di malvagità punita: qualcosa di attuale, di desiderabile.