Rai, Gasparri candida Curzi: «Lui presidente? Perché no»

da Roma

Non sarà certo per via del «mascellone» e del cranio pelato, e di quella vaga rassomiglianza sulla quale il diretto interessato ha celiato per anni. Piuttosto, spiega Maurizio Gasparri, «Sandro Curzi è un comunista non trinariciuto, un intellettuale onesto e non fazioso, un avversario leale che mai ha fatto mascalzonate... alla Santoro, per intenderci».
La proposta non è del capogruppo Pdl al Senato, ma è stata avanzata dalle colonne di Liberazione dal direttore Sansonetti. Perché non nominare Curzi presidente Rai? L’idea ha il pregio della novità, e forse proprio perché il suddetto ex direttore del Tg3 (ai suoi tempi ribattezzato «Telekabul») veleggia brillantemente verso gli ottanta. Il fatto poi che piaccia a un anticomunista antemarcia come Gasparri, già autore della riforma radiotelevisiva, ne delinea contorni piacevoli e inconsueti. «Senza nulla togliere all’attuale presidente Petruccioli, il cui senso dell’equilibrio e della misura è apprezzato da tutti, dico che la scelta di Curzi sarebbe ugualmente valida», dice Gasparri. Sottolineando anche come «oggi che parlano tutti di diritto di tribuna alla sinistra radicale, quale occasione migliore di questa?».
Segno di una stagione originale della politica, che può riqualificarsi anche ripescando storie del passato per oltrepassarle. «Curzi è un avversario che stimo, mi è sempre stato simpatico - aggiunge Gasparri -. Ricordo che una decina di anni fa ebbe il coraggio di venire a un convegno su Almirante, e di ricordarne la figura storica con correttezza e senza faziosità». Quando poi fu nominato al Cda, incontrandolo alla Camera, lo apostrofò ridendo: «A Sa’, finalmente c’ho anch’io un amico nel Cda...». Pure Curzi apre il libro della memoria: «Maurizio? Lo conosco da quando aveva i calzoni corti: era al Tasso con mia figlia, nel Sessantotto o giù di lì, proprio i tempi del gran casino...». L’apprezzamento di Gasparri gli fa gran piacere, dopo tante amarezze subite dal «fuoco amico» del Pd. «Ma tanti amici ds mi hanno chiamato per complimentarsi e convincermi a provarci, alla mia età... Se trovano un giovane più vivace va bene uguale...». Oppure no, visto che la carica di presidenza si addice all’esperienza, e quella di Curzi in Rai è la storia di una vita. «L’ho sempre amata molto, da testardo quale sono. Non mi sono mai scoraggiato - dice lui -, e penso che anche oggi debba svolgere un servizio positivo. Condivido ciò che sostiene Berlusconi: la Rai deve differenziarsi, e così Mediaset. Sono due grandissime aziende del Paese, e di fronte alla concorrenza spietata di Sky ci vuole l’idea innovativa che sottolinei la diversità...».
Ma se la matta proposta di Kojak (altro soprannome del Nostro) al vertice di viale Mazzini fa proseliti, resta l’incomodo del Pd, e della sua voglia di potere. Sansonetti ha sparigliato i giochi, il placet di Gasparri disorienta il Loft e l’Usigrai. Veltroni non sta con le mani in mano. Però Gasparri traccia un solco veritiero, quando sottolinea che Petruccioli o Curzi sono nomi spendibili soprattutto per la loro «onestà». «E di fronte alle tante banderuole che si vedono in questi giorni affollare corridoi e uffici Rai, di fronte ai sepolcri imbiancati alla Bettini, a quelli che cambiano casacca ogni due giorni, viva uno che non è ruffiano, un avversario leale... Viva la faccia onesta di Curzi».