Rai, è il giorno del "golpe" della sinistra

Convocato il cda per fissare l'assemblea che vuol far decadere il consigliere Petroni, ma è a rischio il numero legale. E il presidente della commissione di vigilanza minaccia di portare il caso alla Consulta

Roma - Al via il secondo round del caso Petroni. Oggi, alle 12, si riunisce il cda Rai, che dovrà convocare l’assemblea ordinaria dei soci con la revoca di Angelo Maria Petroni e la nomina di un nuovo amministratore all’ordine del giorno. Una seduta straordinaria (il 26 luglio, dopo l’ultima riunione, i consiglieri si erano salutati per le ferie) richiesta da Tommaso Padoa-Schioppa. Dopo aver incassato la sentenza del Consiglio di Stato, che ha ribaltato la precedente sentenza del Tar favorevole a Petroni, il ministro dell’Economia punta a chiudere la vicenda entro i primi di settembre, portando a casa un consigliere in più per la maggioranza. Va infatti ricordato che attualmente i rapporti di forza nel cda di viale Mazzini sono a favore della Cdl (5 consiglieri a 3) e, da quando si è insediato, il governo si è subito attivato per mettere le mani sulla Rai in modo più corposo.

Ma le cose, per Tps, potrebbero rivelarsi ben più difficili. Intanto, con ogni probabilità, il numero legale non sarà raggiunto: Giuliano Urbani (Fi) ha già fatto sapere che non ci sarà, perché considera illegittime le convocazioni di assemblea e Cda, e altri consiglieri di centrodestra sono in vacanza all’estero. Se però si riuscirà a convocare l’assemblea tramite il collegio dei sindaci, lo stesso Petroni e Mario Landolfi (An) hanno in serbo alcune contromosse. Il consigliere pensa a un nuovo ricorso al Tar da parte del suo legale, il professor Filippo Satta, per bloccare l’assemblea. Una nuova richiesta di sospensiva d’urgenza basata su «motivi aggiuntivi». Il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza, da parte sua, ha annunciato che potrebbe richiedere un parere nel merito sulla rimozione di Petroni niente meno che alla Corte costituzionale.

Landolfi è pronto a convocare Padoa-Schioppa a Palazzo San Macuto, sede della Commissione, per il 22 agosto. Un’altra audizione, dopo quella del 16 maggio, per ribadire al ministro che lo stallo più volte evocato dal centrosinistra non esiste più, vista l’ultima infornata di nomine (e su questo concordano ora anche frange dell’Unione). Se l’azionista dovesse confermare la sua intenzione di rimozione, Landolfi solleverà presso la Consulta un conflitto di attribuzioni. Per Landolfi, infatti, la competenza, in materia di revoca degli amministratori di viale Mazzini, spetta alla Commissione secondo l’articolo 20, comma 8, della legge Gasparri. Un’interpretazione che Padoa-Schioppa respinge. E in attesa del Cda, continuano le schermaglie verbali tra maggioranza e opposizione.

Secondo Giuseppe Giulietti, membro ds della Commissione parlamentare di vigilanza, la battaglia della Cdl dimostra che Petroni non è più espressione dell’azionista, ma semplicemente di Forza Italia. Se possibile, ancor più diretto, Roberto Cuillo, responsabile informazione Ds, per il quale «vanno banditi i servizi d’ordine della destra dalla Rai». Netta la risposta di Giorgio Lainati che definisce Giulietti stratega di un «regime illiberale». Il capogruppo di Fi in Commissione di vigilanza dice che Petroni ha il diritto di terminare il suo incarico, e avverte: Padoa-Schioppa «stia tranquillo sotto l’ombrellone, il colpo di mano cattocomunista sarà impossibile».