Rai, il giudice dà ragione a Saccà: «Deve tornare al suo posto»

Il tribunale del Lavoro: «Sospensione ingiustificata». Il direttore delle fiction: «Sono felice, c’è molto da fare» Ma l’azienda impugna la sentenza

da Roma

Il Tribunale del Lavoro di Roma ha disposto il reintegro di Agostino Saccà nella pienezza delle funzioni di direttore generale di Rai Fiction. Ma Viale Mazzini non ha accettato l’ordinanza e impugnerà il provvedimento «con reclamo davanti al Tribunale in composizione collegiale».
«Sono felice. Aspetto di tornare a lavorare perché c’è da tanto da fare», ha commentato il dirigente sospeso, ma la vicenda, che si trascina ormai da sette mesi, non è ancora giunta alla definitiva conclusione. Indagato per corruzione dalla procura di Napoli (le intercettazioni delle conversazioni con il premier sono di dominio pubblico), Saccà è anche oggetto di un procedimento disciplinare, aperto dalla Rai lo scorso 21 dicembre. Il 30 aprile il consiglio di amministrazione di viale Mazzini, nonostante avesse a disposizione le carte della procura, ha rinviato la decisione in attesa dell’esito del procedimento penale (la pronuncia del gup è prevista l’8 luglio).
Ed è su questo punto che insiste l’ordinanza del giudice Giuseppina Vetritto, che parla di «sospensione ingiustificata»: la Rai ha preferito «scegliere di non scegliere» mentre i comportamenti di Saccà potevano e dovevano essere valutati dall’azienda in sede disciplinare. Aspettando i tempi «sicuramente non brevi» del procedimento penale, invece, si sarebbe avvicinata «la cessazione “naturale” del rapporto di lavoro di Saccà» che andrà in pensione al compimento dei 65 anni, il 7 febbraio 2009.
Per il giudice, la fase di accertamento dei fatti da parte della Rai era da considerarsi conclusa il 30 aprile. «È del tutto evidente - spiega l’ordinanza - che taluni comportamenti di un dipendente, non penalmente rilevanti, ben possano essere valutati in sede disciplinare». In particolare, secondo il magistrato, la stessa Rai ha acquisito elementi che «scagionano» il manager dall’addebito più grave, aver ricevuto somme di denaro per favorire l’acquisto di prodotti dalla Bavaria Film. Idem per la presunta collocazione nel cast di fiction di attrici segnalate dall’allora leader dell’opposizione: sembrerebbe infatti accertato che le segnalazioni non andarono a buon fine.
La Rai ha comunque deciso di impugnare il provvedimento imputando il ritardo decisionale al fatto che «la trascrizione dell’ingente materiale rilevante» è a disposizione degli organi aziendali competenti giovedì scorso. E, come ha immediatamente rilevato il presidente della tv pubblica, Claudio Petruccioli (ex parlamentare Ds), i comportamenti di Agostino Saccà «sono incompatibili con l’esercizio di una funzione dirigente in Rai».
Ma il consigliere di area Pdl, Giuliano Urbani, è di parere opposto. «È una ventata di aria pulita della quale si sentiva bisogno», ha commentato ricordando che «la Rai in passato ha reintegrato Santoro, non vedo perché non debba fare lo stesso con Saccà». Non reintegrarlo «equivarrebbe a un golpe». L’atteggiamento pilatesco è stato denunciato anche dal consigliere in quota Prc Sandro Curzi. «L’azienda poteva e doveva decidere da tempo», ha dichiarato sottolineando che il consiglio di amministrazione, fissato per oggi, dovrà necessariamente esprimersi. «Spero che Saccà abbia i suoi giusti riconoscimenti», ha affermato Luca Barbareschi del Pdl.