Rai, i "ma anche" di Veltroni dividono il Pd

Per la guida di Viale Mazzini il Partito democratico ufficialmente punta alla conferma di Claudio Petruccioli, ma è pronto a virare su Pietro Calabrese. Vicino al segretario, ma non sgradito a Palazzo Chigi

Roma - Veltroni e gli ex Ppi contro i Ds? Incredibile ma vero. Grande è il disordine sotto il cielo di viale Mazzini, ma non è una notizia. È lotta per la nomina del nuovo presidente della Rai: ma anche questa non è una notizia, una regola, semmai. Ci sono due candidati. E nemmeno questo stupisce. Ma se si scopre che si tratta di due nomi entrambi proposti del Partito democratico, i conti non quadrano più. Quando si aggiunge il dettaglio che i due sono Claudio Petruccioli e Pietro Calabrese, e che il Pd li sostiene entrambi - e siamo alle cronache di queste ore - il quadro si fa incomprensibile.

La cronaca di ieri, poi, presentava aspetti quasi surreali. Tutti i dirigenti della sinistra ti rispondono al telefono, molti sono perplessi, ma ovviamente in off record. La linea ufficiale è chiara, ma anche confusa. Ovvero: Walter Veltroni riunisce il vertice del partito di mattina, tira le orecchie a tutti per le troppe dichiarazioni dei giorni scorsi, spiega che il candidato è uno ed è Claudio Petruccioli (per ora). Lo precisa anche - a caldo - il capogruppo in commissione di vigilanza, Fabrizio Morri: «Per quanto riguarda il Pd, per la presidenza cercheremo una personalità condivisa, ma per quanto ci riguarda partiremo da Petruccioli».

Attenzione alle parole: partiremo. Il che vuol dire che se durante il viaggio cambia qualcosa, potrebbe cambiare anche il candidato? Ovvio che sì. E la conferma clamorosa dei tam-tam che corrono durante la giornata arrivano quando nel pomeriggio le agenzie battono una dichiarazione ufficiale di Goffredo Bettini, numero tre del partito, che ribalta completamente l’impianto illustrato da Morri solo poche ore prima: «Se si dovesse trovare l’accordo per una riforma - spiega Bettini - visto che il Cda della Rai è scaduto e va rinnovato, allora valuteremo i nostri nomi ma allo stato non abbiamo deciso né i nomi né una graduatoria di nomi». Già, la riforma. Bettini è chiaro: «Noi avanzeremo la proposta di una riforma di governance che superi l’ attuale e renda l’azienda più libera dal controllo dei partiti».

Dopodiché tutto si complica. Alle cinque del pomeriggio l’Ansa scrive che il vertice del Pd in realtà non ha trovato nessun un accordo. È vero. Di più: Bettini attacca anche un consigliere come Carlo Rognoni che, come Morri, è propenso a riconfermare Petruccioli. Non condivide la posizione dei petruccioliani e spiega perché vuole Calabrese: «Non si può chiedere il rinnovamento della Rai e l’uscita dei partiti dall’azienda e poi accusare Calabrese di non avere tessere di partito». Il clima è durissimo. Riparte il valzer di voci e retroscena. I boatos battono sull’idea di un patto trasversale Veltroni-Gianni Letta per Calabrese. Ma nel centrodestra, le parole più forti sono quelle di Paolo Bonaiuti, e sono nettamente a favore della riconferma. Dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio: «Io su Petruccioli ho già dato il mio giudizio: personalmente lo ritengo persona al di sopra delle parti, ha le caratteristiche giuste per questa carica».

Ma allora come si spiega la doppia posizione del Pd? Ecco la spiegazione. Il partito è in difficoltà perché Veltroni era partito con l’idea di sostituire Petruccioli con Calabrese, uomo a lui più vicino. Ma il modo in cui è nata gestita l’operazione lo mette alle strette. Sa che Calabrese (fresco di nomina veltroniana all’Auditorium, ma anche ex direttore della Mondadori a Panorama) è un nome che a Palazzo Chigi non è affatto sgradito. È un giornalista, non è un politico, potrebbe essere compatibile con la parola d’ordine del «fuori i partiti dalla Rai». L’operazione è possibile. Però come scaricare Petruccioli senza motivo? E allora dal cilindro salta fuori l’idea, rilanciata da Bettini della «nuova governance». Un ottimo pretesto per dire che il quadro è cambiato, e che quindi un «politico» come Petruccioli non serve più.

Ma qui entra in gioco l’abilità strategica dell’attuale presidente, che in queste ore è riuscito a far partire un efficacissimo contropiede: rinsalda gli ottimi rapporti con i membri del Cda di centrosinistra, con i capigruppo (ad esempio Morri), trova ottime sponde nel centrodestra (vedi Bonaiuti). A questo punto, visto che le riforme in Rai sono sempre un’utopia, come si fa a rimuoverlo? Il partito è spaccato in due: da un lato Veltroni, gli ex Ppi e Bettini. Dall’altro tutti gli ex diessini.

Ecco perché il Pd assume la posizione del ma anche di ieri mattina. Ed ecco perché Bettini - quando molti pensano che Petruccioli ce la possa fare - si smarca in modo così clamoroso. Ma la situazione è fuori controllo. Spiega un decano del consiglio di amministrazione come Sandro Curzi: «Questa storia di Calabrese per me è un giallo. La candidatura circola da questa estate. Nessuno me ne ha parlato. Nessuno ha saputo spiegarmi che senso ha! Per carità, è un buon professionista, ma Petruccioli ha di certo più doti. E ha dimostrato di essere un’ottima guida. Allora mi chiedo: Perché ci facciamo sempre del male?». La domanda avrà risposta solo quando l’ennesima partita nel Pd si sarà conclusa con un vincitore. E senza più ma-anche.