Rai, i consiglieri si ribellano a Padoa-Schioppa

da Roma

Claudio Petruccioli se la cava con grande stile, rivelando durante una presentazione a viale Mazzini di tenere molto alla sua collezione di quattro tapiri dono di Striscia la notizia, molto amata dai suoi nipotini. E poi aggiunge: «Sono amico di Staffelli, gli ho detto che ne vorrei un quinto, perché sono in attesa di una quinta nipotina».
L’attacco del Cavaliere. Un colpo d’ala per sorvolare sul piccolo terremoto che anche ieri si è abbattuto sull’azienda. A partire dall’affondo polemico feroce di Silvio Berlusconi che da Rieti ha attaccato: «Più che di raccomandati la Rai è piena di fratelli, sorelle, cugini, parenti e affini dei protagonisti della vecchia e della nuova politica». Parole, quelle del Cavaliere, che in un battibaleno suscitano la reazione dell’associazione Articolo 21 (vicina al sindacato Rai): «Non accettiamo lezioni di falso moralismo da chi ha creato un impero mediatico fondato sulla famiglia e sul rapporto di fiducia relegato solo agli amici più stretti. Farebbe bene l’impresario di televisione Berlusconi a guardare i legami di parentela e di vicinanza politica dentro alle sue reti».
Il caso Curzi e il Cda. Ma un altro fronte su cui è esposta l’azienda di Viale Mazzini è rappresentato dal Consiglio di Amministrazione e dal suo impasse, contro cui sciopereranno i giornalisti Rai il 13 giugno. Dopo il provvedimento del ministro Tommaso Padoa-Schioppa per destituire il consigliere Petroni (quota centrodestra) e l’invito a dimissioni generalizzate (sempre dallo stesso ministro, poi solo parzialmente attenuato dal portavoce del governo Silvio Sircana) è sceso in campo Sandro Curzi, che ha scritto sul quotidiano del suo partito, Liberazione, per spiegare chiaro e tondo che lui non intende farsi indietro. «Ecco perché non mi dimetto - ha spiegato Curzi senza perifrasi - se le dimissioni fossero appena appena opportune, anche solo per chiarire lo stato in cui versa il servizio pubblico, sarei stato il primo ad averle già date. E sarò certamente il primo a darle appena ne individuerò un minimo di utilità. Ma lasciare vacante in questo momento quella funzione - spiega il consigliere del Cda - avrebbe la sola conseguenza di far precipitare ulteriormente la fase di stallo e di precarietà di questa importantissima azienda pubblica». Poi, lanciandosi in contropiede anche contro qualche compagno di schieramento: «Sono due le cose che mi hanno fatto arrabbiare di più, in questi giorni: l’attacco alla politica in quanto tale, fatta, in Parlamento, da un autorevole ministro della Repubblica di un governo di centrosinistra, e l’accodarsi, spero inconsapevole, dell’amico e compagno Diliberto a una propagandistica campagna di deligittimazione del già difficile tentativo di ridurre in Rai i guasti provocati da anni di intromissioni partitiche e, negli ultimi anni, dal conflitto di interessi. Mi riferisco alle frasi del ministro Padoa-Schioppa - aggiunge Curzi - e alla secca richiesta del segretario del Pdci, condivisa anche dai Verdi, da Mastella e dai dipietristi: “È ora che l’intero Cda Rai vada a casa”».
Polemiche fra i Poli. E intanto i poli continuano ad accapigliarsi sul Ddl del ministro Paolo Gentiloni. Il vicepresidente dei deputati di Forza Italia Isabella Bertolini parla di «pseudo riforma», e aggiunge: «Si tratta solo della mimetizzazione della manovra di occupazione manu militari della Rai ordita dal centro sinistra». Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, al contrario, dice: «È un provvedimento sostanzialmente positivo». L’ex ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri - oggi deputato di An - è drastico: «Questa proposta non andrà da nessuna parte». Ed è scettico anche il segretario della Dc (membro della Commissione di Vigilanza) Gianfranco Rotondi: «È inadeguato ed è contro l’azienda. Il Ddl Gentiloni sulla riforma Rai rischia semplicemente di indebolire l’azienda di viale Mazzini e non di rafforzarla». In questo quadro, dato il livello caustico della polemica, sembra quasi uno scherzo involontario la dichiarazione del premier Romano Prodi che sceglie proprio questa giornata per un commento spiazzante: «Ci lamentiamo spesso della Rai, ma l’apertura di un ufficio a Nairobi è una buona notizia».