Rai, imboscata tv a Schifani: "E' una mina al dialogo"

Il presidente del Senato: &quot;Fatti inconsistenti&quot;. La Finocchiaro: accuse inaccettabili dal servizio pubblico. <strong><a href="/a.pic1?ID=260847">Fazio chiede scusa</a></strong>: la Rai gli regala più serate

Roma - «Qualcuno vuole minare il clima di dialogo e di confronto costruttivo che ha caratterizzato questo inizio di legislatura. Se c’è qualcuno che deve pagare dei prezzi per questo li pagherà. Io li sto già pagando in queste ore ma sono sereno. Nessuno fermerà la mia azione per fare in modo che sui temi della legalità, delle riforme e delle proposte condivise si possa lavorare insieme. Ce lo chiede il paese e il capo dello Stato». Non è una difesa quella di Renato Schifani, che non di una difesa ha bisogno. E da parte sua non ci sono neppure recriminazioni.

Il presidente del Senato invece parla ai microfoni del Tg1 per garantire che la volontà di dialogo da parte della maggioranza nei confronti dell’opposizione non viene meno. Certamente non viene compromessa dalle accuse lanciate da Marco Travaglio durante la trasmissione di Fabio Fazio, Che tempo che fa.

Anzi dopo «la reciproca legittimazione avvenuta con lo storico incontro Berlusconi-Veltroni sulla riforma elettorale» Schifani promette che continuerà a lavorare «sulla maggioranza e sul governo affinché in aula le proposte dell’opposizione compatibili possano essere condivise ed eventualmente approvate».

Persone vicine al presidente di Palazzo Madama, lo descrivono più avvilito che arrabbiato per quello che considera un colpo basso. Un linciaggio gratuito assolutamente ingiustificato che lo ha lasciato allibito. Schifani ha valutato come reagire con grande cautela. Il sospetto avanzato dal giornalista sui suoi rapporti con persone condannate per mafia è tanto grave quanto inesistente. «Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetti», dice Schifani.

Ma, si sa, canta Basilio nel Barbiere di Siviglia, «la calunnia è un venticello» che rischia alla fine di spazzare via tutto il resto, cancellando anche fatti indiscutibili come quello sottolineato dal suo entourage: Schifani non ha mai ricevuto un avviso di garanzia. La prima idea «a caldo» era stata quella di andare proprio da Fazio, che lo aveva immediatamente invitato, per replicare dalla stessa tribuna da cui erano state lanciate le accuse. Ma un’eventuale partecipazione a un programma di intrattenimento, da parte delle seconda carica dello Stato è apparsa subito problematica. Giusto invece chiarire la propria posizione al Tg1.

D’altra parte che questa volta Travaglio si sarebbe trovato isolato nella sua battaglia contro Schifani si era capito subito. Dal Popolo della libertà si sono subito levate molte voci di condanna. E per il vicepresidente dei senatori, Maurizio Gasparri, «il caso non si chiude» con le scuse della Rai e di Fazio. Meno scontata forse e dunque per questo ancor più apprezzata, anche per le comuni origini siciliane, la reazione di Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito democratico. «Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv sulle reti del servizio pubblico, senza che vi sia alcuna possibilità di contraddittorio», sostiene la Finocchiaro. Unico a difendere Travaglio Antonio Di Pietro: «Ha fatto il suo dovere raccontando i fatti».