Rai, l’Unione prepara le truppe di occupazione

Nella lista una decina di nomi, da Luttazzi a Biagi. E Benigni mette a punto il suo intervento da Celentano

Laura Cesaretti

da Roma

Arrivano i nostri: Celentano ha rotto il muro bulgaro, e gli «epurati» si apprestano a rientrare in massa nei ranghi della tv di Stato. Dopo Michele Santoro, nella prossima puntata sarà la volta di Roberto Benigni (quello che venne ospitato da Enzo Biagi il giorno prima delle elezioni 2001 e fece un numero di satira anti-berlusconiana, contribuendo probabilmente all’exploit nell’urna del Cavaliere). Ma in lista d’attesa ce ne sono molti, e la sinistra vuole accelerare i tempi in vista della campagna elettorale. Il Ds Beppe Giulietti, capogruppo della Quercia in Vigilanza ma soprattutto punta di diamante del Partito-Rai, si appresta a chiederlo ufficialmente: «Nella prossima seduta della commissione parlamentare di vigilanza - annuncia insieme agli altri commissari ds - chiederemo al CdA e al nuovo direttore generale Meocci di comunicarci il piano di rientro degli esclusi e le modalità di applicazione delle sentenze. In quel momento, e solo in quel momento, si potrà legittimamente esultare e decretare la fine della brutta stagione delle liste di proscrizione». La situazione, spiega Giulietti, potrà essere «considerata normale e degna di un paese civile» solo quando torneranno in video, da titolari di trasmissioni, « i vari Enzo Biagi, Michele Santoro, Carlo Freccero, Daniele Luttazzi, Paolo Rossi, Sabina Guzzanti, Massimo Fini, Oliviero Beha, Paolo Martini e tanti tanti altri (non solo di sinistra ) che sono stati messi alla porta da una gestione faziosa e settaria».
Buona parte dei nomi elencati si è già ritrovata e abbracciata sotto il palco della manifestazione dell’Unione a piazza del Popolo, un po’ di giorni fa. Quanto a Biagi, ha visitato il Tir di Prodi e lanciato un appello a sostegno del Professore nelle primarie («Conosco un uomo che ce la può fare, un uomo serio, un bravo economista, che è nato dalle mie parti, in Emilia, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, un uomo di poche parole ma di molti fatti: si chiama Romano Prodi. È una persona che ha dimostrato di saper governare da noi e in Europa, sono certo che sia la guida di cui abbiamo bisogno»), ma resta un superpartes: «Non è che abbia preferenze politiche», ha spiegato venerdì a Primo Piano (Raitre). E c’è da sperare che Prodi non si fosse illuso, solo per quell’affettuoso appello.
In attesa dei ritorni, Celentano, novello Padre Pio catodico, ha fatto comunque ’o miracolo, anzi più d’uno. Ad esempio, per il presidente della Rai Claudio Petruccioli ora viene ritirato il decreto di espulsione dalla sinistra per bene, quella che lo considerava praticamente un traditore, un venduto a Berlusconi e Mediaset. Basti ricordare il drammatico j’accuse semi-bulgaro di Arturo Parisi, l’agosto scorso: «C'è una nuova emergenza morale, Petruccioli rappresenta il baratto tra la presidenza Rai e il calcio a Mediaset». Neanche dieci giorni fa il presidente Rai doveva essere sottoposto a processo e additato al pubblico ludibrio dal «tribunale del popolo» di Micromega, starring Sabina Guzzanti e Paolo Flores, e lui rifiutò l’invito all’assemblea girotondina: «Non mi faccio mettere il cappello dell’asino». Ora invece torna sugli scudi: niente più epurazione, persino il cossuttian-cubano Marco Rizzo lo benedice: «La vicenda del successo del programma di Celentano e del ritorno di Santoro rappresenta un nuovo inizio per la Rai, e crediamo che di questo bisogna dare atto all'opera di Petruccioli che ha saputo coniugare capacità professionali a un’impostazione volta a ripristinare il pluralismo in azienda, scalfendo così una coltre di censura durata quasi 5 anni».
E, altro miracolo, sparisce dalla Lista Nera anche il direttore generale Meocci, il democristiano amico di Casini ma «al soldo di Berlusconi». Ora a sinistra vanno pazzi per lui, il che lo fa ben sperare non solo per il suo problemino di incompatibilità (è passato dritto dritto da controllore dell’Authority sulle Comunicazioni alla testa della sua ex controllata, la Rai), ma anche per il suo futuro in Rai, vincesse un domani l’Unione.