Rai, la lista di proscrizione di D’Alema Fini: il lupo perde il pelo ma non il vizio

</B>«In Bulgaria Silvio Berlusconi ha rilasciato una dichiarazione di ignobile arroganza»

Fabrizio de Feo

da Roma

Massimo D’Alema ne combina un’altra delle sue. E dopo la sequenza di gaffes messe a segno in politica estera - vedi le dichiarazioni sull’Eta «movimento politico», il sì al nucleare iraniano per scopi civili, oltre al saluto al segretario di Stato americano con il celebratissimo «bye bye, Condi» - il ministro degli Esteri prepara la sua personale lista di proscrizione e conia una frase che, se pronunciata da Silvio Berlusconi, avrebbe già fatto scattare l’immediata sollevazione di tutto l’esercito dei benpensanti e dei professionisti dell’allarme democratico.
Le parole, pronunciate a Bologna, sono testuali: «Sulla Rai mi domando se non siamo stati troppo buoni: anziché occuparla ci siamo occupati di politica estera. Alla direzione del Tg1 c’è ancora Mimun, a quella del Tg2 c’è ancora Mazza e così in tutti gli altri incarichi. È chiaro però che non può durare così all’infinito». Come dire che il D’Alema gaffeur incallito si candida ora alla promozione al ruolo di «epurator» della nuova legislatura. Si «lamenta» di essere stato troppo impegnato con la politica estera piuttosto che con l’occupazione di Viale Mazzini. E detta il suo personale editto bolognese di espulsione di due direttori che da anni figurano al vertice dei principali telegiornali del servizio pubblico.
La voglia di repulisti e di rimozione forzata - che spazza via in un colpo solo le ipocrisie coltivate in anni di opposizione unionista - accende una vera e propria tempesta di reazioni da parte del centrodestra, con l’Unione in larga parte arroccata a difesa dello scivolone dalemiano. Un batti e ribatti rafforzato da un annuncio dettato a sorpresa da Daniele Capezzone. «Nei palazzi romani circola un foglietto, una piccola nota scritta. Io l’ho trovato a Montecitorio. Sopra, ci sono scritti alcuni nomi: Gianni Riotta al Tg1, Paolo Ruffini a Rai1, Teresa De Santis condirettrice o vicedirettrice, Giovanni Minoli a Rai3, Piero Badaloni a Rainews24, Maurizio Braccialarghe alla direzione del personale» rivela il segretario dei Radicali. «Da dove viene il foglietto? È attendibile? O è invece opera di un mitomane?» chiede Capezzone. Una rivelazione che accende l’immediata replica di Paolo Bonaiuti. «Un elenco di nomi e di poltrone Rai come ai tempi delle antiche e peggiori lottizzazioni. È un episodio gravissimo per di più denunciato da un esponente di spicco della stessa maggioranza».
Il fuoco dell’indignazione crepita, però, soprattutto per il clamoroso affondo dalemiano. E smuove anche i grossi calibri come Gianfranco Fini. «Sono incredibilmente gravi le dichiarazioni di D’Alema che dimostrano che il lupo perde il pelo ma non il vizio» dice il presidente di An. «Parlare di bontà - aggiunge - e magari di cattiveria significa avere la concezione della politica connessa più alla lotta per la conquista delle poltrone che al rispetto per tutte le posizioni». Secondo Fini è «altrettanto grave quanto denunciato da Capezzone circa accordi che sarebbero stati stilati nel segno della più assoluta lottizzazione. Ciò che invece sta accadendo dimostra che ancora una volta il centrosinistra predicava in un modo quando era all’opposizione e si comporta in modo del tutto opposto oggi che è maggioranza». Un attacco ripreso e rafforzato anche da Francesco Storace e Maurizio Gasparri: «È vergognoso che D’Alema, anziché occuparsi di politica estera, lanci liste di proscrizione facendo i nomi di Mimun e Mazza come persone da cacciare», afferma Gasparri mentre l’ex ministro della Salute definisce disgustoso «l’editto para bulgaro di D’Alema» contro Mimun e Mazza, «dei quali chiede l’esilio senza che l’onorevole Giulietti proferisca parola». E mentre il direttore del Tg2 si trova nella paradossale situazione di dare la notizia - la terza nell’edizione delle 13 - della sua «candidatura all’epurazione», i vertici della Rai tacciono in attesa del cda di oggi. Parla, invece, il segretario della Dc, Gianfranco Rotondi che scrive ai presidenti di Camera e Senato. «Dobbiamo forse denunciare alla Magistratura che un ministro dichiara di non aver avuto il tempo di cacciare Mimun e Mazza perché il governo è impegnato col Libano?» chiede Rotondi. «Decidete voi, cari Presidenti, se a vigilare debba esserci il Parlamento o la magistratura». E l’azzurro Antonio Tajani allarga il tiro e denuncia la «lista di spartizione ormai pronta» alla commissione Libertà Pubbliche del Parlamento Europeo affinché «verifichi quanto è libero il sistema dell’informazione in Italia».