Rai, la maggioranza si sfalda sul caso Petroni

La commissione di Vigilanza sulla Tv pubblica approva il ricorso alla
Corte costituzionale contro la rimozione del consigliere decisa da
Padoa-Schioppa. Idv, Udeur e Rnp costringono Margherita e Ds a votare la proposta dell’opposizione

Roma - Non è certo un mistero che la nomina di Fabiano Fabiani al cda della Rai in sostituzione di Angelo Maria Petroni, decisa da Tommaso Padoa Schioppa, sia stata bollata come un atto di arroganza istituzionale da parte dei settori più moderati dell’Unione. Pochi, però, si aspettavano che dopo lo scontro a cielo aperto avvenuto in Senato la scorsa settimana, la commissione di Vigilanza Rai replicasse lo stesso schema e desse un altro colpo alla politica di occupazione selvaggia adottata dall’Unione. E invece nel parlamentino di Palazzo San Macuto la sorpresa è andata in scena e la maggioranza ha vissuto un’altra giornata di passione.

La scintilla nasce dall’interpretazione della legge Gasparri adottata dal presidente Mario Landolfi. Siamo sicuri, si chiede l’esponente di An, vero architetto dell’iniziativa, che tocchi al ministro dell’Economia l’eventuale sostituzione del consigliere nominato dal Tesoro, e non alla Vigilanza, ovvero al Parlamento? Dubbio legittimo ma che potrebbe essere spazzato via da un voto «politico» se l’Unione fosse compatta. Ma così non è. In sede di discussione preliminare viene alla luce in maniera chiara che Italia dei valori, Udeur, Rosa nel pugno, Willer Bordon e Massimo Brutti nutrono evidenti dubbi sulla legittimità della rimozione forzata ordinata da Padoa Schioppa.

Fabrizio Morri, per l’Ulivo, tenta di convincere gli «alleati». Ma alla fine, vista la mala parata, l’Unione decide di «ritirarsi», di spegnere i bollenti spiriti e sollevare con voto unanime un conflitto di attribuzione nei confronti del ministero dell’Economia davanti alla Corte costituzionale in merito alle norme che regolamentano la nomina e la revoca dei membri del consiglio di amministrazione della Rai, vista «l’incertezza del quadro normativo».

La delibera che viene approvata è quella sul conflitto di poteri, illustrata dal relatore Rodolfo De Laurentiis (Udc). Il suggerimento è chiaro: per la revoca dei consiglieri di viale Mazzini si deve tenere conto delle indicazioni della Vigilanza. Il voto non è, però, indolore, come dimostra la posizione espressa dal senatore dell’Ulivo Esterino Montino che abbandona l’aula e definisce il voto «un errore politico» e un favore a Petroni per il suo ricorso pendente davanti al Tar.

Ma come se non bastasse, sullo sfondo dei reiterati litigi che continuano a squassare l’Unione sul servizio pubblico radiotelevisivo, si profilano nuove iniziative «di lotta». L’Udeur, infatti, starebbe prendendo in considerazione l’ipotesi di presentare in Senato una mozione di sfiducia all’intero cda della Rai. Un «redde rationem» forse agitato soltanto come una minaccia ma che certo non contribuisce a calmare le acque.

Di fronte al clima di crescente tensione nella maggioranza, l’opposizione accende i riflettori sullo stato di difficoltà dell’Unione. «Le divisioni nel centrosinistra sono clamorose. Anche oggi l’Unione si è sfaldata» dicono i componenti di Forza Italia in Vigilanza, Bonaiuti, Lainati, Romani, Giro, Baldini, Barelli, Guzzanti e Sterpa. «I Popolari-Udeur e la Rosa nel pugno - annotano gli azzurri - sin dall’inizio si sono detti favorevoli alla richiesta avanzata dal relatore De Laurentiis e con un’analoga intenzione di voto si sono espressi il senatore Brutti della Sinistra democratica e l’onorevole Bordon». «Di fronte a questa situazione - aggiungono deputati e senatori di Forza Italia - il capogruppo dell’Ulivo Morri, per tentare di nascondere le insanabili divergenze, ha dovuto cedere alle richieste dell’ opposizione».