Rai, Minzolini verso l'addio:"Sostituirmi è una porcata" E l'interim andrà a Maccari

Il cda discuterà della sostituzione del direttore del Tg1. A sostituirlo <em>ad interim</em>, decisione contestata da Pd e Idv, il direttore della Tgr. Garimberti: "Decisione complessa"

Nella giornata di ieri è arrivata a viale Mazzini la decisione sulla data del consiglio straordinario che tratterà il caso Minzolini. Il cda si riunirà martedì mattina, invece che lunedì, come era stato inizialmente dichiarato.

Con la decisione sulla data in cui si terrà il cda straordinario arriva anche chi potrebbe sostituire Augusto Minzolini. Il nome, proposto dal direttore generale Lorenza Lei, è quello di Alberto Maccari, che sostituirebbe Minzolini alla guida del Tg1 fino al 31 gennaio, una sostituzione ad interim quindi, perché proprio a fine gennaio Maccari andrà in pensione. Nella giornata di ieri si era pensato a un altro papabile interno all'azienda, il vicedirettore del Tg1, Fabrizio Ferragni e a due nomi esterni, Massimo Orfeo e Marcello Sorgi, ai quali è stato però preferito Maccari, attuale direttore della Tgr.

All'ordine del giorno del cda straordinario convocato per martedì ci sarà come punto fondamentale la discussione sugli "esiti dell'udienza preliminare della vicenda del direttore del Tg1", dopo che Minzolini è stato rinviato a giudizio per peculato dal tribunale, con l'accusa di avere sostenuto spese per 65mila euro con la carta di credito aziendale fornitagli dalla Rai, cifra che il giornalista ha peraltro già restituito all'azienda.

Per decidere sul futuro dell'attuale direttore del telegiornale e trattare con lui per il trasferimento a un altro incarico, ha fatto sapere Lorenza Lei, la Rai avrà al massimo quaranta giorni di tempo. Tra i probabili incarichi sul piatto per Minzolini una corrispondenza dalla Francia o dagli Stati Uniti.

Sfuma, con la proposta di Maccari, la possibilità di dare una soluzione strutturale al problema, scegliendo un nome all'esterno dell'azienda. Su questa posizione convergono soprattutto i commenti dei Democratici, che parlano di un'occasione persa. "Non serve un direttore del Tg1 nominato solo per passare le feste di fine anno - sottolinea in una nota Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione della segreteria nazionale del Pd - ma è positivo che venga avviato il processo di superamento della triste stagione minzoliniana al Tg1". A commentare la scelta anche Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori, che sottolinea: "Dopo anni di declino del Tg1 e di crisi della direzione Minzolini la proposta di ricorrere ad un interim è la più esplicita ammissione di impotenza e di crisi dell`azienda nel suo complesso".

Contrari alla scelta anche nomi dell'Italia dei Valori. Il presidente dei senatori Idv, Felice Belisario, ha parlato di una scelta che cambia poco o nulla, visto l'avvicendersi a Minzolini, "megafono del Governo Berlusconi", di Maccari, "da sempre in quota Pdl". E conclude: "Il Tg1 non può passare dalla padella alla brace".

Il presidente della Rai Paolo Garimberti invita però a non sottostimare la decisione che il cda deve prendere: "Il provvedimento è sì un atto dovuto ma per niente scontato. Chi fa tutto facile evidentemente non conosce i meccanismi decisionali della complessa governance della Rai", dice Garimberti, confutando l'idea che la soluzione trovata sia solo un ripiego, ma sottolineando anzi che "una scelta di transizione si è rivelata l’unica possibile nelle condizioni date".

E lo stesso Augusto Minzolini è tornato, in un'intervista a Tgcom24 (video), a descrivere la vicenda che lo ha visto coinvolto, parlando di una sostituzione che è "una porcata" e ricordando come la famosa carta di credito per l'uso della quale è rinviato a giudizio era in realtà un benefit concessogli dall'azienda, in cambio della rinuncia a scrivere anche su Panorama, per la clausola di esclusività presente nel contratto che lo lega alla Rai. Solo in un secondo momento il direttore del Tg1 avrebbe scoperto, dopo che gli era stato contestato, che il "benefit compensativo" - così descritto dalla Lei - non era in realtà compatibile con le politiche aziendali.