Rai, nel nuovo manuale Cencelli Unomattina vale come New York

Dopo il «pizzino» dei tg, Capezzone rivela il mercato di Viale Mazzini: il vicedirettore di un programma vale un ufficio di corrispondenza

Roberto Scafuri

da Roma

Per un direttore responsabile di testata ti do due giornalisti parlamentari più un inviato di punta. O, se vuoi, un responsabile di ufficio di corrispondenza da Nairobi più un notista economico. Un inviato di fiducia del premier? Mi «devi» due conduttori di programmi pomeridiani. E, se vogliamo proprio «pesare» il mio condirettore vicario, sul tuo piatto della bilancia ci può andare un quirinalista più lo specialista di problemi della giustizia. Dialoghi (ipotetici) tra politici in tempi di lottizzazione Rai. Ispirato al «manuale Cencelli» - secondo calcoli e approfondimenti di marca radicale (il solito Capezzone) - un apposito «protocollo» regolerebbe il mercato delle nomine Rai. Anche questi, sintomi di «lottizzazione sfrenata» che inducono il leader di An Fini a concordare con Berlusconi su un futuro «sciopero del canone».
C’è calma piatta, sul fronte delle nomine. «Basta che non preceda la tempesta», dice il prudente Fini. Tra An (Gasparri) e sindacato interno (Usigrai) si apre una polemica sulla mancata copertura Rai del viaggio di Prodi in Libia (c’era solo Sky News). A movimentare la piazza ci pensa allora Daniele Capezzone. Dal «pizzino» con le nomine in pectore sventolato in Transatlantico ai nomi dei «protetti» dei partiti di maggioranza, all’«ulteriore contributo alla conoscenza dei cittadini» reso noto ieri: il modello di calcolo che sarebbe seguito da partiti di centrodestra e centrosinistra per spartirsi poltronissime, poltrone e scrannetti dell’ente radiotelevisivo di Stato. «La quadratura del cerchio - chiosa Capezzone - si ottiene attraverso calcoli precisi e raffinati, che si trasformano in analisi matematiche. Va notato che ormai i leader politici, a cominciare da Prodi e Berlusconi, considerano assai più importante l’apporto dei programmi di rete e i lunghi dialoghi radiofonici alle sincopate dichiarazioni ai Tg e ai Gr».
Allora, eccola l’analisi di matematica capezzoniana. Dieci punti vale un direttore, 9 il condirettore o il vicedirettore «vicario» (nel caso che il direttore arrivi da fuori). Un po’ meno, otto punti e mezzo, nel caso che sia nominato un «interno» Rai. Otto punti pesa l’inviato di fiducia del premier; 7 e mezzo un caporedattore dei settori cruciali (politica, economia, quirinalista, vaticanista, conduttore dei Tg serali). Sette punti è il «prezzo» di un vicedirettore dei programmi tra reti e testate, tipo Unomattina, di un vicedirettore dal Parlamento, di un capo dell’Ufficio di corrispondenza da New York. Sei punti e mezzo gli altri vicedirettori, un caporedattore centrale, i capi delle redazioni di Londra, Parigi e Bruxelles. Sei punti: inviati al seguito dei presidenti delle Camere. Cinque e mezzo: inviati di fiducia dei partiti maggiori e i notisti economici. Cinque punti: i capi degli uffici di Mosca, Pechino, Madrid e Berlino; quattro e mezzo quelli di America latina, Africa, Medioriente, i responsabili dell’impaginazione, un caporedattore, un segretario di redazione. Quattro punti: inviati speciali, conduttori dei Tg meridiani, un caporedattore degli Speciali, un conduttore degli Approfondimenti. Infine, ultimi della classifica denunciata da Capezzone (che stavolta non ha mostrato in verità pezze o pizzini d’appoggio): i giornalisti parlamentari (considerati poco più d’un fico secco), gli inviati di cultura e gli specialisti del settore giustizia (3 punti e 2 e mezzo).
Sarà oro quello che luccica sulla bilancia del Brenno-Capezzone? L’ennesima sortita non ha mancato di suscitare sconcerto e sarcasmo in ambienti Rai, e qualche reazione politica. Il comunista Marco Rizzo, per esempio, continua a trovare «incredibile come i Radicali perseverino nel cimentarsi solo in azioni demagogiche, anche per quanto riguarda la Rai: occorrerebbe invece che l’azienda investa in qualità e professionalità, potenziando il suo ruolo di servizio pubblico. Gli italiani sono interessati al livello e alla qualità della Rai, non al risiko delle poltrone». Anche in questo caso, Capezzone non si è dato per vinto: «Vedo che, con grande zelo, l’onorevole Rizzo mi accusa di demagogia e quindi, di fatto, difende le manovre lottizzatorie in corso. Tanto impegno gli varrà un qualche “premio”? Io penso che gli italiani non solo sono interessati, ma anche molto arrabbiati per la presa della politica su un’azienda pagata dai cittadini». In effetti, senza cadere nella furia capezzoniana, resta difficile vedere le cose proprio come il leader della Margherita Rutelli che, a proposito dei nomi dei suoi «protetti» pubblicati dal sito radicale, ha detto di «faticare a trovare, nei nomi riportati, la caratterizzazione di un partito».