La Rai: nell’intervista con Berlusconi Annunziata ha violato la par condicio

Sostenuto dal cda, il direttore generale Meocci promette provvedimenti: mai più trasmissioni condotte da giornalisti che fanno trasparire le loro opinioni politiche

Francesca Angeli

da Roma

Basta con le violazioni della par condicio. Lucia Annunziata non si è mostrata neutrale mentre intervistava il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Non ci ha neanche provato. D’ora in poi però non potrà più parteggiare apertamente per il suo ospite, come ha fatto ad esempio quando ha accolto nello studio il leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti. E neppure, viceversa, potrà ostentare aperta contrarietà come ha fatto di fronte al premier. Un comportamento sleale sul quale d’ora in poi vigilerà ancora con maggior attenzione il direttore generale della Rai, Alfredo Meocci, che monitorerà tutta l’informazione Rai per assicurare una corretta applicazione della legge sulla par condicio. Iniziativa che vede il pieno appoggio e consenso di tutto il consiglio d’amministrazione.
Il presidente della Rai, Claudio Petruccioli aveva già denunciato la violazione della par condicio da parte dell’ex presidente Rai, Annunziata, diventando così il bersaglio preferito delle critiche del centrosinistra. Ieri però tutto il cda dell’azienda televisiva pubblica ha appoggiato la decisione del dg Meocci.
«Prenderò tutti i provvedimenti previsti dalla normativa in vigore a tutela della par condicio per garantire che nelle ulteriori puntate di questa come di ogni altra trasmissione e nei notiziari televisivi e radiofonici, venga rispettata nel modo più rigoroso la legge 28 del 2000 ed i relativi regolamenti», promette Meocci che si impegna pure a intervenire «ove necessario» per ristabilire «l’equilibrio, anche a tutela dell’Azienda e del suo consiglio d’amministrazione».
Al settimo piano di Viale Mazzini Meocci si presenta col regolamento dettato dalla par condicio alla mano. Il dg fa osservare ai consiglieri che «dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino a chiusura delle operazioni di voto, nel corso di qualunque trasmissione, è vietato a registi e conduttori manifestare anche in forma indiretta proprie preferenze politiche». E non solo, anche «i direttori responsabili dei programmi di approfondimento, i loro conduttori e registi» devono fare attenzione affinché «gli utenti non siano oggettivamente nella condizione di poter attribuire specifici orientamenti politici ai conduttori o alle testate». Insomma, il giornalista che conduce un programma non deve far trasparire come la pensa, anche se vota Rifondazione e di fronte si trova Ignazio La Russa. Dunque Meocci osserva che «considerato l’andamento della puntata del 12 marzo 2006 della trasmissione “In mezz’ora” condotta da Lucia Annunziata, si ravvisa che per una concomitanza di fattori non c'è stato l'adeguato rispetto della prescrizione», ovvero della par condicio.
Preso atto della violazione da parte della Annunziata, il cda si è diviso. Da un lato i consiglieri di centrodestra guidati da Marco Staderini chiedevano un segno forte: un atto di censura ad esempio nei confronti della giornalista. Punto sul quale i consiglieri di centrosinistra, tra i quali Sandro Curzi, si sono dissociati, chiedendo semmai a Meocci di sollecitare i responsabili di Tg1 e Tg2 a rispettare meglio i tempi da assegnare a ciascun leader.
Alla fine la soluzione è uscita ancora una volta dal cilindro di Meocci, cui è stato dato mandato di occuparsi del rispetto della par condicio in generale. Anche in attesa di quanto deciderà l’Autorità di garanzia nelle comunicazioni che domani affronterà il caso Annunziata. All’ordine del giorno della riunione, oltre a questo caso, anche l’esame dei dati del monitoraggio sulla par condicio relativi in particolare al Tg2 e al Tg4 tra l’11 febbraio e il 13 marzo, nonché alla puntata di Omnibus trasmessa su La7 il 13 marzo e, più in generale, chiarimenti interpretativi sulla disciplina della parità di accesso nelle trasmissioni di approfondimento informativo.