Rai, neppure il padre dell’Auditel piace all’opposizione

Mamma Rai ancora una volta resta orfana. La nomina del presidente dell’azienda televisiva pubblica si profila come una Mission impossible, forse anche per colpa di procedure più oscure persino di quelle imposte per l’elezione del Pontefice e che potrebbero dare un mucchio di lavoro all’ufficio legale dell’azienda.
Ieri l’assemblea degli azionisti della Rai su indicazione del ministro del Tesoro, Domenico Siniscalco, ha nominato Giulio Malgara, il presidente dell’Upa (l’organizzazione che riunisce gli investitori pubblicitari), consigliere d’amministrazione, dando anche l’indicazione per la sua nomina a presidente. Ma sicuramente Malgara non siederà mai su quella poltrona perché una manciata di secondi dopo l’annuncio del suo nome è arrivato secco il niet dell’opposizione. E dato che per essere eletto il presidente ha bisogno del via libera da parte dei due terzi della commissione di Vigilanza, che si riunirà martedì prossimo, la sua bocciatura è già scontata. Un altro candidato bruciato dopo Claudio Petruccioli, Andrea Monorchio e Vittorio Mathieu. Oggi si riunirà pure il consiglio d’amministrazione che dovrebbe ratificare la nomina di Malgara sempre da sottoporre poi però al vaglio della Vigilanza.
Ma il punto è che la Trimurti dell’opposizione ha già respinto con sdegno l’ipotesi che l’inventore e attuale presidente dell’Auditel, il sistema di rilevamento degli ascolti, possa essere un presidente di «garanzia» per l’azienda pubblica. Il leader dell’Unione, Romano Prodi, racconta di essere stato interpellato e di aver detto «che non era possibile trovare l’accordo » e che dunque Malgara «non avrebbe trovato la maggioranza dei voti in commissione». Il segretario della Quercia, Piero Fassino, chiede di «porre fine a questo balletto indecente». Per il leader della Margherita, Francesco Rutelli, Siniscalco è un marziano. «Ma da quale pianeta sbarca? Come può presentarsi come un ministro tecnico e poi formulare delle designazioni solo per porre i designati ad un immeritata bocciatura?», dice Rutelli.
«Sanno dire soltanto no, anche ad una persona esperta del settore», avrebbe commentato Silvio Berlusconi.
Che cosa succederà adesso? Le interpretazioni sono dubbie. Secondo il presidente della Vigilanza, Claudio Petruccioli, Malgara una volta respinto come presidente decade pure come consigliere. Ma dato che su questo punto la legge non è chiara (il che potrebbe aprire la strada a ricorsi costosissimi) nei corridoi Rai si ipotizzano scenari diversi. Siniscalco a questo punto non può fare nuovi nomi, a meno che Malgara rinunci. Potrebbe però nominare Angelo Maria Petroni,indicato come consigliere e già dentro il cda, come presidente. Una volta che la Vigilanza respingesse anche questa candidatura come presidente resterebbe l’attuale consigliere anziano Sandro Curzi, già facente funzione. E se Malgara non rinunciasse al posto da consigliere si verrebbe a delineare un cda con un presidente (Curzi) e due consiglieri (Nino Rizzo Nervo e Carlo Rognoni) in quota all’opposizione; un altro (Mario Staderini) flessibile; quattro (Giovanna Bianchi Clerici, Giuliano Urbani, Gennaro Malgieri e Petroni) in quota centrodestra e un imprenditore, Malgara, considerato uno dei padri del sistema pubblicitario. Si prospetta una lunga reggenza dell’ex direttore del tg3? In realtà Curzi potrebbe subire un brusco risveglio se Urbani, come annunciato informalmente, il 15 luglio fosse dichiarato incompatibile dall’Authority. A quel punto al suo posto potrebbe essere nominato un consigliere più anziano di Curzi, più di 75 anni, che automaticamente diventerebbe presidente.
\