Rai, il Pd litiga con se stesso, poi tenta l’accordo su Sorgi

Franceschini in un solo pomeriggio propone Levi, Guglielmi e Cheli. In
serata la trattativa si concentra sull’ex direttore di <em>Stampa</em> e Tg1

Roma Più bizzoso che mai il cavallo di viale Mazzini disarciona candidati a ripetizione. Il futuro presidente della Rai non fa a tempo a mettere un piede nella staffa che oplà, vola per terra.
In principio fu Ferruccio De Bortoli, il direttore del Sole 24Ore arrivato a un passo da piazzarsi in sella. Eppure aveva detto che le redini, lui, era disposto a prenderle in mano. Ma poi è caduto pure lui sui piedi del povero seconDario Franceschini, desideroso di fare un dispetto a Veltroni, segnalando il candidato giusto. E invece nisba. Alla ricerca spasmodica di un fantino condiviso si bruciano nomi a ripetizione. S’è pensato a «mister ex», Giovanni Maria Flick: ex ministro della Giustizia, ex presidente della Corte costituzionale. Ma il cavallo ha scalciato ancora prima che Flick si avvicinasse alla sua criniera. Allora perché non puntare su Arrigo Levi, uno che di giornalismo ne ha ruminato una vita? Ex direttore della Stampa, classe 1926, avrebbe lanciato il baio della tv di Stato verso i lidi giusti. E sia. Peccato che Levi non abbia neppure voluto avvicinarsi al maneggio: «Io alla presidenza della Rai? Ma nemmeno per sogno». Altro schiaffo in faccia al leader piddino. E il cavallo di viale Mazzini ancora a brucare senza guida.
Oddio, proprio scosso il cavallo non è. In sella, oggi, c’è Claudio Petruccioli. E alcuni, a sinistra, chiedono che sia ancora lui a far trottare mamma Rai. Ma nel Pd non tutti fanno il tifo per l’attuale condottiero. I dalemiani spingono perché il cavallo lo diriga uno come Pier Luigi Celli, manager che conosce a menadito il «maneggio» di viale Mazzini. Lo spingono il líder Massimo ma anche Pierluigi Bersani e perfino Luca Cordero di Montezemolo. Ma anche lui ha ingrossato le fila dei fantini bruciati. Altra ipotesi: Sergio Zavoli. Però: se si è già sudato sette camicie per piazzarlo sulla poltrona della Vigilanza, che senso ha toglierlo da lì? Per poi affrontare la grana della casella vuota in commissione? Meglio di no. Altro candidato incenerito. Nel pomeriggio all’imbizzarrito cavallo s’è avvicinato Angelo Guglielmi, ex direttore di Rai3 e oggi assessore di Sergio Cofferati: «Non posso dire nulla ma la mia generica disponibilità c’è», ha valorosamente ammesso Guglielmi. E Franceschini, per nascondere i dubbi tra i suoi, a scaricare la colpa sul Pdl: «Il no a Guglielmi è un brutto segnale». Insomma, dopo aver litigato tutto il giorno in casa Pd si reclama «chiarezza».
A mettere le mani giunte per far saltare in groppa il fantino giusto saranno Franceschini e Gianni Letta che anche ieri si sono visti nel tentativo di sbrogliare la matassa. Dieci minuti di summit fitto fitto. Finalmente trovato l’uomo giusto? Macché: i veti incrociati sono molti, troppi. Nel momento in cui Guglielmi pareva essere pronto per la galoppata ecco spuntare un altro concorrente: Marcello Sorgi, ex direttore del Tg1 e del quotidiano La Stampa. Inviato, esperto di terrorismo negli anni Settanta, cronista parlamentare, vicedirettore e poi numero uno del giornale di Torino. In Rai è entrato nel 1996 per dirigere il giornale radio. Qualche mese dopo è diventato responsabile del Tg1. Gli ultimi rumors lo danno quasi in sella anche se il cavallo continua a nitrire. A lui si sono già avvicinati Giorgio Assumma, presidente della Siae; Stefano Folli, Gianni Riotta, Paolo Ruffini, Francesco Paolo Casavola, Fabiano Fabiani. Bocciati tutti. Ma forse Sorgi... Sembra proprio pronto a salire in groppa anche se le sue chances sono tallonate da un altro concorrente, già dato per incenerito qualche ora prima: Enzo Cheli, ex presidente dell’autorità per le comunicazioni. Una girandola di nomi che non vuole fermarsi e che trascina con sé pure le future nomine dei Tg di Stato. Mauro Mazza, che oggi guida il Tg2, con somma gioia di An potrebbe spostarsi al Tg1 o, più probabile, sedersi sulla poltrona di direttore di Rai1. Si contende il ruolo di comando con Maurizio Belpietro, attuale direttore di Panorama. La Lega, invece, esulterebbe se vedesse Gianluigi Paragone a guidare il Tg2. Mentre alla vicedirezione generale potrebbe approdare Antonio Marano, oggi direttore di Rai2.