Rai, Petruccioli infuriato per i "vaffa" di Santoro

Il presidente attacca il conduttore di AnnoZero che ha trasmesso gli insulti di Grillo al V-day: "Danno incalcvolabile". Il giornalista: "Ho fatto il mio lavoro con ottimi risultati"

Milano - Per far arrabbiare Vittorio Sgarbi non ci vuole molto. Ma stavolta si sono infuriati un po’ tutti, dall’associazione dei senologi (i medici specialisti di tumori al seno), alle pazienti di Umberto Veronesi, alla Commissione di Vigilanza fino ai vertici della Rai. Tutta colpa di Beppe Grillo, anzi tutta colpa di Michele Santoro che nel suo Annozero di giovedì ha mandato in onda parte del comizio tenuto dal comico al secondo V-Day, prestando quindi a Grillo il megafono del servizio pubblico per attaccare giornalisti, medici, e anche il presidente della Repubblica.

Il presidente della Rai Claudio Petruccioli, espressione del centrosinistra, ha duramente criticato la scelta del conduttore, parlando di un «danno incalcolabile» per il servizio pubblico. «Santoro ha di nuovo messo il servizio pubblico a disposizione di Beppe Grillo che ha rivolto insulti inconcepibili e privi di qualunque giustificazione al presidente della Repubblica, oltreché ad una personalità universalmente stimata come il Professor Umberto Veronesi» ha spiegato Petruccioli in una nota diffusa ieri. Secondo il presidente di viale Mazzini «il danno, l’umiliazione e la vergogna che vengono alla Rai da questi episodi, sono incalcolabili. A nessuno è consentito confondere la libertà del giornalista e la responsabilità del conduttore con l’appalto, di fatto, della tv pubblica a terzi che ne fanno un uso arbitrario e indecente». Il caso potrebbe finire sul tavolo del Cda della Rai che si riunirà mercoledì prossimo come di consueto. Ma intanto Santoro respinge ogni accusa: «Ho fatto come sempre il mio lavoro, con ottimi risultati per l’azienda» spiega il conduttore. Sarebbe sbagliato, dice Santoro, riservare i dibattiti televisivi solo ai partiti e proibire a un «unico soggetto politico, Beppe Grillo, di esprimere il proprio pensiero. La Rai appartiene al pubblico e non ai partiti».

La Commissione di Vigilanza Rai però condivide la preoccupazione dell’azienda e parla di «linciaggio mediatico» per la risonanza data agli insulti a Umberto Veronesi (definito una «Spa» e ribattezzato «cancronesi») e al capo dello Stato Giorgio Napolitano. Concordano su questa linea anche due esponenti di opposti schieramenti come il presidente della Commissione Mario Landolfi (Pdl) e il vicepresidente Giorgio Merlo (Pd). Nessuna sorpresa comunque per Landolfi, perché «tanto tuonò che piovve». «Si sapeva che c’era una deriva in atto - dice Landolfi -. Forse Annozero è la trasmissione che maggiormente ha suscitato polemiche. L’autonomia del giornalista è un caposaldo da tutelare sempre, ma ogni volta c’è un limite che viene oltrepassato». Il limite è stato superato già diverse volte da Santoro, tanto da procurargli un richiamo dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Il presidente dell’AgCom Corrado Calabrò aveva additato già a febbraio Annozero per aver violato il pluralismo. Il programma di Santoro, in particolare in tre puntate sulla giustizia e sulla riforma della Tv, si era trasformato secondo l’AgCom in una «gogna mediatica» ispirata «più all’amore per l’audience che all’amore per la verità». Richiamo respinto da Santoro come «una censura pubblica, generica ed immotivata».

Santoro aveva già dedicato una puntata intera a Beppe Grillo, cercando anche di portarlo in studio tra gli ospiti, in occasione del primo Vaffa day. Anche questa volta il programma ha avuto un buon risultato di ascolto con il 15% di share, anche grazie ai battibecchi in studio. Protagonista Vittorio Sgarbi, che si è violentemente scontrato con Marco Travaglio e ha minacciato di andarsene dopo aver sentito il servizio con le parole di Grillo su Veronesi. «Questa è m... Basta!» ha tuonato Sgarbi che ora chiede un nuovo intervento dell’AgCom.