Rai, Di Pietro contro tutti: informazione uccisa

Scelti i sette del cda: Bianchi Clerici (Lega), Gorla, Rositani, Verro (Pdl), Rizzo Nervo, Van Straten (Pd), De Laurentiis (Udc). Mauro Masi direttore generale.
Idv assente alla votazione. Il Pd contro Tonino: "Non è l'unico garante della democrazia". Villari presenta ricorso alla Consulta

Roma - Cinque novità e due riconferme: la commissione di Vigilanza Rai presieduta da Sergio Zavoli ha scelto i sette consiglieri d'amministrazione di sua competenza che faranno parte del cda di Viale Mazzini: Giovanna Bianchi Clerici (Lega), Alessio Gorla, Guglielmo Rositani, Antonio Verro per il Pdl, Rodolfo De Laurentiis (Udc), Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten per il Pd.

L'Idv non si presenta alla votazione "Il parlamento si è riappropriato dei propri diritti e ha dato alla Rai gli strumenti per riprendere in mano l'azienda", commenta Zavoli al termine della votazione alla quale hanno partecipato 36 dei 40 componenti, mancava l'Italia dei valori ma l'assenza era annunciata. Ieri pomeriggio Antonio Di Pietro aveva, infatti, parlato di "ultimo atto di veltrusconismo". Non ha votato Marco Beltrandi che ha accusato il presidente di essersi prestato ad un'operazione di lottizzazione. Soddisfazione del sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, secondo il quale "finalmente viene assicurata al servizio pubblico Radiotelevisivo una governance forte e con un pieno mandato per mettere in condizione l'azienda di affrontare con tranquillità la sfida tecnologica e digitale".

Di Pietro: "Compiuto un delitto" "In questo governo di regime abbiamo assistito all’ennesima spartizione lottizzatoria della Rai". A puntare il dito contro il nuovo cda della Rai è il leader dell’IdV Antonio Di Pietro che convoca una conferenza stampa a Montecitorio per dire come con quest’atto "spartitorio", l’informazione "sia stata ammazzata". "Questo significa - prosegue Di Pietro - che al di là delle parole, quando si tratta di gestire il poltronificio, le varie forze politiche diventano un unico partito". Di Pietro ce l’ha anche con il Pd che ha preso parte a questa occupazione dei partiti della Rai: "Ognuno - sottolinea il deputato - ha fatto in modo di scegliersi il proprio controllore. E questo trovo che sia profondamente sbagliato. Non volevamo che la Rai fosse asservita ancora una volta alle logiche di partito. Ed è per questo che abbiamo deciso tempo fa di non prendere più parte ai lavori della commissione di Vigilanza. Non volevamo essere complici del delitto dell’informazione che si è perpetrato. Ma ora che il delitto è compiuto, torneremo a far sentire la nostra voce in commissione di Vigilanza". "Berlusconi - attacca Giulietti - la sua partita l’ha già vinta: ha mandato nel cda una squadra forte e operativa. Con l’obiettivo industriale di rafforzare l’alleanza Rai-Mediaset contro Sky, La7 e chiunque altro...". "E in più - aggiunge il portavoce di articolo 21 - Berlusconi ha detto qualcosa di molto più grave sulla quale non si è riflettuto abbastanza e cioè lui ha detto che il suo obiettivo sarà quello di espellere dal video tutti i temi sgraditi come la povertà e il malessere sociale". L’Idv, assicura Di Pietro, diventerà in commissione di Vigilanza una sorta di "sentinella della democrazia" per informare "l’opinione pubblica delle nefandezze che vengono commesse là dentro". Insomma, siamo arrivati al punto, avverte Di Pietro, in cui non si potrà "disturbare il manovratore".

Forza Italia lo contesta "Vedo che l’onorevole Di Pietro (che abita in tv, e tiene comizi a reti unificate, mattina, sera, giorno e notte, inclusi i giorni festivi, su qualunque argomento dello scibile umano) si lagna. Fossi in lui, mi dedicherei piuttosto a capire come mai, nonostante questa super-esposizione televisiva, i suoi risultati elettorali restino comunque così modesti". È la replica del portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone.

Pd contro Di Pietro "Con l’elezione del Cda la Rai inizia un nuovo cammino. E il servizio pubblico, soprattutto nel nostro paese, resta un baluardo decisivo a garanzia di un’informazione oggettiva ed imparziale e per garantire un insostituibile ed indispensabile pluralismo. Sotto questo aspetto, Di Pietro si tranquillizzi", Giorgio Merlo (Pd), vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, rivendica le scelte e attacca il leader dell'Idv. "Come tutti sanno nel nostro paese, Di Pietro non è l’unico custode della democrazia nè ha il monopolio della democrazia. In Commissione di Vigilanza non si è consumato alcun 'delitto dell’informazione'. Semplicemente si è dato un governo alla Rai nel rispetto delle leggi esistenti. Il resto appartiene alla propaganda, alla demagogia e all’inguaribile antipolitica", conclude Merlo.

La prossima convocazione Martedì prossimo 24 febbraio, in seconda convocazione, l'assemblea dei soci Rai nominerà ufficialmente i sette consiglieri e sarà probabilmente in quella occasione che il ministero dell'Economia indicherà il consigliere mancante e il presidente. Si va verso la riconferma di Angelo Maria Petroni e anche di Claudio Petruccioli anche se circolano i nomi di Giuliano Amato, Andrea Manzella e Sergio Mattarella per la presidenza. Sarà, poi, la Vigilanza a ratificare il presidente con voto a maggioranza di due terzi e la data della convocazione sarà decisa dall'ufficio di presidenza in calendario per mercoledì 25 alle 14. Ma per il Pd non c'é fretta e il capogruppo in Vigilanza Fabrizio Morri sottolinea che l'importante non sono i tempi ma trovare una figura di garanzia. Già alla fine della prossima settimana comunque il nuovo vertice Rai potrebbe essere al completo con il suo nuovo direttore generale nominato alla prima riunione: il candidato forte è sempre Mauro Masi.

Fine della fase di stallo Si mette così fine all'attesa che dura dal giugno dell'anno scorso, quando è scaduto l'attuale Cda che ancora oggi era al lavoro e si occupava, con un'audizione di Carlo Nardello, amministratore delegato di Rai Trade, della complessa vicenda dei diritti di Roberto Benigni. C'era qualcuno, ieri, alla sua ultima seduta come Giuliano Urbani e Carlo Rognoni, dei quali fino all'ultimo sembrava invece vicina la riconferma. I deputati e senatori della Vigilanza hanno messo i nomi dei consiglieri (5 voti per tutti, 6 per Rositani) nell'urna del seggio elettorale a San Macuto in una seduta notturna che arriva dopo nove mesi di battaglie per la formazione della bicamerale. Si è votato a partire dalle 20:30, ed è stata la prima iniziativa del nuovo presidente che sottolinea la brevità dei tempi.

Riconferme e volti nuovi Riconferma, quindi, per Bianchi Clerici in quota Lega e per Nino Rizzo Nervo (Pd-Margherita) che facevano parte del Cda uscente. Entra nel consiglio di Viale Mazzini per la prima volta lo scrittore Giorgio Van Straten (Pd-Ds) considerato vicino a Veltroni, il cui nome è stato scelto al termine di una lunga riunione del Pd nel giorno delle dimissioni del segretario, mentre una parte del partito voleva anche la riconferma di Carlo Rognoni. Entrano in Cda anche Antonio Verro, deputato di Forza Italia nella scorsa legislatura, l'attuale sindaco di Varapodio (Reggio Calabria) ed esponente di An Guglielmo Rositani e l'ex deputato Udc Rodolfo De Laurentiis. Naviga, invece, da molti anni in acque televisive Alessio Gorla, uomo Mediaset poi dirigente in Rai fino alla pensione nel 2006, e in seguito nella tv pubblica come consigliere d'amministrazione di Rai International.

Villari ricorre alla Consulta Il senatore Riccardo Villari, assistito dall’avvocato Antonio Baldassarre, ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale sollevando il conflitto di attribuzione contro le decisioni dei presidenti della Camera e del Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, a seguito dello scioglimento della commissione parlamentare di Vigilanza e della sua rimozione da presidente. Baldassarre, già presidente del Cda Rai nel 2002 e in precedenza presidente della Corte costituzionale, ha depositato ieri mattina il ricorso, cioè una relazione di 37 cartelle. La procedura prevede che la Corte costituzionale si riunisca in camera di consiglio per valutare l’ammissibilità del ricorso. In caso positivo, notificherà la decisione ai presidenti di Camera e Senato. Diversamente, la procedura viene chiusa.