Rai, il Pm vuole archiviare l’inchiesta Berlusconi-Saccà «E i tabulati vanno distrutti»

RomaNessun reato di corruzione compiuto da Silvio Berlusconi e da Agostino Saccà. Chiede l’archiviazione la Procura di Roma per il caso nato dalle intercettazioni del 2007, poi finite sulla stampa, delle telefonate tra il premier e il dirigente Rai per le segnalazioni di alcune starlette. Per i pm Sergio Colaiocco e Angelantonio Racanelli i due non avevano nulla da scambiare, anche in virtù «di un rapporto interpersonale risalente nel tempo», che consentiva al Cavaliere di fare segnalazioni «senza promettere o ottenere nulla in cambio». Dunque, non si può parlare di «accordo corruttivo». Anche perché Saccà non rivestiva la qualifica di «incaricato di pubblico servizio».
Coordinati dal procuratore Giovanni Ferrara, i due sostituti hanno chiesto al gip la distruzione di migliaia di brogliacci di conversazioni «irrilevanti», con i colloqui tra il Cavaliere, l’allora direttore di RaiFiction, politici, attrici, personaggi pubblici e del mondo economico, che con l’indagine nulla avevano a che fare secondo i magistrati capitolini. Tutto al macero, allora, «per assicurare il massimo della tutela possibile alla riservatezza dei soggetti coinvolti».
L’inchiesta nasce a Napoli, è lì oltre un anno fa la Procura chiede il rinvio a giudizio di Berlusconi e Saccà per corruzione. Ma a luglio il gup partenopeo decide il trasferimento del procedimento nella capitale. Ora il caso si sta per chiudere con un nulla di fatto anche per il filone partenopeo, che riguarda la commercialista Stefania Tucci e l’intermediario delle case di produzioni (l’americana Hbo e la tedesca Bavaria) Giuseppe Proietti per l’acquisto di programmi e format con pagamento estero su estero.
Saccà, sospeso nel dicembre 2007 in seguito all’inchiesta, era poi stato trasferito dal Cda di Viale Mazzini alla direzione commerciale dell’azienda. «Finalmente si è conclusa quest’incredibile vicenda - commenta il suo legale, Marcello Melandri - e ciò conferma l’estraneità di Saccà, restituendogli la sua onorabilità e confermando la sua professionalità e il suo attaccamento all’azienda». Ma per molti dirigenti del Pdl questa vicenda è anche la prova della necessità della nuova legge sulle intercettazioni, in questi giorni all’esame del Parlamento. «È l’esempio - dice Maurizio Gasparri - dell’abuso di questo strumento di indagine».