Rai: primo voto valido, ma Orlando non passa E' già scontro Pd-Pdl

Dopo cinque mesi e mezzo valida la votazione, ma il candito dell'Idv non raggiunge il quorum. E' battaglia: dalla terza chiama la maggioranza potrebbe decidere di eleggere un altro rappresentante dell'opposizione. Centrosinistra sulle barricate

Roma - Tutti a votare. Ma esplode la bagarre tra maggioranza e opposizione. Perché i componenti del Pdl della commissione di Vigilanza Rai, che si sono presentati a Palazzo San Macuto dopo cinque mesi e mezzo di sedute a vuoto, hanno scelto di votare scheda bianca. Chiaro segno che dalla maggioranza, come già ampiamente anticipato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non arriverà mai il consenso sull'elezione del deputato dell'Idv Leoluca Orlando alla presidenza. Anzi, dalla terza votazione quando il quorum si abbasserà a quota 21 voti, il centrodestra (che conta 19 voti) potrebbe scegliere di far convergere il suo supporto su un altro membro della commissione in quota Pd. Ma Antonello Soro (presidente dei deputati democratici) avverte: "Se succedesse quella persona si dimetterà immediatamente".

Primo voto valido Prima votazione valida per l’elezione del presidente della Vigilanza Rai. Su 36 votanti ha ottenuto 13 voti Leoluca Orlando (Idv), 19 sono state le schede bianche (tutti i commissario del Pdl), due i voti nulli, un voto per Vincenzo Vita (Pd) e uno per Fabrizio Morri (Pd). Il quorum necessario era di 24 voti, quindi nessuno è stato eletto. Il presidente di turno della commissione di Vigilanza Rai Giorgio Merlo (Pd), che aveva deciso da regolamento di procedere subito a una seconda votazione, ha accolto la posizione discordante dei capigruppo Pdl e Pd e ha fissato la convocazione per il prossimo voto sul presidente a domani mattina alle 9. Dalla terza poi, occorreranno solo 21 preferenze.

Voti mancanti Orlando non è stato votato da tutti i parlamentari del'opposizione. Il portavoce dell’Idv ha ricevuto 13 voti e considerando che egli stesso - per prassi - non si è votato e sommando le due assenze nel Pd (Melandri e Milana), ecco che sono mancati due voti al numero previsto. La minoranza conta infatti 18 tra deputati e senatori, e dunque Orlando, tenendo conto delle due assenze giustificate, ha poi spiegato il capogruppo del Pd Fabrizio Morri, in teoria avrebbe dovuto contare su almeno 15 voti, visto che lui non si sarebbe votato. Invece sono stati 13, e proprio questo elemento è stato subito sottolineato dal capogruppo del Pdl Alessio Butti al termine della seduta: "L’opposizione cambi candidato, lo stesso Orlando tenga conto del fatto di non essere stato votato da tutta la sua parte politica".

Il Pd apre, ma teme Se la maggioranza votasse per un esponente del Pd alla presidenza della Vigilanza sarebbe un atto"«di rottura politica-istituzionale molto grave". Lo dice Antonello Soro, capogruppo del Pd alla Camera. "Se partecipassero al voto sarebbe un passaggio importante, significa riconoscere all’opposizione la possibilità di eleggere il proprio candidato, un elementare adempimento di obblighi parlamentari. Diverso sarebbe se si configurasse quanto evocato in tono minaccioso, cioè la scelta di un candidato diverso. Sarebbe un atto di rottura politica istituzionale molto grave, un atto di violenza delle regole, un atto di illegalità ancora più grave di quello della vacanza reiterata di un organismo di vigilanza".

Ultimatum di Butti Una ventina di ore, forse anche meno, a disposizione del Pd per cambiare strategia sulla presidenza della commissione di Vigilanza Rai, cioè cambiare candidato, oppure "dovremo pensare a soluzioni estreme. Ci auguriamo che in queste 18 ore che mancano alla prossima seduta il centrosinistra apprezzi la novità della nostra presenza al voto" avverte Butti. Quindi il consiglio: "Ci sono nella minoranza persone con grande esperienza politica e anche capaci di trattare un tema come quello del servizio radiotelevisivo pubblico".

La replica di Merlo "Innanzitutto è un segnale positivo che il centrodestra, dopo 43 sedute mandate all’aria per un ostruzionismo record, si è presentato in commissione per eleggere il presidente". Lo sottolinea Merlo del Pd. "E, in secondo luogo, - aggiunge - è altresì importante ribadire che il candidato a presidente deve essere indicato dalle opposizioni. Qualunque forzatura su questo versante lederebbe definitivamente il rapporto tra maggioranza e opposizione offrendo un’immagine impresentabile della destra. Confido che domani si possa eleggere il presidente della Vigilanza seguendo la normale prassi parlamentare che, sino ad oggi, è sempre stata rispettata nella democrazia italiana" conclude Merlo.

Fumata nera in mattinata Un’altra seduta nulla, la 42ma, in commissione di Vigilanza Rai per l’elezione del nuovo presidente. Anche questa mattina è mancato il numero legale per l’assenza della maggioranza, mentre i rappresentanti della minoranza erano una decina, qualcuno in più - a dir il vero - rispetto ai giorni scorsi. Un segnale questo, forse, di una possibile e rapida evoluzione della situazione, nel senso che l’opposizione si attende - e in qualche modo teme - una sorta di blitz della maggioranza attraverso la confluenza di voti su un candidato diverso da quello finora proposto per la carica di presidente, Leoluca Orlando. È un’ipotesi che circola con insistenza. Basterà che ci siano dapprima due sedute valide, con numero legale quindi raggiunto, ma ancora non utili ad avere il presidente perchè occorrerebbero 24 voti su 40 e il Pdl non ne ha tanti a disposizione, e poi alla terza votazione valida il blitz potrebbe compiersi perchè di voti allora ne servirebbero solo 21, cioè la metà più dei componenti della commissione. E in questo caso il Pdl i numeri li ha e avrebbe buon gioco a votare persona diversa dal portavoce dell’Idv, dichiaratamente "non gradito".

L'attacco dell'Idv "È vergognoso che il capo di Mediaset decida chi può fare il presidente della Vigilanza Rai", ha detto il presidente dei deputati dell’Idv, Massimo Donadi, secondo cui la linea indicata dal premier Berlusconi rappresenta "la riprova di una deriva autoritaria" e "l’Italia dei Valori non starà a guardare interte questo sfascio istituzionale". "L’Italia - attacca - sta scivolando verso forme di autoritarismo sconosciute". Donadi si dice tranquillo su quello che sarà l’atteggiamento di Pd e Idv sulla questione: "Sono cinque mesi che dimostrano la loro correttezza". Per quanto riguarda, invece, il Pdl, Donadi osserva: "Da cinque mesi ci stanno ammorbando con ragionamenti patetici quanto ondivaghi su questo veto". Secondo Donadi, è evidente che "c’è un veto che viene da una sola persona e si chiama Silvio Berlusconi e i soldatini della Pdl fanno a gara ogni giorno per la palma del più obbediente". Ma, in questo modo "il Parlamento ha abdicato alle sue funzioni e le ha messe in mano a un conducator che si muove senza vincoli di decenza".

L'ultimatum di Bocchino "Attendiamo di sapere la decisione del Pd. Se loro indicano un nome diverso da quello di Orlando lo votiamo anche stasera, altrimenti ci prenderemo noi il carico di eleggere il presidente della commissione di Vigilanza Rai, indicando un esponente della minoranza". Italo Bocchino, presidente vicario del Pdl alla Camera, conversando con i giornalisti spiega la road map individuata dal suo gruppo. "Il patto tra gentiluomini prevede che l’opposizione esprima il presidente, ma non che lo imponga" ha affermato Bocchino per spiegare l’impasse di questi mesi. "C’è ormai la necessità di eleggere il presidente, ma il nome di Orlando per noi non è percorribile. Non c’è nessuna pregiudiziale da parte nostra, nemmeno sull’Idv perchè non sarebbe corretto. C’è però un giudizio negativo su Orlando dopo la sua infelice intervista".