Rai, la ricetta di Fassino: meno tv per Bruno Vespa

Il leader dei Ds: «Mi auguro maggiore pluralismo di conduzione» Il giornalista: «Biagi, Floris, Fazio... È vero, vado ridimensionato»

da Roma

Nel pieno rispetto dell’autonomia della Rai, Piero Fassino confessa che ha fatto indigestione di Vespa. Il segretario della Quercia rilascia un’intervista al mensile free press Pocket e parlando dell’azienda televisiva pubblica pesta i calli all’anchorman Bruno Vespa.
«Credo che sia una riduzione del pluralismo affidare per anni a un unico conduttore il principale contenitore di approfondimento politico», butta lì Fassino, che subito precisa: «La professionalità di Vespa non è in discussione, ma mi auguro un maggiore pluralismo di conduzione». Il traghettatore del futuro Partito Democratico poi si lancia anche in qualche giudizio di merito sulla tv generalista. Prima di tutto chiarisce di non aver mai «raccomandato nessuno» in Rai e poi chiede maggiore qualità per i programmi della Rai.
Vespa non prende troppo bene l’attacco di Fassino e replica pronto con l’elenco di tutti i giornalisti e i conduttori in quota centrosinistra. «Lunedì Biagi, martedì Floris, giovedì Santoro, venerdì Riotta con TV7, sabato Fazio, domenica Fazio, Annunziata, Dandini, Primo Piano dal lunedì al venerdì e tante altre cose. Tante voci, nessuna dalla parte dell’Unione. - commenta sarcastico Vespa -. Ha ragione Piero Fassino. Porta a Porta rappresenta una riduzione del pluralismo. Vespa va ridimensionato».
L’intervento di Fassino a gamba tesa su Vespa non piace all’opposizione. Il vicepresidente del Senato, Mario Baccini, Udc, ribalta la questione. «Più pluralità di voci? La richiesta andrebbe indirizzata a Santoro, Fazio, Dandini, Annunziata, Floris e l’elenco, come i telespettatori sanno bene, potrebbe continuare - dice Baccini -. Credo che il problema di Vespa e di Porta a Porta sia invece proprio la capacità di rappresentare tutti e la sua equidistanza».
Per il presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi, Fassino sbaglia due volte. La prima perché infila «la testa nei palinsesti e nelle conduzioni dei programmi televisivi proprio nel momento in cui predica l’autonomia della Rai dai partiti» e poi quando «suggerisce di innalzare il tasso di pluralismo ridimensionando il programma di Vespa che è proprio quello che svetta per equilibrio politico».
Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, quasi si stupisce. «Il neoliberale, il neosocialista Fassino, che al congresso di Firenze citava Eduard Bernstein, padre della socialdemocrazia, è improvvisamente scomparso - dice Bonaiuti -. Al suo posto è tornato invece il vetero-comunista e l’illiberale Fassino che chiede l’epurazione di Bruno Vespa dai programmi ancora non totalmente occupati della Rai».
A difendere Fassino interviene Roberto Cuillo, responsabile informazione dei Ds. «Il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha detto una cosa molto semplice: Bruno Vespa ha quattro serate a settimana. Questo è un dato che ogni italiano può verificare di persona accendendo la televisione tutte le sere. Non si capisce su cosa si indigna il centrodestra».