Rai in rosso di 40 milioni manda 40 inviati in Usa

I tg del servizio pubblico mandano un esercito di inviati per seguire Obama. In
partenza anche Riotta, Di Bella, Mineo e Caprarica. Per la tre giorni di
Berlusconi in Cina utilizzato solo un
corrispondente

Roma - Dopo attento sondaggio, a memoria di inviato Rai non si ricorda un precedente simile a quello di Pechino, dove viale Mazzini ha deciso di non mandare alcun giornalista a seguire la tre giorni di Silvio Berlusconi al vertice Asem. In Rai, infatti, consuetudine vuole che il premier sia «coperto» sempre da almeno tre inviati, uno per ogni tg, con il corrispondente locale di supporto. Per restare alla Cina, per esempio, la visita di Romano Prodi del 2006 - quando Angelo Rovati si dimise da consigliere economico di Palazzo Chigi - fu seguita da ben quattro inviati Rai (c’erano anche i servizi parlamentari). La settimana scorsa, invece, delle tre conferenze stampa di Berlusconi a Pechino s’è occupato solo il corrispondente locale perché, ha spiegato il dg Claudio Cappon ai direttori di testata, «è arrivato il momento di risparmiare».

E in effetti i venti di crisi sono arrivati fino a viale Mazzini visto che nell’ultimo trimestre (luglio-settembre) la Rai ha subito un vero e proprio tracollo pubblicitario: circa 40 milioni di euro in meno rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno e con prospettive ancora più cupe vista la difficile situazione economica. E dunque, verrebbe da dire, bene ha fatto Cappon a contingentare le trasferte, soprattutto quelle più costose. E poco importa che a Palazzo Chigi non abbiano troppo gradito il drastico ridimensionamento perché, fanno presente, «invece di passare da tre a nessuno si poteva magari ridurre da tre a uno». Ma si sa che quando c’è di mezzo la nomina del presidente della Vigilanza Rai e poi il giro di poltrone ai vertici di viale Mazzini (dai manager ai direttori di testate e tg) le cose si complicano sempre un po’.

Già, perché crisi, ristrettezze e crollo degli introiti pubblicitari sono sì riusciti ad azzerare la tre giorni in Cina ma non sono andati oltre piccoli ritocchi alla maxitrasferta americana della Rai in occasione delle presidenziali. Il paragone, è vero, regge fino a un certo punto, visto che la successione a George W. Bush rischia di essere uno degli eventi del decennio, soprattutto se alla Casa Bianca dovesse per la prima volta nella storia mettere piede un afroamericano. I numeri però non passano inosservati. Tra giornalisti e operatori, infatti, per i soli telegiornali sono previste circa trenta partenze con la pattuglia del Tg1 che la fa da padrona. Più altri cinque inviati (tre giornalisti e due tecnici) per Radio1 che però fa da service per tutte le edizioni dei Gr Rai (anche quelle di Radio2 e Radio3). A questi trentacinque va aggiunto il folto drappello di direttori, visto che con destinazione Stati Uniti partiranno Gianni Riotta (Tg1), Antonio Di Bella (Tg3), Corradino Mineo (RaiNews24) e Antonio Caprarica (RadioRai). A casa, insomma, resterà solo il direttore del Tg2 Mauro Mazza, per un totale di circa quaranta trasferte. A far di conto, dunque, una spesa che supera i 100mila euro solo per gli aerei più almeno 70mila euro per gli alberghi. Senza contare vitto, spostamenti e altre spese di trasferte.

Una copertura davvero in grande stile visto che negli States la Rai conta già quattro corrispondenti più un inviato che è stanziale da un anno e passa. E senza considerare che a New York c’è la sede principale di Rai Corporation, la consorziata che produce, distribuisce e commercializza i programmi Rai in tutto il continente americano. E che con le sue sole forze - spiegava nel 2007 ad America Oggi il neodirettore Fabrizio Maffei - produce ogni anno «una media di 2.500 servizi per i tre Tg, circa mille per il giornale radio, un totale di 60 ore di produzione giornalistica per RaiNews24 e circa 120 servizi giornalistici per Rai International».

A far da contraltare ai numeri Rai ci sono quelli di Sky, che certo di canali non ne ha tre e non deve occuparsi della copertura radiofonica. Sky Tg 24, però, si prepara a una diretta full time dal pomeriggio del 4 novembre al pomeriggio del 5 e da Roma sposterà a New York (dove ha un corrispondente e un collaboratore) solo Beppe Servergnini, editorialista del Corriere della Sera e volto di Sky, e un tecnico. Il direttore Emilio Carelli, per dirne una, pur avendo curato a lungo lo speciale America 2008 se ne resterà a Roma a coordinare il lavoro.