La Rai è sempre più prodiana

Con Riotta 61 minuti su 100 a premier e maggioranza. Mai tanto spazio al Cavaliere e alla Cdl ai tempi di Mimun. <strong><a href="/a.pic1?ID=223628">Curzi: &quot;Non voglio una Rai che parli solo prodiano&quot;</a></strong>. Intanto <strong><a href="/a.pic1?ID=223637">Celentano delude</a></strong>: ma <strong><a href="/a.pic1?ID=223633">Boncompagni lo difende</a></strong>

Roma - Era il 21 giugno 2006 quando Claudio Cappon ritornava alla direzione generale della Rai targata Unione. Il premier Prodi ci rimase un po’ male perché Palazzo Chigi puntava su Antonello Perricone, in seguito approdato a Rcs, ma il tandem Ds-Margherita impose il proprio diktat.
Ma il Professore sarebbe stato accontentato nel settembre dello stesso anno con la nomina di Gianni Riotta alla direzione del Tg1 e di Maurizio Braccialarghe alle Risorse Umane. Quest’ultimo, da giugno 2007, è il nuovo amministratore delegato di Sipra, la concessionaria pubblicitaria di Viale Mazzini, e ha lasciato il suo posto a un altro ulivista, Luciano Flussi. Il nuovo tg prodiano ha visto l’ascesa di giornalisti non ostili alla maggioranza come i vicedirettori David Sassoli e Raffaele Genah. Ma nella Rai targata centrosinistra sono tornati in auge anche gli «indignati speciali» nei confronti della Rai a guida Cdl come Daniela Tagliafico, già nel luglio 2006 a guida di Rai Quirinale.
La maggioranza non si è certo fermata qui e ha preso anche il controllo Rainews 24 con Corradino Mineo, di Rai International con Piero Badaloni e del Giornale Radio che il diessino Antonio Caprarica ha rivoluzionato a sua immagine e somiglianza. Tenuto conto che il Tg3 è storicamente schierato a sinistra gli unici «panda» dell’informazione di centrodestra sono rimasti Mauro Mazza al Tg2 e Giuliana Del Bufalo a Rai Parlamento.
Se le manovre e le dispute legali per la sostituzione del consigliere Angelo Maria Petroni con il prodiano Fabiano Fabiani non avessero ritardato l’azione di Cappon (il cda era ed è a maggioranza Cdl; ndr), anche le direzioni di rete sarebbero state interessate al rivolgimento con Giovanni Minoli, promesso direttore, al quale Rai Education ormai va stretta.
Nel frattempo, è proseguito il rinnovamento dei vertici delle società-satellite della Rai. Prima della fusione con la Margherita, i Ds si sono assicurati la presidenza di Rai Way con Francesco De Domenico e di Rai Trade con Renato Parascandolo. Senza dimenticare il recupero del guru della tivù intelligente di sinistra, Carlo Freccero, nominato presidente di Rai Sat (con il rifondarolo Giuseppe Gentili alla direzione generale) e dell’ulivista Pier Luigi Malesani alla presidenza di Rai International. Nomine «pesanti» anche nei corridoi di Viale Mazzini: il diessino Andrea Lorusso Caputi è andato alla Produzione e l’ulivista Gian Luca Veronesi alla Comunicazione e Immagine.
Sempre in quota Botteghino c’è Luca Balestrieri, capo del digitale terrestre e consigliere di amministrazione di Rai Way e di Rai International. In Rai, infatti, non c’è mai tempo per annoiarsi.