La Rai sfida il «Grande Fratello» con la fiction su Sant’Agostino

Del Noce: «La nostra mission è puntare sui contenuti di qualità». Preziosi: «La sua ricerca lo rende un uomo moderno anche oggi»

Roma - «Ama e fa’ quel che ti pare». Poche altre frasi racchiudono in una forma tanto semplice (e provocatoria) una verità universale. Ed è stato il semplice, universale (e provocatorio) Agostino d’Ippona, a formularla: il colosso della filosofia e della teologia che - con un coraggio non comune, bisogna ammetterlo - Raiuno proporrà domenica e lunedì in Sant’Agostino: fiction coprodotta dalla Lux Vide con Raifiction, per la regia di Christian Duguay e (nel ruolo del protagonista, in età rispettivamente giovane e matura) Alessandro Preziosi e Franco Nero.

«Sì, questo è davvero un uomo che ti provoca. E ti seduce - riflette Preziosi -. Non si tratta solo delle sue celebri riflessioni (oltre ad “Ama e fa’ quel che ti pare”, anche “L’uomo è ciò che ama”, o “Pensiamo di subire il male, e invece lo facciamo”): Agostino è grande anche perché conferisce verità alla parola. Con lui, cioè, le parole hanno un senso solo; e lo hanno per sempre. Oggi io sto interpretando in teatro Amleto. Ebbene: Amleto è quello che si pone tutte le domande; Agostino quello che dà tutte le risposte perché è un uomo moderno in cerca della verità». E in effetti colpisce che Raiuno proponga la vita di un padre e santo della Chiesa nonché fra i massimi filosofi della storia dell’umanità, nelle stesse sere in cui la concorrenza si accontenta di Amici o di Grande Fratello. «Ma proprio questa, è la missione della Rai», fa notare Fabrizio Del Noce che prevede share di ascolti «col 2 per primo numero. Tutte le nostre fiction, pur diversissime per genere, devono avere lo stesso elemento in comune. I contenuti. Non solo quando sono esplicitamente serie, come nel recente Gli ultimi del paradiso, ma anche quando sono divaganti e leggere, come Don Matteo».
Dopo averlo visto in anteprima a Castelgandolfo, papa Benedetto XVI ha detto a Del Noce (che è figlio di un filosofo): «Se suo padre fosse vivo, sarebbe fiero di questa fiction». «Il che conferma - osserva il direttore di Raifiction - che pur trattando argomenti difficili, il nostro Sant’Agostino ha una forma assolutamente divulgativa». Ma non sarebbe stato preferibile evitare di mandarlo contro programmi tanto popolari? «Avremmo mancato al significato stesso del prodotto. Che sta proprio nel confronto con proposte tanto più facili». «Il pubblico non è più quello degli anni ’50 o ’60», riflette Ettore Bernabei, presidente Rai appunto in quell’epoca, e ora presidente Lux. «Oggi il telespettatore non si accontenta più di banalità o di proposte narcotizzanti. Da vent’anni, e sempre con successo, la Lux propone fiction con valori di alto livello, ma coniugandole a formule di spettacolo divulgativo. I risultati? Con una favola che però parla di realtà, come Pinocchio, abbiamo fatto due milioni di spettatori in più di un reality con tanto di trans, come Grande Fratello, semplicemente perché non è la realtà».

Sant’Agostino (prodotto con larghezza e accuratezza di mezzi, e interpretato anche da Monica Guerritore, nei panni della madre del santo, Monica, e Andrea Giordana in quelli di Sant’Ambrogio) secondo padre Vittorino Grossi, preside dell’Università Lateranense, ha anche un altro merito: «Rende evidente la modernità del personaggio. Agostino è l’uomo che si converte tardi, a 29 anni, avendo il coraggio di rivoluzionare se stesso. È colui che dice “le guerre non si vincono con le guerre, ma al tavolo delle trattative”. O che raccomanda ai suoi preti di restare sempre coi loro fedeli. La sua esperienza, insomma, appartiene ancora a noi, oggi. Ancora oggi è l'immagine della Chiesa come noi tutti la sogniamo».