Rai, la sinistra sabota le nomine di Cappon

Roma - «Erano venuti per dividerci e invece si sono divisi». Il consigliere di amministrazione Rai in quota Fi, Giuliano Urbani, non risparmia una vena di sarcasmo nel commentare la bocciatura delle otto nomine proposte ieri al cda dal direttore generale Claudio Cappon. In un sol colpo sono saltate le designazioni di Giovanni Minoli come direttore di RaiDue al posto di Antonio Marano il cui trasferimento al Coordinamento sedi regionali non è andato a buon fine. Idem per il repêchage di Carlo Freccero alla presidenza di RaiSat e di Alberto Barbera alla guida di Rai Cinema. Silurati anche Scaglia, Del Bracco, Malesani e Sartori.
L’aspetto più clamoroso è rappresentato dal fatto che oltre all’opposizione dei 5 membri di area Cdl (che rappresentano ancora la maggioranza) un altro consigliere di centrosinistra ha contribuito al rovescio delle proposte di Cappon astenendosi o votando contro tranne che su Freccero e Minoli.
Ieri si è votato con lo scrutinio segreto richiesto proprio da Urbani per far emergere le contraddizioni del centrosinistra e individuare la «talpa» non è semplice. Le voci di corridoio portano a Nino Rizzo Nervo (area Dl) o a Sandro Curzi (vicino al Prc) considerato che il presidente diessino Claudio Petruccioli ha subito dichiarato di appoggiare le proposte del direttore generale. Entrambi hanno espresso il proprio rammarico a Minoli, Freccero e Barbera. L’altro consigliere in area Quercia, Carlo Rognoni, ha accusato la Cdl di aver messo «in stallo» l’azienda ribadendo di non essersi astenuto su Barbera, dunque la sua fedeltà alla linea pare un fatto assodato. I dubbi comunque restano vista la sostanziale mancanza di entusiasmo per le proposte di Cappon da parte dei consiglieri di centrosinistra nel corso del dibattito in cda.
Dopo le iniziali diffidenze (Prodi tifava per Perricone, ndr), tra Palazzo Chigi e direzione generale si era stabilita una buona sintonia. Le otto bocciature di ieri potrebbero perciò rappresentare un nuovo episodio di sfaldamento della maggioranza», ha rilevato Alessio Butti, responsabile informazione di An. Il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Mario Landolfi (An), invece, si è domandato «chi o che cosa abbia ispirato l’anomalo comportamento del dg».
Il direttore generale, che aveva rifiutato l’invito a ritirare le candidature, è rimasto in silenzio dopo il no alle sue proposte. La situazione è critica e la permanenza del manager di scuola Iri al settimo piano di viale Mazzini non è scontata. Il responsabile informazione della Margherita, Renzo Lusetti, ha sollecitato l’intervento del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Certo, la rimozione di Angelo Maria Petroni, designato da Giulio Tremonti, ormai non è più all’ordine del giorno (tranne che per Angelo Bonelli dei verdi) né la fragilità dell’Unione sembra avallare l’ipotesi di soluzioni di forza. Come ha sottolineato lo stesso Urbani «proposte di nomina maggiormente condivise avrebbero trovato ben altra accoglienza».