LA RAI SNOBBA LE «SUE» OLIMPIADI

Davvero curioso, a una manciata di settimane dall'inizio delle Olimpiadi invernali, il silenzio televisivo sull'avvenimento, specie della Rai che trasmetterà le gare e che in situazioni simili, di fronte a eventi sportivi straordinari come è a tutti gli effetti un’Olimpiade, dovrebbe iniziare a farne crescere l'attesa con ben altra forza e tempismo. Il silenzio è ancora più assurdo in considerazione del fatto che questa volta le gare si svolgeranno in Italia, il che rende l'occasione più significativa, degna di attenzione e anche di legittimo entusiasmo. Non capita tutti i lustri di poter ospitare un momento clou della storia sportiva mondiale, e per molto meno (si pensi alla grancassa destinata a partite di calcio di routine, o a manifestazioni a cadenza annuale come il Festival di Sanremo) il battage diventa imponente e persino fastidioso per la sua insistenza e maniacale ossessività. Per le Olimpiadi di Torino nulla o quasi. Solo da qualche giorno passa in video uno striminzito spot che ci avvisa del prossimo impegno della Rai per l'occasione, ma è davvero poco e non se ne capisce il motivo. Mancano per il momento adeguati servizi giornalistici di avvicinamento alla manifestazione, in un'epoca che fa dell'introduzione agli avvenimenti un punto di forza delle proprie abitudini mediatiche. Non si notano ancora spazi destinati a pubblicizzare le bellezze e le particolarità ambientali dei luoghi dove si svolgeranno le gare, in anni in cui la televisione è solita dedicare programmi e ore di trasmissione al nostro territorio e alle sue tradizioni. Finora timidi, tutto sommato, anche gli attestati di interesse per la nostra squadra di sci che conta un campione, Giorgio Rocca, già in grado di diventare un veicolo di grande conoscenza e diffusione di uno sport che ultimamente attraversava un evidente periodo di crisi sia sul fronte dei risultati che dell'appeal sul grande pubblico. La tiepida attenzione preventiva destinata alle Olimpiadi di Torino dalla Tv è già fonte di una certa ilarità presso la stampa estera, mai tenera con noi specie quando gliene diamo l'occasione in modo così smaccato. È un bel paradosso, quello di un Paese organizzatore che fa così poco per promozionare, far conoscere, convogliare attesa e interesse verso ciò che lo riguarda così da vicino. È anche un rovesciamento di quel principio che viene insegnato a ogni giornalista che si avvicina alla professione: ricordati che una piccola notizia legata al territorio dove si vive diventa più importante di una notizia più grande ma «lontana». Nel caso delle Olimpiadi «italiane» la grande notizia ci sarebbe tutta, ma la nostra tivù se ne cura poco.