Rai, vicino l’esilio del «martire» Petroni

da Roma

Cattive notizie per Angelo Maria Petroni. Il Tar del Lazio ha respinto l’istanza con cui il membro del cda chiedeva di sospendere l’assemblea, in calendario per il 10 e l’11 settembre, che gli revocherà l’incarico nominando un nuovo amministratore.
Una decisione presa da Claudio Petruccioli lo scorso 20 agosto quando, assenti tutti i consiglieri Cdl, in cda manca ancora il numero legale. Il presidente della Rai dà così via libera al Collegio dei sindaci per la convocazione dell’assemblea. Lo stesso giorno, i legali di Petroni chiedono nuovamente al Tar una sospensiva d’urgenza per bloccarla, contestando il fatto che sia stata fissata «senza nessuna rivalutazione della consistenza attuale dell’interesse pubblico», ossia senza tener conto del fatto che negli ultimi due mesi il cda Rai abbia lavorato regolarmente, con tanto di infornata di nomine. Ma i giudici hanno usato una sola riga per prendere atto dell’ordinanza con la quale il Consiglio di Stato, il 31 luglio scorso, aveva accolto il ricorso del governo contro la sospensione delle procedure di revoca disposte in precedenza dallo stesso Tar del Lazio. E hanno dato appuntamento al prossimo 8 novembre, quando i giochi saranno ormai fatti, per l’udienza pubblica sulla trattazione della causa. Si avvicina quindi la vittoria di Tps? Certo, la sostituzione ci sarà, ma non è detto che la vicenda si chiuda tra dieci giorni. «Stiamo lavorando intorno a un paio di idee», dice Filippo Satta, avvocato di Petroni, che non esclude neppure un ulteriore tentativo legale per fermare l’assemblea dei soci. Satta guarda comunque all’8 novembre, quando la Sezione terza del Tar del Lazio si pronuncerà sul merito della questione. Se i giudici amministrativi dessero ragione a Petroni, questi dovrebbe essere risarcito del danno. Da parte sua, il consigliere Udc Marco Staderini invita Petroni ad avviare un’azione civile ex articolo 700 per evitare di essere estromesso. C’è poi Mario Landolfi, che aspetta Padoa-Schioppa in Commissione il 5 settembre. Se il ministro dell’Economia continuerà a sostenere che la Vigilanza non ha voce in capitolo sulla rimozione, Landolfi intende sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale. Un’iniziativa su cui dovrebbe in ogni caso pronunciarsi la commissione, a maggioranza di centrosinistra, in cui però Udeur e Idv vorrebbero che andasse a casa l’intero cda.
E mentre il leghista Roberto Calderoli la butta sull’ironia («onore al martire Petroni, sacrificato sull’altare del Politburo»), a conferma che in casa Cdl non ci si dà per vinti, arrivano le parole di Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi e vicepresidente della Commissione di vigilanza: «Non bastava a questi controllori dell’informazione avere già occupato la Rai al 99%. Esultano perché pensano di poter eliminare anche l’ultimo punto di equilibrio, Petroni, per sostituirlo con una persona di fiducia del duo Prodi-Padoa Schioppa».