Rai, Villari: "Tra le priorità nomina nuovo cda" Zavoli avverte: non starò sulla graticola a lungo

Il presidente della commissione: "Mi batterò affinché non sia la
politica a gestire l’azienda Rai". L'irritazione del candidato condiviso da
maggioranza e opposizione: "Arrivato a un centimetro dal ridicolo, sono pronto a lasciare". Il Pd: "Sgarbo istituzionale

Roma - Continua la soap opera a Palazzo San macuto. Il presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai tiene duro e non molla. Il candidato designato dal Parlamento, invece, si irrita e minaccia di lasciare. "Tra le priorità della Commissione di Vigilanza c'è indubbiamente il ricambio dei vertici Rai e la nomina dei nuovi consiglieri di amministrazione", afferma Villari in un'intervista al blog di Pieluigi Diaco. In mattinata Zavoli aveva avvertito: "A limite del ridico, sono pronto a lasciare".

Le priorità di Villari Tra le priorità della commissione di Vigilanza Rai "c’è indubbiamente il ricambio dei vertici e la nomina dei nuovi consiglieri di amministrazione". Ci sono degli atti dovuti che la Commissione che presiedo deve portare a compimento, e questi atti verranno concordati nei prossimi giorni insieme ai membri della Commissione. Intendo stabilire i tempi con l’Ufficio di Presidenza", ha spiegato il presidente della Vigilanza Rai. Villari aggiunge: "Voglio dire comunque che la Rai è un’azienda straordinaria, ricca di talenti e professionalità: è un motore culturale per tutto il Paese. Voglio prendermi pubblicamente un impegno: mi batterò affinchè non sia la politica a gestire l’azienda Rai". 

L'ultimatum di Zavoli "Sulla graticola non ci resterò più di tanto. Arrivato a un centimetro dal ridicolo, lascio". Cosi, Sergio Zavoli, il senatore del Pd, candidato condiviso da maggioranza e opposizione per la commissione parlamentare di Vigilanza, delinea la sua posizione, in attesa delle scelte dell’attuale presidente, Riccardo Villari. Quanto al tempo che intende aspettare prima di ritirare la sua disponibilità, Zavoli, al termine dei funerali di Sandro Curzi, afferma che "dipende da come matura la questione, ma non può non maturare in tempi brevi".

Idv: "Nessuna alternativa alle dimissioni" "Non ci sono alternative alle dimissioni di Villari da presidente della commissione di Vigilanza Rai", ha affermato il presidente dei senatori dell’Idv Felice Belisario. "L’IdV è contraria al teatrino della politica. La commissione è delegittimata perchè il presidente è stato eletto direttamente dalla maggioranza che adesso - sostiene Belisario - non può ipocritamente cercare di ribaltare sull’opposizione la responsabilità di tale scelta, avvenuta in totale spregio di ogni consuetudine parlamentare". "La Commissione è delegittimata perché il presidente è stato eletto direttamente dalla maggioranza che adesso - sostiene il presidente del Gruppo di Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario - non può ipocritamente cercare di ribaltare sull’opposizione la responsabilità di tale scelta, avvenuta in totale spregio di ogni consuetudine parlamentare".

Finocchiaro contro Villari: "Sgarbo istituzionale" "L’invito alle dimissioni al senatore Villari è venuto dalle più alte cariche dello Stato, è venuto dal presidente del Consiglio, è venuto dal presidente della Camera, è venuto dal presidente del Senato, questi ultimi due sono loro a nominare i componenti della Commissione di vigilanza, quindi lo sgarbo istituzionale, direi la rottura istituzionale è ancora più evidente, più forte", sottolinea la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, intervistata da Maurizio Belpietro per Panorama del giorno sulla decisione del senatore Riccardo Villari, espulso dal suo partito, di conservare la carica di presidente della commissione di Vigilanza della Rai. Secondo Anna Finocchiaro, questa situazione "crea un imbarazzo molto forte nella seconda e nella terza carica istituzionale dello Stato, al di là dell’invito del presidente del Consiglio".

Il Pdl punta sulla moral suasion Il Pdl non condivide l’ipotesi di una sfiducia nei confronti di Pasquale Villari, ma preferisce la strada della moral suasion per convincere il presidente della Vigilanza Rai a lasciare l’incarico. Sono stati i vertici del Pdl alla Camera e al Senato a spiegare, in una lunga lettera al Corriere della Sera, la posizione della maggioranza nella vicenda. Dal momento che "sono state accreditate fantasiose divisioni della maggioranza", è "doverosa la ricostruzione dei fatti", hanno spiegato Fabrizio Cicchitto, Italo Bocchino, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Intanto, hanno ricordato, "le votazioni parlamentari che richiedono il concorso di maggioranza e opposizione implicano uno sforzo di condivisione". Invece il Pd "ha avanzato la candidatura di Leoluca Orlando senza alcuna consultazione preliminare". E "il centrodestra ha replicato esprimendo forti perplessità per l’ipotesi che una commissione di garanzia possa essere presieduta da un rappresentante di un partito che vuole fare sull’informazione pubblica una battaglia di parte". Nonostante tutto, il Pdl ha provato "a superare quel no", hanno assicurato, ma poi ci sono state dichiarazioni di Orlando "sull’autoritarismo" di Berlusconi, che hanno portato a chiudere ogni porta. In più si è aggiunta la vicenda Pecorella. E visto che il deputato del Pdl ha fatto "un passo indietro" nella sua candidatura alla Consulta. "Sembrava a quel punto scontato, e non solo a noi" che "si giungesse a un’analoga sostituzione del candidato alla presidenza Rai".