Rai, Villari risponde no anche a Fini e Schifani: non posso dimettermi

RomaUna lettera, un comunicato di precisazione, una denuncia con apertura di un fascicolo da parte della Procura di Roma e financo un’ipotesi di scioglimento di uno dei due rami del Parlamento. Non è una riscrittura in chiave contemporanea di Hellzapoppin, è solo la cronaca di quanto il caso-Villari ha prodotto in un sabato che si preannunciava tranquillo.
La lettera Ieri pomeriggio è stato diffuso il contenuto della lettera del presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai in risposta alla missiva dei presidenti di Senato e Camera, Schifani e Fini, che invitavano per l’ennesima volta Villari al beau geste delle dimissioni. Nella lettera del senatore, secondo quanto si apprendeva, si sottolinea il vincolo al mandato ricevuto sebbene si manifesti la più completa disponibilità alla ricerca di una soluzione politica insieme ai colleghi della commissione. Tra le righe parrebbe di leggere una volontà di mantenere quell’incarico dal quale maggioranza e opposizione auspicano un passo indietro.
La precisazione «Sono stupito per la diffusione del testo della mia lettera e ancor più stupito mi lasciano i titoli e le considerazioni sul contenuto», ha dichiarato Villari in una nota diffusa nel tardo pomeriggio. «Nella missiva - prosegue - comunico ai presidenti di condividere la loro preoccupazione per lo stato in cui si trova la commissione e specifico che mi impegnerò in futuro a valutare con serenità la situazione insieme ai colleghi della commissione». Le parole, tuttavia, appaiono più una precisazione ai titoli delle agenzie («Villari: “Non lascio”») che una sostanziale inversione di rotta.
L’indagine Ieri la Procura di Roma ha reso noto di aver aperto un fascicolo processuale con l’ipotesi di reato di interruzione di pubblico servizio. L’intervento della magistratura è stato determinato da una denuncia presentata venerdì dal leader radicale Marco Pannella nella quale si faceva riferimento «alla situazione in cui versa la commissione i cui lavori vengono preordinatamente disertati dai parlamentari al fine di costringere il presidente regolarmente eletto a dimettersi».
La denuncia L’anziano fondatore del Partito radicale ha avviato da settimane una nuova battaglia per la legalità. Questa volta l’obiettivo è il funzionamento della Vigilanza Rai, disertata sia dal centrodestra che dal centrosinistra (sin dall’espulsione di Villari a novembre). Solo due «giapponesi» insieme con Villari partecipano alle sedute: l’Mpa Sardelli e il radicale in quota Pd Beltrandi. Quest’ultimo occupa la commissione a San Macuto e digiuna insieme a Pannella per «la praticabilità democratica delle istituzioni». La denuncia chiede che la magistratura indaghi su quei parlamentari, «ottemperando a un illegittimo ordine di partito, hanno disertato i lavori della Commissione stessa impedendone così il funzionamento al fine di costringere il presidente, regolarmente eletto, a dimettersi».
L’escamotage La denuncia di Pannella contro i parlamentari è sostenuta da un cavillo. Deputati e senatori, in questo caso, non potrebbero godere di alcuna immunità sul versante penale, dato che l’articolo 68 della Costituzione prevede esclusivamente l’insindacabilità delle opinioni e dei voti espressi dal parlamentare nell’esercizio delle funzioni.
Lo scioglimento L’ipotesi di revoca di Villari, studiata dai giuristi di Camera e Senato su mandato dei presidenti, non è il solo percorso praticabile. Il costituzionalista del Pd, Stefano Ceccanti, ha proposto lo scioglimento anticipato della Vigilanza «di fronte all’accertata volontà di Villari di continuare a impedire l’efficiente funzionamento della commissione» come via d’uscita «spiacevolissima ma del tutto legittima e doverosa». Più in là si è spinto il coordinatore delle segreterie della Lega, Roberto Calderoli. «Plaudiamo al suo attaccamento al lavoro - ha commentato - ma ora si dimetta, lo faccia subito, prima che si mettano in essere gli strumenti, già individuati, per rimuoverlo. Nei confronti delle Camere il presidente della Repubblica può arrivare allo scioglimento di una delle stesse». Un invito estremo a farsi da parte con «l’onore delle armi».
Lo spot Il portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone, ha osservato che «la vicenda da vaudeville si sta trasformando in uno spot contro la politica e le istituzioni». Ma, come ha sottolineato il vicecapogruppo del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, «occorre trovare una soluzione consona senza offendere in nessun modo le istituzioni». Praticamente un rompicapo.