«Prima del raid assassino due tentativi andati a vuoto»

I coniugi Romano confessano: «Costretti a desistere per la presenza dei vicini di casa»

Raffaella Castagna e il suo piccolo Youssef avevano la sorte segnata. Non dal destino, ma dall’odio dei loro implacabili vicini di casa. Olindo Romano e sua moglie Rosa Bazzi ieri hanno ammesso davanti al Gip di Como che, nelle settimane precedenti alla strage, già in due occasioni erano andati - armati di coltelli e spranga - a suonare alla porta dei Marzouk per «regolare la faccenda». Entrambe le volte la spedizione punitiva andò a monte a causa della presenza dei vicini. Lo stesso «inconveniente» nel quale i Romano si sono imbattuti nel tragico lunedì sera dell’11 dicembre, ma in quell’occasione la coppia decise che la strage andava compiuta comunque, anche a costo di coinvolgere nella mattanza i coniugi Frigerio, testimoni casuali del raid assassino.
Ieri i «demoni di Erba» (così come li hanno ribattezzati in paese) hanno riconfessato i quattro omicidi e il tentato omicidio, smentendo però qualsiasi premeditazione: «Volevamo dargli solo una lezione». Una «lezione» per la quale si erano portati dietro due coltelli e una spranga.
Cercano di giustificarsi Olindo e Rosa, ma in realtà queste sono parole che aggravano la loro posizione processuale. Essere partiti da casa armati e con l’intenzione di «fare del male» a Raffaella Castagna e a suo figlio di 2 anni Youssef dimostrano proprio quelle premeditazione che stanno tentando disperatamente di escludere.
Dal carcere dove sono rinchiusi, gli autori del massacro confermano che volevano «solo» minacciare quella mamma e quel bimbo «troppo rumorosi». Che davano «fastidio», che «disturbavano».
Olindo e Rosa volevano «solo» impaurirli alla vigilia di un’udienza in tribunale dove i Romano dovevano spiegare perché in più occasioni avevano ingiuriato, picchiato e pedinato la povera Raffaella. Poi, evidentemente, la «lezione» è degenerata finendo nel gorgo di sangue che ha risucchiato tutto e tutti. Un raid trasformatosi in carneficina con altre due vittime: Paola Galli, nonna del piccolo Youssef e l’amica Valeria Cherubini, vicina di casa di Raffaella. Unico superstite del commando della porta accanto Mario Frigerio, l’uomo che ha riconosciuto Olindo Romano mentre quest’ultimo era sopra di lui nel tentativo di sgozzarlo.
Pochi minuti prima marito e moglie sarebbero andati a bussare all'appartamento dei Castagna con l'intenzione di «picchiare», di «menare le mani», sia per le liti pregresse sia per quell'atto di citazione che era stato loro notificato appena un mese fa.
La furia - secondo la versione dei Romano - sarebbe scattata per la reazione di Raffaella. A perdere il controllo per prima è Angela Rosa. Poi si scatena la furia omicida. Un massacro. L’ultimo atto è la morte del piccolo Youssef. La donna si avventa lui. Il bimbo tenta di ripararsi, ma i fendenti della donna lo finiscono in pochi secondi. A pochi metri di distanza il marito sta «completando l’opera» con le altre vittime.
Nell’interrogatorio di ieri, Olindo e Rosa avrebbero tentato di scagionarsi a vicenda davanti ai magistrati, ma con scarsi risultati; i Pm parlano infatti di «uguali responsabilità». Intanto il difensore dei coniugi Romano, Pietro Troiano, ha annunciato che chiederà per loro una perizia psichiatrica. Lo stesso legale ha anche detto di volersi impegnare affinché si giunga «quanto prima al processo». Nessun dubbio circa la strategia di difesa: «I mie clienti negano la premeditazione e dicono che non volevano uccidere. Inoltre, alla luce di molte contraddizioni, bisognerà valutare meglio le posizioni di entrambi». L'avvocato ha poi aggiunto che l'unica richiesta che gli è stata avanzata dai due coniugi è quella che si possano vedere. Cosa che può avvenire solo su consenso della Procura.
Nell’attesa il Gip ha convalidato il fermo e la custodia cautelare in carcere per entrambi. Prima che Rosa e Olindo si riabbraccino, potrebbe passare molto tempo.