Raid contro i frati: fermati quattro romeni

Quattro pregiudicati di origine romena sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di essere gli autori della <strong><a href="/a.pic1?ID=286195">violenta rapina del 26 agosto</a></strong> scorso, al convento di Belmonte. Uno dei rapinatori era stato ospitato nel convento<br />

Torino - Una rapina da arancia meccanica che sconvolse l'estate di un paesino in provincia di Torino. Ora quattro pregiudicati di origine romena sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di essere gli autori della violenta rapina del 26 agosto scorso, al convento di Belmonte (Torino), nel corso della quale quattro frati furono presi a bastonate provocando loro lesioni gravissime. Gli arrestati sono stati bloccati rispettivamente a Modena, in Spagna, Svizzera e Austria, dove si erano nascosti dopo il sanguinoso raid contro i religiosi. I carabinieri del comando provinciale di Torino ritengono che gli arrestati siano i componenti di una banda criminale specializzata in furti e rapine.

Avevano ospitato un rapinatore Era stato ospite del convento, dove dava una mano ai religiosi con qualche lavoretto, uno dei quattro romeni, fra cui due fratelli, arrestati dai carabinieri di Torino con l’accusa di essere i responsabili della violenta rapina, con aggressione a colpi di bastone, ai quattro frati del convento di Belmonte, fra cui il priore che è tuttora ricoverato in gravi condizioni. È quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Procura di Ivrea, che hanno portato ai quattro fermi eseguiti a Modena, in Svizzera e in Austria, dove due dei sospetti erano fuggiti nel giro di 24 ore dopo essere stati identificati in Spagna dove stavano per essere raggiunti da un mandato di arresto internazionale.

Indagini difficoltose
A ricostruire i particolari di un’indagine definita "di estrema difficoltà anche perchè non avevamo nulla da cui partire" sono il procuratore capo di Ivrea Elena Daloisio e il comandante provinciale dei Carabinieri di Torino, colonnello Antonio De Vita che sottolinea che "abbiamo dato una risposta mantenendo un impegno che avevamo preso non solo con tutte le autorità e con chi in quei giorni aveva manifestato profonda preoccupazione per quel che era successo, ma con tutti quelli che avevano manifestato dolore e preoccupazione per questo grave episodio".

Ospitalità in cambio di lavoro
Il procuratore Daloisio spiega poi che quanto emerso nel corso delle investigazioni ha confermato "l’ipotesi iniziale che gli aggressori conoscessero bene il luogo, le abitudini di vita dei frati e quante persone erano presenti in quel momento. Per questo -prosegue il procuratore- abbiamo incentrato le indagini sulle persone che frequentavano o avevano frequentato il convento, accertando che c’erano alcuni stranieri a cui il priore, frate Baldin, offriva ospitalità e assistenza in cambio di piccoli lavori". Fra queste persone è emersa la figura di un romeno di 22 anni che era stato ospite del convento nel 2007 e che si era poi allontanato, ma la cui presenza in zona, insieme ad altri tre connazionali, è stata accertata dai carabinieri in tre occasioni, quella dell’aggressione e l’aggressione e due furti al convento avvenuti nei giorni precedenti.

Minacce al priore Dalle indagini è emerso anche che il priore si era confidato con qualcuno dicendo di essere preoccupato perchè aveva subito delle minacce, anche la mattina stessa dell’aggressione, tanto che subito dopo si era rivolto al suo elettricista di fiducia per fargli montare un sistema d’allarme sul cancello. Il fato ha voluto che il frate rimandasse al mattino successivo l’appuntamento con l’elettricista che sarebbe già stato disponibile a installare l’allarme quella sera stessa, quando ci fu invece la brutale aggressione.
econdo quanto ricostruito dai carabinieri i quattro romeni si sarebbero introdotti da un varco che conoscevano, armandosi di bastoni trovati sul posto con cui hanno poi picchiato selvaggiamente i religiosi frugando soltanto nelle loro quattro celle e non nelle altre presenti al convento. Gli accertamenti successivi al fatto hanno permesso ai militari di identificare il giovane romeno che era stato ospite del santuario e di risalire anche agli altri tre. I quattro, che hanno dimostrato una grande capacità di muoversi sul territorio europeo. Gli investigatori sottolineano la grande collaborazione degli stati esteri in cui gli aggressori si erano rifugiati. Uno dei quattro è stato arrestato in Italia, a Modena, dove era detenuto per furto. Gli aggressori hanno fra i 21 e i 31 anni.

Agressione in convento La sera del 26 agosto i romeni, armati di bastoni e con il volto coperto, avevano ferocemente aggredito i quattro frati che cenavano nel refettorio del convento, lasciandoli agonizzanti sul pavimento e provocando loro lesioni gravissime. Un religioso è ancora oggi ricoverato all’Ospedale Mauriziano di Torino.