Raid ecologista allo zoo, strage di animali

Ai Verdi, fossero ambientalisti o animalisti, ormai non glie ne va a segno una. Spariscono dalla scena politica italiana; i ghiacciai, che volevano disciolti, ivi comprese le calotte artiche, entro l’estate aumentano in volume a vista d’occhio; l’Orbiting Carbon Observatory, il satellite lanciato negli spazi siderali per studiare l’effetto serra, dopo 17 minuti di volo precipita in mare (schiantandosi, va da sé). Ora ci si mette anche l’italianissimo Animal Liberation Front del quale un commando, nel corso di una azione «dimostrativa» in quel di Cumiana, tra Torino e Pinerolo, ha pensato bene di lanciare - sempre dimostrativamente, ovvio - venti molotov contro le strutture di uno zoo-parco, lo «Zoom». Risultato, la voliera in fiamme e quaranta uccelli fra poiane, gufi e falchi - gli stessi che il Liberation Front pretendeva fossero rimessi in libertà - finiti arrosto. In fiamme anche un capannone, alcuni uffici e parte della casa del custode. Di quei gaglioffi ora si occuperanno i Carabinieri e la Magistratura ed io mi auguro che ci vada giù, la Magistratura, con mano pesante. Così che la criminale bravata del Liberation Front animalista serva da monito agli ambientalisti tutti che con i loro isterismi, i loro allarmismi, il loro catastrofismo (e le loro molotov, per non parlare, visto com’è finito il satellite Ocb, della iella, del loro potere iettatorio) stando ai fatti arrecano più danni di quanti ne cagionò il buon vecchio Attila. Ce l’hanno nel sangue, di combinare guai. Fu infatti grazie a loro e alla loro rabbiosa campagna, massicciamente sostenuta dal trinariciutismo di sinistra, che passò lo sventurato referendum e che l’Italia chiuse i conti col nucleare. Conti che ora, se non vogliamo precipitare nel Quinto mondo e svenarci per pagare la bolletta energetica, dobbiamo necessariamente riaprire. Come li riapre quel sant’uomo, quel campione del nuovo mondo rispettoso della natura e apostolo del polmone verde che si chiama Barack Obama. E chi non segue Obama, chi non si spella le mani per ogni suo gesto e provvedimento, si sa: è un fascista.
Di che razza siano i componenti del commando dell’Animal Liberation Front non è un mistero. Ecoterroristi, così sono definiti i bombaroli e i dinamitardi Verdi. Anche avvelenatori. Perché anni fa, sotto le feste di Natale, furono proprio quelli dell’Animal Liberation Front a iniettare in un certo numero di panettoni, sostanze topicide. Come atto dimostrativo, va da sé, contro la Nestlè e le multinazionali in genere. Questo, e il nome che si son scelto, lascia intendere che siano nostalgici della guerriglia e che con la scusa della difesa degli animali si divertano a giocare al Che Guevara. Mostrandosi indifferenti - la guerriglia non è un pranzo di gala, diceva Mao - ai danni collaterali; al fuoco amico, dovremmo proprio dire, che giusto ieri ha fatto strage di uccelli. Altra conferma di quella universale verità che vuole la mamma dei fessi sempre incinta.