Raid israeliani su Gaza: 225 vittime Hamas: "Riprendere attentati suicidi"

Circa 30 missili israeliani hanno colpito obiettivi a Gaza City: colpiti basi e impianti militari di Hamas: <strong><a href="/video.pic1?ID=offensiva_israeliana">guarda il filmato</a></strong>. Secondo il direttore del Pronto Soccorso ci sarebbero almeno 225 morti e 600 feriti. Tra le vittime anche il capo della polizia di Hamas, Tawfiq Jabber. Immediata la reazioni dei palestinesi: sparati razzi contro il sud di Israele. Bruxelles: &quot;Cessare subito il fuoco&quot;. E gli Usa: &quot;Evitare vittime civili&quot;

Gaza - Aerei da guerra israeliani ed elicotteri da combattimento hanno attaccato oggi la Striscia di Gaza governata da Hamas, uccidendo almeno 225 persone e facendo 600 feriti, secondo fonti sanitarie, nella giornata più sanguinosa per i palestinesi negli ultimi 20 anni. Militanti palestinesi hanno risposto lanciando missili dal sud di Gaza al di là del confine, uccidendo un israeliano e ferendo alcuni altri, dicono fonti mediche. Denso fumo nero sale da Gaza City, dove i corpi di morti e feriti giacciono per le strade dopo oltre 30 raid aerei che hanno distrutto numerose installazioni della sicurezza, inclusi due palazzi in cui Hamas stava tenendo una cerimonia per nuove reclute. Tra i morti il capo della polizia di Hamas, Tawfiq Jabber, il capo della sicurezza del gruppo islamico e il governatore di Gaza centrale, affermano fonti sanitarie. Al quartier generale della polizia i soccorritori disperati urlano: "Allahu akbar" (Allah è grande, ndr) mentre trasportano morti e feriti. Un uomo gravemente ferito recita a terra versetti del Corano.

Missili su Gaza Intorno alle 11.30 locali (10.30 in Italia) sui cieli di tutta la striscia sono apparse aerei F.16 e elicotteri israeliani che hanno cominciato sistematicamente a colpire basi, arsenali e installazioni di Hamas e delle milizie palestinesi, in gran parte situate nel cuore di aree densamente abitate da civili. Tra le vittime anche il capo della polizia di Hamas, Tawfiq Jabber. Gli scoppi, le colonne di fumo che si sono subito levate in cielo, il crollo degli stabili colpiti, i corpi degli uccisi e dei feriti riversi nelle strade hanno causato grande panico e scene di isteria popolare. Il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, ha detto che per le forze armate "è giunta l’ora di combattere" per porre fine al fuoco di razzi da Gaza sulla popolazione israeliana. "È giunta l’ora di agire. Non permetteremo ai terroristi di colpire i nostri cittadini - ha detto Barak - è giunta l’ora di combattere".

Orrore all'ospedale di Gaza Cadaveri dilaniati e feriti sanguinanti affluiscono nella più totale confusione all’ospedale al Shifa di Gaza dove a centinaia sono venuti ad identificare un morto o a cercare un congiunto dato per disperso dopo i pesanti raid israeliani. Cadaveri e feriti sono giunti ad al Shifa a bordo di ambulanze o, più spesso, di semplici macchine e sono stati trasportati all’interno del nosocomio su barelle o lenzuola trasformate in barelle di fortuna. Poco dopo gli attacchi, l’obitorio è già saturo. Corpi non identificati sono ammassati a terra al pronto soccorso ma anche nei corridoi. Ovunque si sentono i lamenti dei feriti. In alcuni casi, una stessa barella serve a trasportare più corpi. Il pavimento è ricoperto di chiazze di sangue. La maggior parte delle vittime indossa la divisa del servizio di sicurezza del movimento islamico Hamas che controlla Gaza e i cui quartier generali sono stati colpiti dai raid israeliani. Muniti di alto-parlanti, impiegati dell’obitorio chiedono ai parenti riuniti all’ingresso di riconoscere i corpi e di portarseli via. "Mio fratello era ancora vivo mentre lo portavano qui e mi parlava, ma nessuno ha potuto occuparsene ed è morto", racconta in lacrime Ahmad Al Gharabli, a proposito del fratello, Baha, poliziotto di Hamas. Il corpo sanguinante di un altro poliziotto di Hamas, Mohammad Abu Shaabane, è trasportato sulla stessa barella di quello di una bambina di una decina di anni, colpita a morte all’addome. "Non la conosciamo", afferma il fratello del poliziotto, Wissam. Abu Obeida Al Jarah, un capo della polizia che si trovava in uno degli edifici colpiti, è scampato al raid. "Siamo riusciti a uscire e siamo venuti subito qui per identificare i corpi - spiega - è un vero massacro che non rimarrà senza risposta. Il sangue non scorre in vano".  Piedi nudi e velo caduto sulle spalle, Asmaa Abdo, madre di due poliziotti, è accorsa all’ospedale dopo essere stata informata dei raid. "Mi hanno detto che i miei due figli sono morti ma nessuno è in grado di confermarmelo", grida coprendo di ingiurie "gli arabi e Abu Mazen", il presidente dell’Autorità palestinese, esautorato a Gaza da Hamas nel giugno 2007.

La distruzione in città I vetri di decine di case sono andati in frantumi. Un edificio di dieci piani che ospita un’associazione di sostegno ai prigionieri di Hamas è stato completamente distrutto. Bulldozer spostano le macerie mentre i soccorritori cercano i corpi. Cinque cadaveri dilaniati sono stati appena estratti. Nelle strade di Gaza, i minareti di diverse moschee diffondono versetti del Corano in segno di lutto. Donne in lacrime si dirigono a piedi verso l’ospedale di al Shifa. Al Aqsa, la televisione di Hamas, trasmette le immagini di corpi e di membra dilaniati ammassati a terra con la scritta "l’Olocausto continua" all’angolo dello schermo. Uno speaker denuncia il "silenzio" e la "complicità" di alcuni Paesi arabi.

La risposta di Hamas I miliziani palestinesi della Striscia di Gaza hanno sparato diversi razzi contro il sud di Israele, uccidendo una donna nella località di confine di Netivot. Altre quattro persone sono rimaste ferite. In mattinata l’aviazione israeliana ha lanciato una massiccia offensiva contro le basi di Hamas nella Striscia, uccidendo oltre 170 persone. Israele ha decretato lo stato di emergenza nelle comunità israeliane che distano meno di 20 chilometri dalla Striscia di Gaza. Hamas ha minacciato che risponderà con i razzi e con gli attentati suicidi all’offensiva di oggi.

Israele: "L'operazione sarà ampliata" Un portavoce militare israeliano ha detto che l’operazione potrà essere ampliata e approfondita, secondo necessità, e ha detto che sono stati colpiti comandi, basi, arsenali e campi di addestramento di Hamas e delle diverse milizie. Ha affermato che la responsabilità dell’operazione, che mira a tutelare le esigenze di sicurezza di Israele e dei suoi abitanti, ricade "sulle organizzazioni terroristiche" che da tempo hanno costantemente sotto tiro con razzi e mortai la popolazione civile in Israele. Le autorità israeliane hanno dichiarato uno stato di allerta nel sud del paese in previsione di intense cadute di razzi e hanno chiesto alla popolazione di restare in aree protette.

Hamas: "Reagiremo con ogni mezzo" Hamas reagirà "con ogni mezzo" all’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza. È il monito di Moussa Abu Marzouk, voce-capo dell’ufficio politico di Hamas a Damasco. "Difenderemo le nostre donne e i nostri bambini con ogni mezzo necessario", ha detto, secondo quanto riportato dal sito del Jerusalem Post, "tutte le opzioni sono sul tavolo". Hamas e altre organizzazioni palestinesi hanno fatto sapere di aver dato ordine ai miliziani di vendicare i raid israeliani. "È dato ordine a tutti i combattenti - si legge in una nota della Jihad islamica - di rispondere al massacro israeliano".

Peres: "Non entreremo a Gaza" "Israele prenderà tutte le misure necessarie per fermare il fuoco dei razzi" che il movimento Hamas spara verso lo Stato ebraico; ma "non entreremo a Gaza, ci sono altri mezzi. Non ce ne siamo andati da Gaza per tornarci". Così il presidente israeliano Shmoin Peres in una intervista pubblicata oggi dal quotidiano in lingua araba edito a Londra, al-Sharq al-Awsat. Mentre lo Stato ebraico ha scatenato questa mattina una pioggia di fuoco sulla Striscia con una serie di raid che avrebbero colpito i centri della sicurezza di Hamas e ucciso decine di persone, le parole di Peres indicano che Israele non intenderebbe lanciare un’offensiva via terra nel Territorio. Nell’intervista, Peres afferma inoltre che Hamas è direttamente responsabile per la crisi umanitaria ed economica di Gaza e per le "sofferenze" dei palestinesi stretti nella morsa dell’embargo israeliano. "Il problema è che Hamas vorrebbe fare in Cisgiordania quello che ha fatto a Gaza e scatenare un altro golpe; è questo che spaventa gli israeliani", ha detto il presidente spingendosi ad affermare inoltre che "senza Hamas, ora ci sarebbe uno Stato palestinese". L’anziano leader ex laburista predice inoltre che fra tre anni la situazione in Medio oriente sarà molto diversa, perché a suo parere la regione "svolterà verso la pace". E quindi il presidente israeliano non sembra spaventato dalla prospettiva che dalle elezioni di febbraio emerga in Israele un governo guidato dai falchi del Likud e dal presidente del partito di destra, Benjamin Netanyahu. Peres, che appartiene al partito centrista Kadima, si dice fiducioso. "Il popolo israeliano vuole la pace se è convinto che anche l’altra parte la voglia. Israele ha combattuto sette guerre contro gli arabi, e bastano. Quanto a lungo possiamo combattere?".

La preoccupazione dell'Occidente Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha chiesto "la cessazione immediata dei lanci di razzi su Israele e dei bombardamenti israeliani su Gaza". Anche la Russia ha rivolto un appello a Israele perchè sospenda l’uso della forza nella Sriscia di Gaza e al Movimento di Resistenza Islamico, Hamas, di interrompere il lancio di razzi Qassam contro il deserto del Negev. L’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Javier Solana, ha invocato un "cessate il fuoco immediata" nella Striscia di Gaza, dove oggi l’aviazione israeliana ha lanciato una massiccia offensiva contro le installazioni di Hamas. "Siamo preoccupati per la situazione a Gaza", ha detto all’Afp uno dei suoi portavoce. "Chiediamo un cessate il fuoco immediato e chiediamo a tutti di mostrare la più grande moderazione. Bisogna fare il possibile per rinnovare la tregua", ha aggiunto. Dalla casa bianca arriva un monito a Israele perche eviti vittime tra i civili; e ad Hamas perchè interrompa il lancio di razzi e le attività terroristiche se vuole giocare un ruolo nel futuro dei palestinesi.

Iran invierà aiuti di Stato L’Iran manderà oggi la sua prima nave con aiuti destinati alla Striscia di Gaza malgrado il blocco navale israeliano sul territorio controllato da Hamas. Israele pattuglia le acque costiere intorno a Gaza e accusa l’Iran, che rifiuta di riconoscere l’esistenza di Israele, di rifornire Hamas con armi. Teheran smentisce, affermando di voler provvedere esclusivamente al supporto morale di Hamas. "A dispetto del blocco del regime sionista, la nave di aiuti iraniani partirà oggi e arriverà in 12 giorni in Palestina", ha detto la televisione, aggiungendo che saranno a bordo 12 dottori iraniani e uomini addestrati per il soccorso, e che il cargo conterrà "più di 2mila tonnellate di cibo, medicine e apparecchiature". All’inizio di questo mese lo stato ebraico aveva fatto rientrare una nave libica che cercava di trasportare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, mentre in precedenza lo aveva consentito a diverse navi partite da Cipro.