Raid nella notte: svastiche e offese sulla libreria gay

Scoperte al mattino dal titolare: «Fatto grave, siamo amareggiati» Parole di solidarietà dalle istituzioni

Ieri sera, all’una in punto, sulla pista della discoteca «Kitschme!» (ex Divina) di via Molino delle Armi, hanno lanciato un urlo di rabbia contro il presente, il passato recentissimo e, naturalmente, il futuro. «Perché quello che hanno fatto a noi è grave e non si può stigmatizzare parlando di ragazzata, ma non è nemmeno paragonabile a quanto accaduto l’altroieri a Torino dove un 16enne si è tolto la vita perché accusato dai compagni di scuola di essere gay» spiega amareggiato Rolando Canzano, 34 anni, titolare dell’accogliente libreria «Babele» di via San Nicolao, tra corso Magenta e piazzale Cadorna, nota per promuovere, seppure non con ostentazione, la cultura omosessuale. Ieri mattina alle 10 Andrea, un dipendente del negozio, all’apertura, ha trovato ad attenderlo una sorpresa molto poco gradita: sulle due vetrine e sulla porta c’erano delle scritte di chiara matrice omofoba, contornate da delle svastiche e fatte con lo spray nero. «Gay pedofili», «Froci al muro», «Gay raus» e «Imma Battaglia t....», un insulto diretto alla presidente di «Dì Gay Project», la onlus romana che si oppone a ogni forma di discriminazione nei confronti delle minoranze etniche, religiose e di orientamento sessuale. Accanto alle scritte e alle svastiche, una croce celtica e una firma inconfondibile: Fn, Forza Nuova. Sul posto, infatti, poco dopo è arrivata anche la Digos.
«La sera prima abbiamo chiuso, come al solito, alle 19, ma siamo usciti di qui alle 22.30 - ricorda Canzano -. A quell’ora, di scritte non ce n’erano. Stamattina, poi, quando la notizia si è diffusa, abbiamo ricevuto valanghe di mail di solidarietà. La gente sa che, seppure qui venga promossa la cultura gay, non è mai stato fatto nulla in maniera smaccata: questa è innanzitutto un’attività commerciale, non certo un club. Abbiamo aperto nell’88 in via Sammartini e da sei anni siamo qui. Mai avuto problemi...».
Il telefono della libreria, infatti, suona senza sosta. Chiamano tutti. C’è chi, con sbigottimento, vuole accertarsi che sia tutto vero, chi offre la propria totale comprensione. Anche il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri manifesta tutta la sua solidarietà. «Sono gesti gravi e incomprensibili - ha detto a Canzano - che esulano dal fatto di essere gay o etero». Lamentele anche all'Arcigay di via Bezzecca. Dove, negli ultimi tempi, i muri sono stati ricoperti di scritte e insulti. Che ciclicamente ricompaiono sui palazzi limitrofi.
Duro l’onorevole dell’Ulivo Franco Grillini. «Così come qualche giorno fa è stata espressa molta solidarietà, tra cui quella dell'Arcigay, al presidente della Cei per la scritta sulla cattedrale di Genova, ora ci aspettiamo altrettanta indignazione per le scritte ancora più offensive sulle vetrine della libreria Babele».