Raid nella sede del Forum delle comunità

Omar Sherif H. Rida

Venerdì scorso il «Forum delle comunità straniere in Italia» aveva denunciato il tentativo in corso da parte della sinistra capitolina di strumentalizzare le elezioni per il rinnovo dei consiglieri comunali aggiunti - previste per domenica prossima - «sponsorizzando» politicamente 12 dei 41 candidati con tanto di simboli di Ulivo, Ds o Dl in bella mostra sui volantini elettorali. Un j’accuse, quello della presidente Loretta Caponi, cui solo il Giornale aveva dato risalto e che evidentemente qualcuno non ha gradito, decidendo di passare rapidamente dalle parole ai fatti. Così, nella notte tra domenica e lunedì scorsi, ignoti sono penetrati nella sede del Forum, in via Santa Croce in Gerusalemme, rompendo porte e vetri e devastando la stanza d’ingresso e un altro ufficio.
Un grave episodio d’intolleranza subito denunciato e che già lunedì aveva condotto l’associazione che rappresenta ben 27 comunità straniere a chiedere l’intervento del sindaco Veltroni, affinché pronunciasse «un appello per lo svolgimento civile e democratico delle elezioni dei rappresentanti degli immigrati al Comune». E il Campidoglio ha risposto così come ha fatto quando, a inizio novembre, il Forum aveva chiesto un contributo di 5mila euro per la campagna elettorale: con il silenzio più assoluto. A distanza di tre giorni dall’accaduto non una parola di condanna né un gesto di solidarietà, nonostante in altre sedi proseguano le iniziative istituzionali per propagandare il voto di domenica: l’ultima martedì in aula Giulio Cesare, dove il presidente del consiglio comunale, Mirko Coratti, e l’assessore alla Scuola, Maria Coscia, hanno incontrato i candidati degli stranieri. E praticamente deserta è andata anche la conferenza stampa convocata ieri dalla Onlus nonostante l’invito a partecipare fosse stato esteso a quotidiani, agenzie e gruppi consiliari. Un incontro voluto dalla Caponi per ribadire «l’impegno per una rappresentanza degli immigrati non asservita a partiti italiani e stranieri, e per richiedere al Comune una conduzione trasparente e democratica della campagna elettorale». Obiettivo arduo quest’ultimo, per un appuntamento ormai avvelenato dall’ingerenza dei partiti della maggioranza e dai relativi contrasti nati tra i candidati «indipendenti» e quelli appoggiati politicamente (che hanno goduto di più visibilità, volantini gratis, aiuti nell’invio del materiale elettorale, eccetera).
«Il fatto che non sia stato rubato nulla - spiega la Caponi tornando sull’episodio di domenica notte - testimonia come il blitz sia stato un vero e proprio atto d’intimidazione nei nostri confronti: forse diamo fastidio per la nostra autonomia. E comunque trovo assurdo che Veltroni non faccia nulla per denunciare questo pesante clima d’intimidazione». Poi una battuta sibillina sui presunti responsabili dell’attacco notturno: «Nell’ambiente dell’immigrazione le notizie circolano velocemente e non credo che ci vorrà molto per scoprire i colpevoli. Certo - aggiunge la presidente del Forum - che se scoprissimo che si tratta di uno dei quattro futuri consiglieri aggiunti, non esiteremmo a chiederne le immediate dimissioni e a farne la nostra battaglia per i prossimi anni». Parole dure, che introducono quelle di rinnovata condanna «a chi ha voluto strumentalizzare questo voto condizionandolo alla radice, a chi ha detto a qualche candidato che «per stare con noi dovete pensare e parlare con la testa del partito». E pensare che proprio un candidato venerdì spiegava che «sì, ho le mie idee politiche e quindi le esprimo così, ma rappresento solo la mia comunità».