Raid pachistano fa 83 morti ma manca Zawahiri

Fausto Biloslavo

I pachistani hanno raso al suolo una scuola coranica che era diventata una base di addestramento per i miliziani legati ai talebani e ad Al Qaida, ma al raid sarebbe scampato ancora una volta Ayman al Zawahiri, il braccio destro di Osama bin Laden. Il bilancio dell’attacco con gli elicotteri è di 83 vittime, compreso il responsabile della madrassa, “protettore” di Al Zawahiri.
L’attacco è scattato all’alba di ieri contro la madrassa di Chenagai, dieci chilometri a nord di Khar, la principale città della regione tribale di Bajaur, nel nord est del Pakistan a ridosso della frontiera con l’Afghanistan. Non a caso l’area si trova di fronte alla provincia afghana di Kunar, la più infiltrata da cellule terroriste di Al Qaida provenienti dal Pakistan. Almeno tre elicotteri d’attacco al suolo Apache hanno scaraventato una valanga di missili sull’obiettivo, una possente costruzione in muratura di cui sono rimaste solo macerie. La forma inconfondibile degli Apache, di fabbricazione americana, ha fatto pensare agli abitanti del luogo che si trattasse di una missione Usa proveniente dall’Afghanistan. Invece l’attacco è stato rivendicato come un successo dal generale Shaukat Sultan, portavoce delle forze armate pachistane.
I servizi di informazione di Islamabad avevano segnalato che nella madrassa si trovavano «da 70 a 80 miscredenti, compresi alcuni stranieri», impegnati in attività di addestramento militare. I frequentatori della madrassa sono stati sorpresi nel sonno o durante le abluzioni che precedono la prima preghiera musulmana del mattino. Fra le vittime c’è anche maulana Liaqat Ullah Hussein, un noto esponente religioso dell’area tribale, che faceva parte di un gruppo di preti islamici filotalebani. Non solo: Liaqat Ullah era vicino ad Al Zawahiri, il medico egiziano braccio destro di Osama bin Laden. Secondo indiscrezioni dei servizi pachistani raccolte dalla Tv americana AbcNews il vero obiettivo dell’attacco doveva essere proprio il numero due di Al Qaida, ma sembra che ancora una volta l’abbia scampata.
Secondo l’Abc un aereo Predator americano, senza pilota, aveva fotografato la zona della madrassa individuando il pezzo grosso di Al Qaida. Inoltre il raid è scattato due giorni dopo che tremila militanti islamici avevano organizzato un corteo nella vicina città di Khar inneggiando a Bin Laden. Nelle ultime settimane il governo di Islamabad, che mantiene le sue truppe ai confini dell’area tribale, cercava di convincere gli anziani dei villaggi ad accettare un piano di pace, che imponeva l’espulsione dei terroristi di Al Qaida e l’abbandono da parte dei talebani dei campi di addestramento e delle infiltrazioni in Afghanistan. Un accordo simile era già stato firmato in settembre nella regione tribale del Waziristan, ma gli attacchi dei talebani oltre confine sono addirittura triplicati.
Alcuni esponenti islamici hanno denunciato che il raid ha causato la morte di bambini innocenti che studiavano il Corano e un ministro della provincia autonoma del Nord Est, dove si trovano le aree tribali, si è dimesso per protesta. Maulana Faqir Mohammed, un comandante locale, ha spiegato che le vittime erano studenti islamici dai 15 ai 25 anni. Subito dopo, arringando la folla raccolta per il funerale, compresi numerosi armati con il volto mascherato, ha esordito così: «Che Allah protegga lo sceicco Osama - riferendosi a Bin Laden - che Allah protegga il mullah Omar!». Un migliaio di persone ha risposto in coro urlando «Abbasso l’America, abbasso Bush, abbasso Musharraf!». In questo clima, è stato annunciato l’annullamento della visita, prevista per oggi, del principe Carlo, erede al trono britannico, a Peshawar, capoluogo di una delle regioni più integraliste del Pakistan.
Quella compiuta dai pachistani non è stata l’unica strage di miliziani islamici ieri. In combattimenti nel distretto di Dayshopan (provincia di Zabul, sud dell’Afghanistan) truppe Usa incluse nella forza Nato hanno ucciso 55 ribelli e ne hanno feriti venti. Ha perso la vita un solo militare Nato.